I 50 motivi per cui tutti amano Roby Baggio

Serie A

Vanni Spinella

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Le punizioni, gli infortuni, i gol alla Nigeria, il Maestro Ikeda, gli scherzi, gli allenatori e i professori. Cinquant'anni di Baggio riassunti in 50 ragioni per cui è impossibile non volergli bene

Chi per un gol, chi per una giocata, chi per un ricordo che lo riporta indietro nel tempo. Tutti abbiamo almeno un motivo per amare Roberto Baggio. Questi sono solo i primi 50 che ci vengono in mente.

1. Perché ha cambiato tante maglie, ma non ha mai illuso nessuno dicendo di essere approdato nella squadra per cui tifava da bambino. “Al massimo, quando ero piccolo, tifavo Vicenza. Ma la mia squadra del cuore resta il Boca Juniors”.

2. Perché è entrato nel mito con un rigore nemmeno decisivo (se anche avesse segnato poi il Brasile avrebbe avuto il match-ball, ma pochi lo ricordano). Nel “mito” inteso così come lo intende Barthes (saggista, da non confondere con Barthez, portiere), e cioè “l’apparentemente futile che diventa linguaggio comune”, comunicazione, cultura. Alla portata di tutti perché raggiunge tutti.

3. Perché, per ridirla in parole povere, quel rigore è una delle tre “immagini di calcio” che anche una mamma che non sa nulla di pallone saprebbe citare, insieme alla “mano di Maradona” e alla rovesciata di Pelè, che però era in un film…

4. Perché Baggio quel rigore l’ha ritirato mille volte, dopo Pasadena. “In sogno, nel corridoio di casa, perfino in televisione”, disse. Ci fecero anche uno spot. E tutte le volte la palla entrava.

5. Perché Andreina è la sua compagna da quando avevano 15 anni. Timida, quasi invisibile come lui. Altro che wags…

6. Perché, raccontò, “prima del Mondiale ero in ritiro a Carnago e uscivo dalla camera soprattutto per telefonare a mia moglie per sapere come stava Mattia, che era appena nato. Quando una volta Andreina mi ha detto che il piccolo aveva dormito undici ore di fila, ho pensato: ‘Ha già capito tutto della vita’”. D’altra parte, Baggio non ha mai nascosto le sue passioni: dormire davanti al caminetto acceso e guardare un cartone Disney sul divano con la famiglia. Altro che Playstation…

7. Perché come disse Mazzone “giocargli accanto non è facile perché lui ha un linguaggio altamente superiore, ma ha anche la forza di non parlare la perfetta lingua italiana. Se c’è da parlare in dialetto lui parla in dialetto perché quello serve ai suoi compagni”.

8. Perché ha fatto segnare Borgonovo, Schillaci, Vialli, Ravanelli, Weah, Andersson, Zamorano, Ronaldo, Vieri, Toni... Italiano o dialetto, bastava avere pazienza e la palla giusta prima o poi te l’avrebbe messa lui.

9. Perché quel gol alla Juventus era difficile anche solo pensarlo. Scatto verso Van der Sar, un’occhiata al cielo da cui sta piovendo il pallone, poi lo stop orientato che è insieme dribbling al portiere e mezzo gol. Il lancio era di Andrea Pirlo. Ecco, quei due sì che parlavano la stessa lingua.

10. Perché è stato un po’ di tutti. Un ex di Juventus, Milan e Inter amato da chiunque, tifosi e avversari.

11. Perché è stato Raffaello, Divin Codino, Coniglio Bagnato, ma il suo soprannome preferito è un altro, dialettale, inventato da alcuni suoi amici: “El Cioso”, che sarebbe il nome di un’anatra.

12. Perché “l’anatra è l’animale che più mi affascina. Io stesso mi sento un’anatra maschio e forse lo sono stato in una delle mie vite passate”. Noi siamo certi che avrebbe incantato anche con i piedi palmati.

13. Perché quella maglia Azzurra della nazionale con il numero 10 e il codino che copre in parte il nome “R.Baggio”…

14. Perché quelle telecronache di Pizzul a Usa ’94, chi se le scorda? “Dino-Roberto-Dino”. Non c’era nemmeno bisogno di specificare il cognome (e questo è anche un motivo per amare Pizzul).

