Napoli, le missioni di Ancelotti: mentalità più Europa. E tanti giocatori da valorizzare

Serie A

Marco Salami

L'avventura al Napoli di Carlo Ancelotti è appena cominciata, ma sono già ben chiari i suoi obiettivi. De Laurentiis ha scelto un profilo internazionale per migliorare il brand Napoli, puntare anche all'Europa e portare una mentalità vincente in squadra. Ma ci sono anche tanti giocatori che dovranno essere rivitalizzati e valorizzati

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Messi così, schiena contro schiena a mimare una pistola tra le mani, sembravano proprio due agenti segreti. Carlo e Aurelio, uno col cinema ci lavora da sempre, e gli 007 li consocerà tutti a memoria. L’altro è invece uno che le missioni solitamente riesce a portarle a termine. Ancelotti e De Laurentiis, agenti con un sogno non poi tanto segreto: fare ancora più grande il Napoli. In Italia, con quell’impresa solo sfiorata già quest’anno, ma anche in Europa, competivi su tutti i fronti e pronti ad alzare il nome del Napoli nel panorama internazionale. Brand, fama, top player in squadra e ovviamente anche soldi. Perché la scelta di un big della panchina come Carlo Ancelotti non poteva infatti che andare in questa direzione: il Napoli, ora, dovrà essere grande anche e soprattutto nel nome.

Missione Europa

L’operazione di internazionalizzazione del club, Aurelio De Laurentiis l’aveva in realtà fatta partire nel lontano 2013, quando dopo Walter Mazzarri sulla panchina del San Paolo arrivò Rafa Benitez. Due Liga vinte in Spagna, una Champions nel 2005 contro il Milan, Supercoppa e Mondiale con l’Inter e ben due Europa League. In due parole: profilo internazionale. E non a caso, strizzando l’occhio al club che era sempre stato nel suo destino (ma dove poi fallirà) quell’anno dal Real Madrid arrivano tali Raul Albiol, José Maria Callejon e Gonzalo Higuain. Grandi nomi, spinti da un grande tecnico. Perché questa era la volontà di ADL, affermare la sua squadra, e scrivere il nome della città accanto a quello dei grandi club europei. Napoli come Torino, Madrid, Manchester e Barcellona. La prima missione di Ancelotti sarà allora inevitabilmente questa, che va di pari passo con la competitività in Europa. Uno come lui può infatti fare da effetto domino sul mercato dei giocatori come Rafa a suo tempo con gli spagnoli, e segnare così un ritorno alle origini dopo l’esperienza Sarri. Ex impiegato in banca, innamorato del calcio, in tre anni a Napoli l’allenatore toscano si è dimostrato un maestro del pallone pur interrompendo i piani del suo presidentissimo. De Laurentiis aveva infatti puntato profili più noti in Europa prima dell’ingaggio dell’ex Empoli, come quelli di Emery e di Klopp. Sarri negli anni è stato allora capace di fare bene, benissimo, anche con Hysaj preso direttamente dalla Toscana. Ed è stato uno pronto ad allenare anche i vari Valdifiori, Tonelli, Diawara e Mario Rui. Insomma, l'ex allenatore del Napoli professava il suo calcio anche senza grandi nomi, e senza quei campioni che invece uno come De Laurentiis vuole, e che con Ancelotti torna al suo piano originale. La mentalità vincente è l’ultimo compito nelle mani di Carlo, uno che in carriera ha vinto venti volte. Tra cui tre Champions (la Decima del Real), due Mondiali, e il campionato in ogni nazione. Ed ora è chiamato all’impresa più difficile.

