Napoli, Carnevale racconta: "Maradona una volta si presentò un'ora prima di giocare"

Serie A

Durante Sky Calcio Club, Andrea Carnevale e Massimo Mauro, entrambi ex compagni di Maradona al Napoli, hanno raccontato alcuni aneddoti sull'argentino negli anni degli scudetti, tra il 1986 e il 1990

Tra i tanti personaggi a cui è stata associata l’espressione “genio e sregolatezza”, non può non esserci Diego Armando Maradona. Capace di giocate che lasciavano stupefatti compagni e avversari, ma anche di comportamenti tutt’altro che professionali. Nella puntata di Sky Calcio Club, in studio c’era ospite Andrea Carnevale, che ha giocato nel Napoli tra il 1986 e il 1990, vincendo gli unici due campionati della storia della società al fianco del fenomeno argentino. Oggi svolge con successo diversi incarichi nell’area tecnica dell’Udinese. A lui, infatti, va attribuita la scoperta di giocatori come Piotr Zielinski. Nel corso del programma, ricordando le gesta degli azzurri dello scudetto, Carnevale ha raccontato un episodio memorabile che accadde nello spogliatoio durante la stagione del secondo scudetto, quella 1989/1990. “Con la complicità di Massimo (Mauro, presente in studio, ndr), ci fu un aneddoto carino e un po' imbarazzante. Eravamo in ritiro a Soccavo il giorno della partita e non c'era Diego. Siamo partiti dal centro sportivo e siamo andati allo stadio senza di lui. All'epoca le partite si giocavano alle 14:30 e l'allenatore era Bigon, che non riusciva a spiegarsi perché Maradona non ci fosse. Io avevo un po' più di confidenza con Diego, ma non ne sapevo nulla. Il mister doveva dare la formazione, si decide a non mettere Maradona in campo e consegna gli undici iniziali ai giornalisti” ha spiegato l’ex attaccante. Ma poi, il colpo di scena: “Verso le 13:30 si presenta Diego, Bigon era sbiancato e non sapeva che fare. Non chiedetemi chi è uscito in quella partita”. “Fu Zola ad essere estromesso” lo interrompe Mauro.  “C'era un imbarazzo negli spogliatoi incredibile – ha proseguito Carnevale – spesso ci mandavano in 2-3 a prenderlo anche a casa, come successe quando dovevamo giocare a Mosca. Io andai una volta da lui, gli feci presente che dovevamo partire. Mi rispose: 'vattene via, hijo de puta' e quindi me ne sono andato così”.

L’arte del palleggio

Le incredibili abilità tecniche permettevano a Maradona di fare cose inimmaginabili. Tra i passatempi preferiti del Pibe de Oro, c’era quello di palleggiare con qualsiasi cosa di forma anche vagamente sferica. In tanti hanno sempre riferito che non era capace di star fermo un attimo, sia negli allenamenti che in prossimità delle partite. E quell’atteggiamento irriverente ce l’aveva anche nei confronti dei suoi superiori. “Bianchi quando allenava all'Inter ogni tanto si metteva a palleggiare con i limoni. Ci raccontò che spesso Maradona lo sfidava a fare delle gare” ha raccontato Beppe Bergomi. Ottavio Bianchi allenò il Napoli in due momenti, dal 1985 al 1989, e poi nella stagione 1992/93, quando però l’argentino non c’era più. Quindi, per l’annata successiva fu chiamato dall’Inter. Massimo Mauro, a Napoli tra il 1989 e il 1993, ha provato a spiegarsi così certi modi di fare: “Sembrava esorcizzasse la tensione, palleggiava anche con le palline da tennis con le scarpe slacciate. Dopotutto, a lui interessava soltanto correre con la palla tra i piedi e nient'altro”. E davvero bastava qualsiasi cosa per farlo cominciare a palleggiare. Si è esibito anche con arance, palline da ping pong, da calcio balilla e addirittura con una bottiglia di plastica. Ma le magie migliori, si sa, le ha fatte sul rettangolo di gioco.

 

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