15. Perché il suo primo gol in A è una sorta di investitura. Gioca contro il Napoli che festeggia lo scudetto e segna su punizione la rete del pareggio, con cui salva la Fiorentina. Ad ammirare quella punizione, tra gli avversari, con il 10 sulle spalle c’era Maradona.

16. Perché a ripensarci, anni dopo, Ancelotti si diede del “pazzo” per aver detto di no al suo acquisto. Allenava il Parma, c’era già l’accordo su tutto e lui mise il veto perché non se la sentiva di alterare il suo 4-4-2 per far posto alla fantasia di Baggio. Aver ammesso l’errore dimostra la grandezza dell’uomo Carletto.

17. Perché, a proposito di pazzie, come non citare il “Ma questo è matto” detto in mondovisione a Sacchi (maestro di Ancelotti, tra l’altro) al momento della sostituzione contro la Norvegia. Anche Baggio se ne pentirà: vale il discorso fatto tre righe sopra.

18. Perché quel quasi-gol contro la Francia, nel 1998… Dite che a quest’ora avremmo un Mondiale in più?

19. Perché tutti ancora oggi ripensiamo con nostalgia a quelle “Notti magiche” del 1990.

20. Perché ha indossato anche la maglia della Sampdoria, ma solo per gioco, su una famosa copertina del Guerin Sportivo del 1990 in cui 7 tra gli azzurri che andranno al Mondiale comparivano con le maglie “scambiate”: Baggio in blucerchiato accanto a Vialli con la maglia del Napoli, Bergomi in rossonero e Franco Baresi interista.

21. Perché “Quel Mondiale l’avrei vinto o perso all’ultimo secondo. Me l’aveva detto il mio Maestro spirituale, Daisaku Ikeda, e lui era uno che non poteva sbagliare”. Adesso, signor Ikeda, con tutto il rispetto: ma non poteva dirgli anche di tenerla bassa?

22. Perché provateci voi a tornare sul dischetto un Mondiale dopo.

23. Perché si capiva già dalle giovanili di fronte a quale prodigio ci si trovasse. Dalle sue parti ancora raccontano di quando in un campionato provinciale con il Caldogno fece più di 50 gol in 20 partite.

24. Perché poi, in carriera, ne ha fatti 291 in 643 partite con i club e 27 in 56 presenze con la nazionale. Impressionante.

25. Perché ha vinto poco, per quello che è stato: due scudetti, una Coppa Uefa, una Coppa Italia e il Pallone d’Oro. E la cosa non fa che alimentarne il mito.

26. Perché pagheremmo per aver assistito a questa scena: “Una volta, in ritiro, in una delle prime partitelle, faccio un lancio smarcante di 40 metri a Vieri. Bobo segna, lui si gira e dall’area di rigore mi fa un applauso. Anche Panucci mi fa i complimenti”. Lippi non la prese bene e iniziò a urlare: “Vieri, Panucci, ma che cazzo fate? Credete di essere a teatro?”. Pagheremmo, e probabilmente avremmo applaudito anche noi.

27. Perché le punizioni alla Baggio sono una delle cose che fanno innamorare del calcio.

28. Perché nel 1994 i ragazzini si facevano crescere il codino.

29. Perché è il sesto di otto fratelli, con papà Florindo che per ogni figlio maschio trovava un idolo personale da onorare. Lui si chiama Roberto in onore di Boninsegna e Bettega, Eddy (anche lui calciatore) è un omaggio a Merckx, Giorgio è un tributo a Chinaglia, Walter si chiama così perché quello era il nome di Speggiorin, un’ala del Vicenza.

30. Perché su di lui hanno scritto libri, poesie, canzoni e opere teatrali. E poi compare in “Holly e Benji” (nella serie “Captain Tsubasa World Youth)

Un ragazzo infastidito dalla calca in aeroporto decide di farsi largo tra la folla a suon di pallonate. Per fortuna però c’è… Roberto Baggio!

31. Perché i 76 giorni che impiegò per tornare in campo dopo l’ennesima operazione (rottura del crociato del ginocchio sinistro con lesione del menisco) sognando di partecipare al Mondiale in Corea e Giappone sono un mistero anche per la scienza.

32. Perché compare in una delle ormai mitiche sigle di “Mai dire gol”, quelle in cui i giocatori stavano al gioco e mostravano il loro lato più divertente. Baggio è un violinista nell’orchestra in cui i “tre tenores” Aldo, Giovanni e Giacomo ballano la macarena sulle note di “Viva viva il goleador”.

