Milan, confronto società-Montella dopo il ko con la Samp: ecco cosa c'è dietro le parole di Fassone

Serie A

Stamattina a Milanello la dirigenza rossonera ha incontrato il tecnico e la squadra a margine dell'allenamento. Il confronto arriva a seguito delle parole molto dure dell'a.d. Marco Fassone dopo la sconfitta contro la Sampdoria

La sconfitta contro la Sampdoria non è andata giù alla dirigenza del Milan. Dopo le parole di ieri di Marco Fassone a Sky Sport 24, questa mattina prima dell’allenamento c’è stato un incontro tra Fassone, Massimiliano Mirabelli e l’allenatore Vincenzo Montella. Da quanto è emerso, i toni sono stati quelli utilizzati anche davanti alle telecamere e sono stati ribaditi anche alla squadra. Un ulteriore segnale che la coppia Fassone-Mirabelli vuole lanciare all’allenatore, alla squadra e all’ambiente, che non deve assuefarsi al sesto posto o deve capire che perdere due partite su sei “non deve essere la routine”. Dopo il ko per 2-0 contro la Sampdoria di Giampaolo, l’amministratore delegato dei rossoneri aveva dichiarato che “non dobbiamo perdere contro squadre sulla carta più deboli di noi: la Sampdoria non è dello stesso livello del Milan, ha fatturati e stipendi che sono un terzo dei nostri. Oggi l’atteggiamento non ci è piaciuto e non ha alibi”. Fassone ha poi anche fatto i complimenti all’allenatore della Samp Marco Giampaolo, elogi che potrebbero essere letti come una critica indiretta nei confronti di Montella a seguito della seconda brutta sconfitta consecutiva in trasferta, dopo il 4-1 dell’Olimpico contro la Lazio.

Proprio le parole di Fassone sono state la base di partenza per la discussione tra gli ospiti di Fabio Caressa a Sky Calcio Club: “Leggiamo tra le righe: Fassone ha fatto i complimenti a Giampaolo e quindi implicitamente ha detto che qualcosa non gli era piaciuto del suo allenatore; ha parlato di atteggiamento sbagliato della squadra, ma implicitamente di chi quell’atteggiamento lo ha fatto avere. L’impressione è che Montella sia l’allenatore della vecchia dirigenza, uno che Fassone e Mirabelli hanno trovato ma non hanno scelto. La sua posizione non è in discussione, ma il rapporto può essersi rotto?”. Risponde Massimo Mauro: “Un giocatore si aspetta sempre di essere messo al muro nello spogliatoio, ma se parli così in pubblico dell’allenatore lo delegittimi. Mi sembra l’intervista di un dirigente inesperto, che aprirà una discussione nello spogliatoio che sarebbe interessante sentire, anche con toni più cattivi, ma farla pubblicamente secondo me è stato un gravissimo errore per quanto la prestazione rimanga preoccupante”. In effetti al Marassi il Milan ha chiuso senza tirare neanche una volta nello specchio della porta: non accadeva da agosto 2015 contro la Fiorentina, quando però sulla panchina sedeva Sinisa Mihajlovic.

Dice la sua anche Beppe Bergomi, che getta acqua sul fuoco sul rapporto società-Montella: “La dirigenza vuole portare una nuova mentalità diversa: negli ultimi anni il Milan ha perso tante partite e si era abituato a perdere facendo molto male; il messaggio lanciato da Fassone è che questa cosa deve cambiare. La dirigenza, per quello che sapevo io fino a dieci giorni fa, mi sembra comunque dalla parte di Montella e che ci sia sintonia tra le parti. Ovvio che questa sconfitta bruci per tanti motivi”. Dello stesso avviso anche Luca Marchegiani: “A me sembra che abbia elogiato Giampaolo per non lasciare fuori Montella dalla critica che deve coinvolgere tutta la squadra. L’intento era di dare una svegliata a tutto l’ambiente perché la squadra non sta rendendo per quello che era stata costruita. E credo anche sia giusto farlo adesso, perché la brutta sconfitta contro la Lazio era passata troppo in cavalleria, visto che erano state vinte tutte prime a sono arrivate altre vittorie dopo”.

