Non solo Juve: le squadre d'attacco della storia

Serie A

Vanni Spinella

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Allegri l'ha rifatto: contro il Milan tutti gli attaccanti in campo dal primo minuto in un 4-2-3-1 che riporta alla memoria le soluzioni adottate da grandissime squadre del passato. Moduli sulla carta spregiudicati che però, in campo, funzionavano  

L’illuminazione improvvisa una sera di gennaio. Poi Max Allegri si prese la classica notte di riflessione e dopo averci dormito su varò la “Juventus 5 stelle”. Un successo: tutti i giocatori d’attacco schierati insieme, il modulo che si adatta agli uomini (e non viceversa) per permettere una convivenza sulla carta difficile anche solo da immaginare. Un successo: 2-0 in scioltezza alla Lazio ed esperimento ripetuto con il Milan in Coppa Italia. Segno che qui, forse, siamo di fronte a qualcosa di più di una trovata estemporanea.

Ad Allegri è piaciuta la propensione al sacrificio di Mandzukic (avreste mai detto che potesse giocare come un uomo di fascia?), sa che Dybala può essere più pericoloso partendo qualche metro indietro, non può rinunciare alla corsa e ai cross di Cuadrado sulla destra né tanto meno alla presenza di Higuain come uomo d’area. Il 4-2-3-1, con la ciliegina di Pjanic in mediana a orchestrare, permette di avere tutto ciò. Semplice, no?

La storia delle idee del calcio è piena di trovate del genere: lampi di genio che hanno svegliato nel cuore della notte allenatori con problemi di abbondanza di talento. E allora, di fronte al dilemma su chi tenere fuori, vince la scelta di non scegliere e trovare un modo per far convivere tutti.

Idea brasiliana - Lo fece il Brasile, e chi altri sennò, prima di tutti. Senza tornare a quello che nel 1970 stravinse il Mondiale con 5 numeri 10 in campo, la Seleçao che Pablito Rossi fece piangere al Mundial schierava contemporaneamente Socrates, Falcao, Zico, Eder e di punta doveva accontentarsi di Serginho. Tanto per dire: uno come Leo Junior, che in Italia si affermerà come uno dei migliori pensatori del campionato, faceva il terzino.

Le regole della Casa Blanca - Lo rifece il Real Madrid vincitore della Champions nel 2002, che in finale si presentò con un 4-1-3-2 che consentiva a Del Bosque di mandare in campo Figo-Zidane-Solari a supporto di Morientes-Raul. E pazienza se, di fronte a tanto bagliore, spesso la storia si dimentica di chi sorreggeva tutta la baracca nell’ombra, quell’irrinunciabile Makelele che correva per quattro ma che quando si traduce il modulo in numeri diventa un “1”. Nell'anno della Decima (2014), poi, ci risiamo, con Ancelotti che accontenta Florentino Perez inventando il modo di dare una maglia da titolare a Bale, Benzema, Cristiano Ronaldo, Di Maria e Modric.

Le forme di Carletto - Se il Real ha fatto del gioco all’attacco e del collezionismo di fenomeni una filosofia, in Italia il Milan degli anni berlusconiani non è stato da meno. Nel 2003 ad Ancelotti (sempre lui, povero!) arrivò un diktat presidenziale che gli intimava di trovare l’incastro giusto per far coesistere Pirlo, Rui Costa, Seedorf, Inzaghi e Shevchenko. Carletto rigirò un po’ il cubo di Rubik tra le mani e alla fine ne ricavò un rombo, a centrocampo. In quel 4-3-1-2 gli unici piedi che stonavano erano quelli di Gattuso, lo scudiero dei campioni.

Il genio di Leonardo - Anni dopo, stagione 2009-2010, Leonardo ideò quasi per caso il “4-2-fantasia”. Cercava di compattare il Milan in un 4-4-2 per dare stabilità alla squadra e alla fine, con un paio di sostituzioni, si ritrovò tra le mani un instabilissimo quanto letale modulo “brasiliano” (l’ispirazione è sempre la Seleçao ’82 di Telě Santana) con Seedorf, Pato, Ronaldinho e Inzaghi (o Borriello) a spaventare le difese avversarie.

Samuel the Wall - Nella stessa stagione, intanto, un certo José Mourinho a cui danno del difensivista convince l’ex-capocannoniere della Liga Eto’o a fare “il terzino” per lasciare il palcoscenico dell’area di rigore a Milito. “Fammi la fascia e io ti darò la Champions”, disse Mou. Eto’o obbedisce, fa un anno da soldatino (“solo” 12 gol in campionato, in quella stagione) e alla fine il suo sacrificio entra nella storia, perché ancora oggi a San Siro ricordano l’applicazione con cui si destreggiava da esterno.

La stessa che abbiamo rivisto nel Mandzukic che insegue avversari in scivolata o nell’Higuain che va a recuperarsi un pallone nella propria area con una caparbia azione che strappa applausi allo Stadium. Messaggio chiaro ad Allegri: continua a non scegliere, al resto pensiamo noi.

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