Lucescu: "Calhanoglu? Quando gli italiani vedono il 10 si aspettano sempre Platini"

Serie A
Il ct della Turchia Lucescu, foto Getty
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L'attuale ct della Turchia si è soffermato sulla situazione di Calhanoglu al Milan, sottolineando come il problema sia stato quello di scegliere il 10, essendo lui un... numero 8

Una vita a girare per il mondo, saltando da una panchina all’altra con un’idea di calcio che è diventata il suo marchio di fabbrica. La nuova avventura di Mircea Lucescu si chiama Turchia, ct a 72 anni di una Nazionale che non ha centrato l’obiettivo Russia 2018: "Il problema con le nazionali è che non hai tempo di lavorare, devi trovare un gruppo di giocatori abituati a giocare per vincere. Qui ci sono soldi, stadi che in Italia vi sognate, ma pochi calciatori di quel tipo" le parole di Lucescu alla Gazzetta dello Sport. "In patria giocano pochi calciatori turchi, con la federazioni metteremo limitazioni agli stranieri in campionato. Nei paesi dell’Est non si può far senza. E poi Under è un altro problema. Ragazzi come Cenzig, ma anche Emre Mor o Enes Unal vanno all’estero troppo presto. Poi non giocano, e io non posso chiamarli se non giocano. Calhanoglu? Il suo problema è stato scegliere il numero 10, quest’estate: lui è un numero 8, voi italiani quando vedete il 10 vi aspettate sempre Platini. Ricordo tutti quei discorsi su Del Piero 9 e mezzo, figuriamoci Hakan. Lui era perfetto per il campionato tedesco, dove poteva sfruttare grandi spazi, ma in Italia contro le difese chiuse non ha la giocata per cavarsela nello stretto, per inventare. Però ha qualità, chiaro. E di certo non lo aiuta nemmeno la squadra, in questo momento. Tutti nuovi, giovani: giocano male, vedo gran confusione. Però il suo problema è quel 10".

Spalletti l’uomo giusto per l’Inter

Lucescu si sofferma poi sulla cura Spalletti per l’Inter: "Sapevo che Spalletti avrebbe fatto bene. Lo conosco, lui è uno che segue la sua strada e non devia. Sa dare fiducia ai giocatori e soprattutto sa farsi ascoltare. Il problema coi calciatori è che spesso non ascoltano, ma lui ripete le cose finché non ti entrano in testa, che tu lo voglia o no. Ci siamo confrontati tanto quando era allo Zenit. Nell’inverno russo e ucraino c’erano solo due–tre squadre di alto livello con cui fare amichevoli. Loro e il Cska. Ci siamo inventati anche un torneo negli Emirati pur di giocare gare allenanti. Luciano aveva una grande squadra, io i miei bambini brasiliani: lo facevo impazzire quando vincevo. Douglas Costa? In Italia se non spacchi il mondo nelle prime quattro partite poi fatichi a ritrovare fiducia e posto. Lui ha tutto per cambiare le partite: velocità, un gran tiro, cross. Bisogna trovare il modo di inserirlo".

Capitolo Italia

Se la Turchia non andrà in Russia, per l’Italia c’è l’ultima possibilità di staccare un pass per il Mondiale, ma agli azzurri toccherà battere la Svezia: "Vi vedo favoriti – conclude Lucescu - non tanto per questioni strettamente di campo e giocatori, ma di mentalità, tradizione, capacità di dare il meglio in queste gare decisive. Sotto pressione tirate fuori tutto: passate. Non può esserci un Mondiale senza Italia".

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