Serie A, Sarri-Allegri e il dibattito infinito: meglio il bel gioco o il risultato?

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Da un lato Sarri, con la patente del bel gioco e la laurea in estetica, dall’altra Allegri e la sua ossessione per l’albo d’oro. Una discussione che va avanti da oltre un anno, tra frecciatine e punzecchiature. Il duello a distanza, intanto, si rinnova ogni giornata  

Che cosa c’entrano il circo e Dostoevskij? Nell’infinito dibattito sulla bellezza nel calcio c’è posto per entrambi. “Bel gioco” contro “risultato”, estetica contro senso pratico, in Italia – al momento – Napoli contro Juventus e più nello specifico Sarri contro Allegri, con il loro duello a distanza che si rinnova ogni settimana. Al primo abbiamo riconosciuto la patente del bel gioco, al secondo tutti invidiano la concretezza. Loro, intanto, continuano a punzecchiarsi sull’argomento, difendendo ognuno la propria posizione. L’ultimo capitolo della saga l'ha scritto l’allenatore del Napoli dopo la vittoria sul Bologna («Più bravo io o Allegri? A noi piace vincere 3-1, il nostro obiettivo è la bellezza. Ci piace divertire e divertirci»), ma la discussione su cosa sia meglio (giocare maluccio ma vincere o riempire di gioia gli occhi di chi vuole vedere calcio?) e su come sia meglio essere ricordati (si passa alla storia per i titoli o per come si è cambiato il calcio?) ha origine già nella passata stagione.

Lo spettacolo? Al circo

Partiamo dal circo: lo tira in ballo Allegri, quando gli parlano di divertimento. È l’8 aprile 2017, la Juventus ha appena vinto ma non convinto contro il Chievo (2-0) e immediatamente i critici lo fanno notare a Max. «Volete lo spettacolo? Per quello c’è il circo. Qui invece bisogna vincere. Sicuramente noi daremo meno nell’occhio di altre squadre, ma l'importante è arrivare primi in fondo al campionato. Mi viene da sorridere quando sento dire 'quello gioca bene, fa spettacolo'». E ogni riferimento non è puramente casuale.

La bellezza di Dostoevskij

Un paio di settimane più tardi, Sarri ritira nel salone d’Onore del Coni il “Premio Bearzot” assegnato dall’Unione Sportiva Acli con il Patrocinio della Figc. Un riconoscimento personale, e sappiamo quanto conti relativamente vincere “da soli” nel calcio, ma sentite la motivazione con cui la giuria ha deciso di assegnargli la vittoria: «Dostoevskij ha scritto che la bellezza salverà il mondo. Chissà se Maurizio Sarri, uomo di buone letture oltre che grande allenatore, si è ispirato a questa frase nel corso di una carriera che dai campi di provincia fino alla Champions League ha avuto come comun denominatore il bel gioco sempre praticato dalle sue squadre».

Allegri, che a marzo si è già visto soffiare da Sarri la Panchina d’Oro (il premio assegnato dai colleghi allenatori), resta della sua idea, con tutto il rispetto per Dostoevskij, che tutto era tranne che calciatore: «Il calcio è molto semplice – il mantra di Max – c’è una fase offensiva e una fase difensiva, e bisogna farle bene tutte due. E l’obiettivo finale è il risultato». Tradotto in slogan, “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Poi, a fine giugno, con uno scudetto in tasca, un applauso all’avversario: «Accetto e sono felice che si dica che il Napoli di Sarri gioca meglio. Veder giocare la sua squadra è piacevole ma quando devi giocare con l’obbligo di vincere non sempre si può giocare bene».

Parola d'ordine: albo d'oro

Inizia una nuova stagione, ma tutto continua a ruotare attorno all’antica questione. A inizio ottobre, con il Napoli primo in classifica a punteggio pieno dopo 7 giornate di campionato e il miglior attacco d’Europa, Allegri scocca un’altra delle sue frecciate: «Essere belli è facile, il difficile è vincere». Poi aggiunge: «L’albo d'oro è ciò che conta», usando un’espressione un po’ “antica” – albo d’oro – ma che evidentemente gli sta a cuore, dato che l’aveva già adottata un anno prima, nell’ottobre 2016, spiegando che «Alla fine quello che conta è il risultato finale, perché nell'albo d'oro verrà scritto chi ha vinto il campionato, non chi ha giocato bene o chi ha giocato male».

