Napoli, Mertens: la consacrazione di un ruolo. Ecco perché Dries aveva bisogno del Paragone

Serie A

Massimo Corcione

Trentatré anni dopo è arrivato un gol, lo stesso gol, alla stessa squadra: la Lazio. Una tentazione troppo facile quella di avvicinare all'Immortale al centravanti per caso che sta facendo sognare un'intera città. Massimo Corcione ci spiega perché è un atto d'amore per Diego e una investitura per Dries

Era inevitabile, non si poteva non giungere all’evocazione dell’Immortale: Mertens aveva bisogno del Paragone, serviva alla consacrazione ufficiale del ruolo fondamentale conquistato nel Napoli entrato nell’era della consapevolezza. Centravanti per caso, perfino Sarri pensa che ha aspettato molto prima di cambiare pelle: oggi sarebbe considerato un Grandissimo e non dovrebbe lottare ancora per un posto fisso in nazionale. Trentatré anni dopo, è arrivato un gol, lo stesso gol, segnato alla medesima squadra, la Lazio: tutto troppo facile, una tentazione troppo forte per non essere raccolta. Il passaparola è partito da quelli che nel 1984 c’erano e non hanno dimenticato: il mito di Maradona si è materializzato immediatamente, senza che fosse necessario che il confronto tra grandi imprese dovesse passare per il cervello.

 

Un atto d’amore verso Diego, un tentativo d’investitura per Mertens, restato il più lucido nel commentare e nell’evitare raffronti e graduatorie: "Più difficile quello di Maradona" e ha chiuso il discorso, ogni parola in più l’avrebbe imbarazzato. Anche il profeta consapevole, Maurizio Sarri, ha scansato il rischio paragoni ("Lasciamo stare Maradona"), offrendo una straordinaria prestazione di saggezza che vale la legittimazione delle aspirazioni napoletane per quell’obiettivo che adesso nessuno vuole più nominare. Quel gol - che gol - d’interno destro, da una posizione dalla quale fatichi a pensare che sia possibile mandare il pallone in rete: un numero d’autore realizzato nel giorno del primo scricchiolio della Juventus, la concomitanza temporale dei due eventi può produrre effetti imprevedibili anche nella solita coppia restata in vetta alla classifica di serie A.

È un messaggio da interpretare: può generare timori supplementari nei campioni d’Italia di lunghissima durata, oppure può regalare loro un senso ulteriore di onnipotenza. Ogni futuro dettaglio verrà letto alla ricerca della soluzione definitiva al grande mistero tricolore. Allegri non finge stupore: lui il Napoli lo teme, da anni lotta per il titolo, non vede differenze. Insomma, viaggiare a fari spenti non si può, se sei là davanti, i riflettori sono tutti puntati su di te; Spalletti e Montella (e perfino Di Francesco che a Roma gestisce una rivoluzione silenziosa) sono più comodi, gestiscono i propri alibi come corazze e studiano formule e alternative in attesa che vengano gli scontri diretti. Nel campionato grandi firme finora è mancato l’effetto sorpresa, quello che spiazza tutti. In cerca di rumori assordanti, abbiamo Mertens e le suggestioni su Maradona. Almeno si vola ad altissima quota.

 

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