Secondo Gianluca Vialli invece “abbiamo commesso tutti l’errore di sopravvalutare un po’ il Milan dopo le vittorie in Europa League in cui aveva giocato contro squadre di livello molto basso facendo un figurone. Nei due test di quest’anno contro Lazio e Samp si sono viste le lacune di una squadra che non è ancora matura, che non è capace di superare i momenti difficili e si scioglie dopo il primo errore”. Il Milan in questo campionato non è ancora riuscito a recuperare uno svantaggio e ha dimostrato un minimo di reazione solo dopo il temporaneo pareggio del Cagliari con Joao Pedro, vincendo 2-1 grazie alla punizione di Suso. Per il resto ha conquistato solo due punti in più rispetto allo scorso anno, nel quale dopo sei partite aveva subito una sconfitta simile a quella con la Lazio (4-2 a Napoli), una sorpresa contro una squadra di media classifica come la Samp (0-1 in casa con l’Udinese) e per il resto un pareggio a Firenze e due vittorie contro Torino (3-2 in casa) e Lazio (2-0 a San Siro). Soprattutto, però, c’è da considerare il fatto che il 16 settembre di un anno fa il Milan aveva vinto al Marassi contro la Samp per 1-0 grazie a Carlos Bacca, mentre quest’anno con cinque nuovi innesti da circa 120 milioni non è riuscito a fare risultato contro i blucerchiati (privi peraltro di Schick e Muriel).

La discussione, quindi, si sposta sui limiti tattici della squadra in questo momento. Dice Bergomi: “Montella ha idee, ma certi giocatori come Suso sono più funzionali in un altro tipo di calcio rispetto al 3-5-2 impiegato adesso. Suso ora gioca come seconda punta, ma poi va sempre a cercare la sua mattonella sul centrodestra per rientrare; Calhanoglu e Bonaventura sono stati messi da mezz’ala, ma nessuno dei due sembra adatto a quel ruolo, e lo stesso Bonaventura non sembra lo stesso di prima. I giocatori vanno messi al loro posto per rendere al massimo e c’è bisogno di tempo per trovare la struttura giusta”. Fino ad adesso Montella ha schierato sei formazioni diverse su sei in campionato, passando da due moduli base (4-3-3 e 3-5-2) e due utilizzati durante le partite (4-4-2 e 4-2-3-1) – cosa che evidentemente non aiuta a creare confidenza e continuità tra giocatori che devono imparare a conoscersi quasi da zero. Detto questo, il fatto che siano già stati otto i gol subiti (contro i 7 dello scorso anno) non deve far dormire sonni tranquilli a Montella, visto che gli investimenti fatti su Bonucci, Rodriguez e Musacchio (in panchina a Marassi) avrebbero dovuto aiutare Donnarumma a subire meno gol blindando la difesa. Proprio aver lasciato a riposo tre investimenti importanti come Musacchio, Calhanoglu e André Silva è stato il punto finale sollevato da Fabio Caressa: “La società ha fatto riferimento a certe scelte, come quella di André Silva – che è stato pagato tantissimo – che fa fatica a giocare anche 10 minuti. Con la Samp è uscito Kalinic ed è entrato Cutrone, e io da dirigente direi ‘Ho speso un sacco di soldi per prenderlo, perché non me lo fai vedere?’”. C’è ancora tempo per risistemare la situazione, visto che la zona Champions è distante solamente un punto (tre in caso di vittoria della Roma con la Samp), ma la squadra di Montella è attesa a un immediato riscatto giovedì contro il Rijeka e da una gara importantissima domenica 1 ottobre a San Siro proprio contro la Roma, per non parlare del Derby contro l’Inter dopo la sosta. Due partite cardine per testare le reali ambizioni di questo nuovissimo Milan.

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