Allegria, balli e gol pesanti: Juve al "Cuadrado"

Serie A

Arrivò a Udine come terzino: "Di tattica non capivo niente, poi faceva troppo freddo! Io in Colombia conoscevo solo l'estate". Ora è fondamentale nel 4-2-3-1 di Allegri. Così in esclusiva su Sky Sport: "Questo modulo mi piace, gioco anche di più". Nel mondo dell'esterno, una storia decisiva

Il suo nome è bello lungo, tipico sudamericano: "Juan Guillermo Cuadrado Bello". E se lo scomponi viene fuori tutta la sua storia: Juan è il nome, fino a lì ci siamo. "Bello" è il cognome della madre, mentre "Guillermo Cuadrado" è quello del padre. Tasto dolente, è morto quando Juan aveva appena cinque anni. Momenti difficili: "Ma ho imparato ad affidarmi al sorriso anche in queste situazioni, l'allegria è una ricchezza, anche se non sempre viene capita. O magari confusa". Stile di vita, sì. Perché Cuadrado è così, sempre col buon umore. Sorride, segna, poi balla. Inter docet. Treccine e un po' di danza, va così. Fin dai tempi di Lecce, ormai cinque anni fa, quando Juan organizzava una serie di feste  insieme all'amico Muriel. 

Toda la gloria y honra para ti mi buen Dios 🙏🏾 grande #juve #finoallafine avanti cosí ⚽

Una foto pubblicata da Juan Cuadrado (@cuadrado) in data:

Cuadrado uomo della svolta - Non solo danza, Cuadrado vive anche di (bei) gol. Soprattutto decisivi, tipo la sassata contro i nerazzurri Un missile terra-rete che manda la Juve ancora più su, al "Cuadrado". Cinica, capace di soffrire. Ma che alla fine sorride sempre, proprio come Juan. Semplicemente l'uomo della svolta. Parola ai numeri: gol decisivo contro il Lione in Champions League; prima rete in bianconero contro il Toro. Nel derby, allo scadere. Poi l'assist a Morata in finale di Coppa Italia. Infine, l ritorno alla Juve e... l'Inter. "Finalmente, era da un po' che volevo segnare". Quasi un anno, ora può dare una spinta in più. Ruolo? Esterno d'attacco, chiaro e semplice. Corre tanto e dribbla ancor di più. Devastante in campo aperto, quando parte non lo prendi mai. Come da bambino: "Già a sei anni correva più degli altri". Parola di mamma, sbagliare non si può. Allegri in visibilio, ha capito che le strigliate e volte servono (vedi la scena col Man City): "Cuadrado è fondamentale!". Garanzia nel nuovo 4-2-3-1, tre vittorie di fila per la Juventus: "Modulo di Allegri? A me piace perché così gioco di più". Come dargli torto.

Feliz cumple princesa hermosa que puedas cumplir cada sueño y propósito que Dios tiene para ti te amo ❤️10 años 🎂🎁🎉🎈

Una foto pubblicata da Juan Cuadrado (@cuadrado) in data:

"Che freddo a Udine, di tattica non capivo niente..." - In principio fu l'Udinese ad aprirgli le porte della Serie A. Pensa, faceva il terzino. E che disastro con le diagonali difensive:"Di tattica non capivo niente, in Colombia era diverso giocare in difesa". Ma va? Indisciplinato, acerbo. Prime difficoltà: "Sono stati giorni molto duri, ero solo un ragazzo, sono stato sei mesi ad allenarmi senza giocare. E mamma mia che freddo a Udine! Io in Colombia conoscevo solo l'estate...". Meglio la Puglia. Tappa a Lecce e prime folate di quel Cuadrado che sarà, letale e dribblomane. Rapido. Poi la Fiorentina per il grande salto e farsi apprezzare: 106 presenze in 2 anni e mezzo, 26 gol. Rinascimento? Quello lo lasciamo alla città, piuttosto consacrazione. Maturità. Montella ne intuisce subito le qualità e lo lascia libero di agire. Di spaziare, pungere. Per tutti è la Vespa: "Il soprannome me l'ha dato Toni!". Sorrisi e reggaeton, sua passione da sempre: "In Nazionale segniamo solo per poter ballare il ballo che abbiamo provato"

Italia, andata e ritorno - Nel privato è il classico bravo ragazzo: casa, famiglia, moglie, mamma, sorellina. Ha anche una fondazione tutta sua - la Fundación Juan Cuadrado - che si occupa di togliere i bambini dalla strada e metterli a giocare. Non solo calcio però: "Abbiamo anche una scuola di teatro, una di musica, l'idea è quella di trasformare i piccoli attraverso valori umani". Chapeau. Dalla Fiorentina alla Premier, poi. Al Chelsea le cose non vanno bene. Forse quel freddo "che non gli piace". Forse l'intransigenza dello Special One a metterlo in difficoltà. Forse un po'di nostalgia. Una serie di elementi, tant'è che dopo sei mesi torna in Italia con la Juve: "Volevo la Serie A, non vedevo l'ora". Storia nota. Storia vincente. Storia decisiva.

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