33. Perché è stato anche a Sanremo, nel 2013. Ma non cantò. Lesse una lettera rivolta ai giovani, parlando di passione, gioia, coraggio, successo e sacrificio, “che vi assicuro non è una brutta parola”.

34. Perché “non hanno mai saputo che io tutta la mia carriera da professionista l’ho giocata con una gamba e mezza”. Primo grave infortunio a 18 anni (menisco e crociato) con “i professori che guardavano il mio ginocchio, scuotevano la testa e dicevano che era molto difficile che io tornassi a giocare a calcio”. Sarà operato per sei volte alle ginocchia, 4 al destro e due al sinistro, e per 6 volte tornerà a giocare a calcio.

35. Perché il suo addio al calcio, per lui, fu una liberazione. “Quando giocavo nel Brescia, finita la partita, per due giorni faticavo a camminare. Quando tornavo a casa non riuscivo a scendere dall’auto, dovevo prima far uscire una gamba, appoggiarmi alla portiera e poi tirarmi su. E la domenica successiva giocavo. Imbottito di Aulin, ma giocavo”.

36. Perché quella sciarpa viola raccolta da terra, quel rigore non tirato… Una partita che è da sola il copione di un film.

37. Perché, parole sue, “il calcio è i calciatori. Certo, un allenatore può tirare fuori le qualità di un giocatore ma, alla fine, conta chi para, fa un lancio, tira in porta”.

38. Perché si è scontrato e ha litigato con i 4 più grandi allenatori della sua epoca: Sacchi, Capello, Trapattoni, Lippi. Ma la gente ha sempre scelto lui.

39. Perché nessun giocatore azzurro ha segnato in tre edizioni diverse dei Mondiali: 1990, 1994, 1998. Non è fantascienza pensare che sarebbero potute essere quattro.

40. Perché come saltava lui il portiere... Ma oggi non si usa più?

41. Perché chissà cosa sarebbe stato con un paio di ginocchia. E chissà quante volte se lo sarà chiesto lui, che di sé diceva: “Se giocassi le partite solo quando mi sento al cento per cento, ne giocherei tre all’anno”.

42. Perché, oltre agli allenatori, anche i giornalisti non gli andavano a genio: “Mi hanno fatto quasi sempre domande banali e mi hanno tradito troppe volte”.

43. Perché a completare il podio ci pensano i professori. All’esame di terza media la professoressa di italiano si prese una rivincita con una perfida domanda: “Fammi l’analisi logica di questa frase: ‘So che tu sei un bravo calciatore’”. Lui rispose, senza... dribblare la domanda.

44. Perché non amava studiare e a scuola non andava bene. Un giorno un professore disse a suo padre: “Se i libri fossero rotondi, insegnerebbe anche a noi”.

45. Perché è sempre stato un mago degli scherzi. Nella bassa Lomellina c’è un ragazzo che consegna casse di acqua minerale che tenta ancora di riprendersi dopo essere entrato in un ristorante anni fa e aver visto il Divin Codino, Dino Baggio e Peruzzi in tenuta da garzoni aiutarlo nelle operazioni di scarico. Geniale l’uscita del proprietario del ristorante, amico di Baggio, di fronte all’attonita vittima: “Sa com’è, di questi tempi gli stipendi dei calciatori sono quello che sono e alcuni di loro arrotondano. Questi fanno qualche lavoretto per me”.

46. Perché quei due gol contro la Nigeria quando stavamo quasi per spegnere la tv…

47. Perché quello spiraglio in cui ha infilato la palla contro la Spagna…

48. Perché la doppietta in 5’, in semifinale alla Bulgaria…

49. Perché provateci voi a scegliere il suo gol più bello. Tanti dicono la discesa contro la Cecoslovacchia a Italia ‘90, altri la serpentina contro il Napoli con la maglia della Fiorentina. Lui disse che il suo preferito è il pallonetto segnato con il Brescia nel 2003, contro l’Atalanta.

50. Perché aveva ragione Lucio Dalla: “A veder giocare Baggio ci si sente bambini... Baggio è l'impossibile che diventa possibile, una nevicata che scende giù da una porta aperta nel cielo”.

Nel video, alla posizione numero 5, il gol che Baggio ha indicato come il suo più bello

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