Un paio di settimane dopo, quando la Juve si trova a ripartire dopo il ko contro la Lazio e appare in difficoltà, il concetto viene ribadito: «Il momento è delicato, ora l’importante è vincere, non importa come. Lasciamo da parte la bellezza estetica e portiamo punti a casa». Come se non bastasse, poi, si intromette anche Pep Guardiola, “schierandosi” con Sarri quando lo riempie di elogi alla vigilia e dopo la sfida di Champions tra il Napoli e il suo City. Complimenti che si sommano a quelli di Arrigo Sacchi (che in Sarri vede un suo erede) e che ovviamente fanno piacere, ma che vengono da due che giocando bene hanno anche vinto tutto.

Quel 'giochino' sulla sinistra

E finalmente si arriva allo scontro diretto del 1° dicembre, scontro tra due mondi che al San Paolo vedrà prevalere la Juventus con un 1-0 pesantissimo. Segnatevi questo risultato…

Alla vigilia della supersfida, con Sarri fresco dell’ennesimo premio della critica (l’“Oscar del calcio” ricevuto tre giorni prima come miglior tecnico della stagione precedente), la polemica si sposta su un altro piano, tirando in mezzo un altro attore. L’allenatore del Napoli indica Spalletti come il favorito “perché l’Inter non gioca le Coppe”, Spalletti replica suggerendo al collega di arrivare settimo, in modo da non avere altri impegni in settimana, Allegri si tira fuori con una battuta: «A Maurizio non gli sto più dietro... una volta il campo, una volta le coppe. Secondo me è una sua strategia per crearmi confusione». L’uomo del bel gioco bravo a fare confusione: non ci si capisce più niente…

Ma è un’altra, sempre alla vigilia di Napoli-Juventus, la frase di Allegri più significativa, in cui ogni parola è pesata, fortemente ricercata e assolutamente voluta. «Il Napoli propone un bellissimo calcio e ha imparato velocemente la fase difensiva, che è sempre stata la forza di Sarri fin dai tempi della Sangiovannese», dice, «poi ora han trovato quel giochino sulla sinistra: sono bravetti a farlo, c'è poco da dire». Il riferimento è ai tanti gol scaturiti dai movimenti della catena di sinistra del Napoli, con cui si libera Insigne sul vertice dell’area che pesca con i suoi tagli i compagni sul palo più lontano. “Giochino” e “bravetti” sono le parole chiave, quelle che danno l’idea del complimento stiracchiato.

Gioco male e sono felice

Nel frattempo Roma e Inter si perdono per strada, al giro di boa Napoli e Juventus rinnovano il loro duello. I bianconeri iniziano il girone di ritorno con due 1-0 di fila, contro Cagliari e Genoa e al termine della sofferta vittoria con i rossoblu Allegri ammette: «Eravamo stanchi nel finale, ma contava solo vincere». Anche il Napoli fa 1-0 (a Bergamo, contro l’Atalanta), ma incassa complimenti. È il momento in cui Allegri sembra soffrire più del solito le inevitabili domande sul “bel gioco”: «La Juventus gioca male? Ascolto numeri, schemi, commenti… A me interessa solo segnare e prendermi i tre punti. Quando dicono che la Juve gioca male io sono felice, pensate un po’».  

Il “fastidio” di Max è abbastanza evidente, tanto che qualche giorno dopo, evaporata la rabbia, cerca di essere razionale, facendo un po’ di numeri: «Lunedì non ero infastidito, è che si fanno un branco di chiacchiere: ho solo detto che alla fine quello che conta è portare a casa il risultato. Il Napoli? Hanno già vinto quattro volte per 1-0, significa che anche loro un pochino stanno cambiando. Speriamo non imparino in fretta». Traduzione della frecciatina: “Non è che anche tu, Maurizio, hai scoperto che il risultato viene prima dell’estetica?”.

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