Milan, rinnovo Donnarumma: il retroscena di Mirabelli

Serie A

L’ex direttore sportivo del Milan ha raccontato alcuni curiosi retroscena della sua esperienza rossonera, dal rinnovo di Donnarumma all’ipotesi Cristiano Ronaldo: "La firma di Gigio è arrivata così". CR7 ci disse: "Non ho mai fatto l’Europa League, vincerò anche quella"

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Il periodo vissuto da Massimiliano Mirabelli nel ruolo di direttore sportivo rossonero è stato ricco di momenti. Dai cambi di proprietà al rinnovamento legato ai giovani, fino alla scommessa Gattuso in panchina. Tra tante trattative chiuse dall’ex ds, anche quella che ha portato al rinnovo del contratto di Gigio Donnarumma. Nel corso di una lunga intervista a Libero Mirabelli ha ricordato proprio i momenti che hanno portato alla firma di Donnarumma, svelando alcuni retroscena: "Non succederà più di vedere Raiola sconfitto – ha esordito l’ex ds del Milan -, a meno che non si incroci di nuovo con me. Il rinnovo di Donnarumma è stato un capolavoro senza pagare commissioni. Raiola mi diceva: 'Non ho rinnovato con il mio amico Galliani, vuoi che rinnovi con te e con i cinesi che nemmeno conosco?'. Invece è andata diversamente. La trattativa è stata curata nei minimi dettagli. Donnarumma ogni giorno pubblicava dei post sui social che poi puntualmente scomparivano: glieli faceva scrivere Raiola, io glieli facevo togliere. Quando Gigio non fece gli esami di stato, fu Raiola a portarlo a Ibiza per allontanarlo da noi. Nell’ultimo giorno di trattative, ci siamo trovati con Donnarumma, la sua famiglia e gli agenti. A un certo punto Raiola si alzò dicendo al ragazzo di non firmare e di andare via. Appena uscì, Gigio prese la penna e prolungò il contratto senza che Raiola fosse presente".

Cristiano Ronaldo a un passo e la scommessa Gattuso

Mirabelli ha poi ripercorso le fasi salienti del suo lavoro al Milan e ha svelato un altro retroscena, questa volta legato a Cristiano Ronaldo, a un passo dal vestirsi di rossonero. "Quando sono arrivato al Milan ho rifatto la squadra, prendendo Conti, Rodriguez, Musacchio, Biglia, Kessié, e Calhanoglu. Niente male, peccato che sia mancato l’attaccante, la ciliegina sulla torta. Io volevo Aubameyang – ha spiegato -, ma non sono riuscito a chiudere e quindi ho preso Kalinic, accontentando Montella. Il suo esonero e la scelta di Gattuso? Eravamo negli spogliatoi dopo l’Olympiacos con Fassone e Han Li, io dissi che dovevamo cambiare. Han Li mi disse: 'Ok, ma chi prendiamo? Non pensare al budget'. Io dissi deciso di andare su Gattuso, Han Li quasi svenne. Di Rino mi ha colpito la voglia di andare sempre in situazioni particolare e di non cercare la panchina d’oro. Pensavo fosse pazzo. Invece è un innovatore, mica è solo grinta: lo metto tra Guardiola e Sarri, per questo decisi di promuoverlo in prima squadra. Cristiano Ronaldo? Ci fosse stata allora l’attuale proprietà, adesso giocherebbe nel Milan. Io mi ero seduto con l’agente e avevo fatto il mio, lui era convinto. Ci disse: 'Ok, non siete in Champions. Ma io non ho mai fatto l’Europa League e vincerò anche quella'. Poi i cinesi non hanno tirato fuori i soldi perché pensavano che non avremmo mai trattato un campione simile".

Gli errori: Bonucci e Antonio Donnarumma

L’ex ds del Milan ha poi ammesso di aver sbagliato qualcosa: "Non dovevo dare la fascia di capitano a Bonucci. Quella era una situazione complicata che ha creato problemi nello spogliatoio ed è stata gestita male, me ne prendo la responsabilità. Un altro errore è stato unire i fratelli Donnarumma, me ne sono pentito. Antonio giocava in Grecia e prendeva due soldi, io gli ho permesso di guadagnare un milione netto a stagione al Milan. Il padre ha anche avuto il coraggio di non salutarmi più perché giocava poco".

Gli affari saltati all’Inter: Gabriel Jesus e Gabigol

Poi Mirabelli ha ricordato alcuni affari portati avanti quando, prima di diventare ds del Milan, svolgeva il ruolo di capo degli osservatori all’Inter. "Andai in Brasile a vedere un certo Gabriel Jesus del Palmeiras. Dopo averlo osservato in partita, decisi di vederlo in allenamento, ma era la settimana del derby con il San Paolo: le due squadre si allenano in campi divisi solo da una siepe e gli estranei vengono considerati delle spie. Così dissi di essere un italiano interessato a visionare la struttura: mentre mi mostravano tutto, io spiavo Gabriel Jesus. Poco dopo riuscì anche ad incrociarlo e a dargli un appuntamento. Una volta tornato in Italia, l’acquisto era praticamente chiuso per 20 milioni. Ma intervenne un agente legato all’Inter, fece perdere tempo e si inserì il Manchester City, che chiuse prima. L’Inter, per rifarsi, mi chiese che ne pensassi di Gabigol: io lo sconsigliai nettamente, ma è andata a finire diversamente. Un’altra volta in cui l’Inter non mi ha dato retta è stata quando prese M’Vila preferendolo a Casemiro, che avevo chiuso per 5 milioni. Però mi hanno ascoltato per Murillo, Brozovic e Perisic. Ivan lo conoscevo bene, accettò la mia proposta e disse al Wolfsburg che non si sarebbe più allenato se finché non sarebbe arrivata la cessione all’Inter. Alla fine abbiamo vinto". 

Il futuro: pensiero Bologna, no alla Roma

In chiusura Mirabelli ha parlato del suo futuro. Tra i club ai quali è stato accostato il dirigente ci sono Bologna e Roma: "Bologna è una bella città – ha concluso – e una grande piazza. Potrebbe esserci un progetto interessante, i rossoblù possono diventare la nuova Atalanta. Vedremo, se in Italia non trovo nulla potrei fare un’esperienza all’estero. La Roma? Ci andrei anche a piedi, ma non in questo momento. Non c’è trasparenza, vedo troppa sovrapposizione di ruoli. Servono cose chiare e incarichi definiti: io cerco un progetto, non un contratto".

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