Il futuro di Hamsik

Mercato, fama del club e mentalità della piazza sono le missioni con un destinatario ben preciso in casa Napoli. Eppure per Ancelotti ci sono anche una serie di giocatori già in squadra da analizzare ai raggi X: campioncini, bandiere e grandi speranze. L’ex Bayern partirà anche da loro per costruire un nuovo Napoli, con l’attuale capitano ad essere il primo nome sulla lista. Hamsik che fa? Le sirene dall’Oriente sono forti, e senza cambio in panchina probabilmente la sua decisione sarebbe anche già stata definitiva. 38 presenze in A per lui quest’anno, 31 da titolare, ma anche per 26 volte sostituito. E dopo 11 anni e zero trofei nelle ultime quattro stagioni qualche motivazione può venire a mancare. Tutto vero, ma col cambio di panchina tutto potrebbe cambiare nuovamente. E gli altri? Gli altri sono una lista di uomini da valorizzare e/o rivitalizzare, chi per un motivo e chi per l’altro. E l’unica certezza è che il lavoro di Ancelotti sarà certamente intenso.

Due giocatori, 5 presenze da titolari

I primi due nomi nell’elenco sono quelli di Diawara e Marco Rog, perché quando De Laurentiis pungeva Sarri sui soldi investiti per calciatori poi raramente visti in campo, gli identikit erano anche i loro. Arrivato dal Bologna due anni fa, Diawara in questa stagione ha giocato 18 partite in A, ma appena 5 dal primo minuto. Chiuso da quei titolarissimi di Sarri che spesso non lascivano vedere il campo quasi a nessuno. Con Ancelotti la corsa del Napoli sarà certamente su tutti i fronti possibili: campionato più coppa più Europa, e anche i loro nomi (l'altro esempio è Marko Rog: 13 milioni spesi, 28 partite in A, zero da titolare) potrebbero essere tra i candidati per le rotazioni.

I “crociati”

Chi invece potrà sicuramente essere leader della squadra sono i due infortunati della stagione: Ghoulam sulla fascia sinistra, Milik in attacco. Chiamateli due “crociati”, non in missione per conto di Dio come intorno al XII secolo, ma perché quello è il legamento saltato a entrambi in stagione (per la seconda volta al centravanti polacco). L’algerino aveva sempre giocato da titolare prima dell’infortunio dopo l’11^ giornata, tra gli inamovibili di Sarri e grande assente dell’annata dei sogni. Milik invece nel suo 2017-18 ha saltato 29 partite, dopo aver rinunciato a 21 match l’anno precedente. Eppure quando gioca, segna. Non sempre ma spesso. Una rete nell’unica partita di Champions giocata, una nelle prime tre della stagione prima che il crociato saltasse di nuovo. Quattro gol nelle ultime otto di Serie A (giocando una media di 37 minuti a match), e - in totale - quattro centri in ognuna delle sole quattro partite giocate dal primo minuto nell'anno. Ancelotti potrà certamente contare su di lui.

Mertens ancora attaccante?

L’ultima coppia della rivitalizzazione Napoli porta i nomi di due fedelissimi di Sarri: il gioiello assoluto e il dodicesimo uomo. Zielinski in campionato ha giocato 14 partite da titolare, scendendo però in campo 36 volte su 38. Jolly di centrocampo e dell’attacco, più che rivitalizzarlo Ancelotti potrà allora rilanciarlo ulteriormente, magari con qualche responsabilità in più anche tra i titolari. Pochi dubbi, infine, anche sul belga numero 14. Per Mertens Sarri è stato certamente l’allenatore che ha cambiato la sua carriera. Via dalla fascia, dentro al centro dell’attacco. Numeri pazzeschi al primo anno da bomber (34 gol, 28 in A). Risultati altalenanti invece nella stagione appena conclusa. Dries mette infatti a referto 10 reti nelle prime 11 di campionato, poi resta a secco per 9 partite. La ripresa arriva con altri 7 centri in altrettante gare, prima però di incepparsi definitivamente con appena un gol nelle ultime 11 decisive sfide per lo scudetto. Cosa farà con Ancelotti? L’ex allenatore - tra le altre - di Milan e Real ha avuto una carriera illuminata dai gol di centravanti veri: Shevchenko, Inzaghi, Crespo, Drogba, Ibrahimovic, Benzema, Ronaldo, Lewandowski. Mertens ancora attaccante o ritorno al futuro per lui tra i trequartisti (o in fascia). All'agente speciale Carlo la risoluzione del caso. 

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