Serie A, le migliori giocate della 21^ giornata

Serie A

Marco D'Ottavi e Emanuele Atturo

©Getty

La giravolta di Under, la progressione di Theo Hernandez e altre grandi giocate dall'ultimo turno di Serie A

La 21esima giornata ha visto le prime quattro classificate non riuscire a vincere, come non accadeva dal 2017. L’Inter ha subito il ritorno del Cagliari, Roma e Lazio si sono divise il Derby, mentre la Juventus ha patito la seconda sconfitta in campionato da un Napoli rinfrancato. 

 

Alle loro spalle l’Atalanta ha segnato 7 gol al Torino, con grandi prestazioni individuali di tutti i suoi giocatori. Il Milan ha trovato continuità, mentre Parma e Verona continuano a sorprendere. Sono giornate in cui i migliori giocatori del campionato continuano a ripetersi, diventando ormai una costanza. Noi abbiamo provato a scegliere le migliori giocate, per provare a raccontare alcune grandi prestazioni.


La cavalcata di Theo Hernandez

Theo Hernandez si sta abbattendo sulla Serie A come un fenomeno naturale. Nessuno attacca la fascia sinistra come lui nel nostro campionato: sembra semplicemente troppo grosso, troppo veloce, troppo tecnico per tutti gli avversari che ha davanti. 

 

In certi momenti ricorda davvero il dominio atletico del miglior Gareth Bale sugli altri esseri umani. Theo forse non è a quel livello sovrannaturale, ma lo ricorda. I dettagli impressionanti di questa corsa sono diversi: l’idea di saltare l’avversario con un “drible de vaca” al centro del centrocampo, quindi con una grande cognizione dello spazio davanti a sé; il modo in cui a un certo punto perde leggermente l’equilibrio, ma non abbastanza da andare meno veloce degli altri; il tiro così violento che la traversa continua a tremolare per una ventina di secondi. In questo momento Theo Hernandez è onnipotente.


L’arte di difendere in avanti di Palomino

Non posso scrivere che Palomino quando si è gettato all'inseguimento di Laxalt aveva in mente quella cosa lì, una scivolata-arpione con cui è riuscito a conquistare il controllo pulito del pallone in una zona di campo pericolosa. Eppure la giocata di Palomino è di quelle assurde che riescono solo a chi le prova, a chi - per compiti ben precisi - viene chiesto di difendere in avanti, se c’è bisogno ignorare il fatto che sei un difensore centrale e quello non dovrebbe essere il tuo posto. 

 

La confidenza con cui i centrali di Gasperini si sentono parte del gioco li spinge anche a provare giocate difficili in zone del campo poco congeniali senza sembrare impacciati. Palomino, che non è un fenomeno, non solo recupera il pallone in scivolata, ma si rialza in un lampo e alza la testa, questa sì una cosa fichissima, non da “difensore”. Entra in area e fa la cosa giusta, al momento giusto, per il compagno giusto. E insomma se tutti i tuoi giocatori giocano così, a fare le cose giuste a prescindere, non c’è da stupirsi se la tua produzione offensiva è una delle migliori di sempre.


Il filtrante al bacio di Ilicic

Ancora una volta è stata la giornata di Josip Ilicic. Non mettiamo quasi mai i gol tra le migliori giocate e abbiamo deciso di non mettere neanche il suo tiro da centrocampo, che pure rientra in qualche modo in una categoria di pensiero, più che di azione. Perché per un professionista non è difficile centrare una porta da 50 metri, ma insomma devi pensarlo.

 

Comunque era pieno di grandi giocate di Ilicic, come quasi tutte le settimane, perché è il suo modo di giocare a calcio ad essere così naturalmente diverso. Negli ultimi anni sembra aver raggiunto una maturità quasi zen, che gli permette di fare tutto. Questo filtrante non è la cosa migliore che farà quest’anno, ma mette insieme i pezzi: Ilicic quando ha il pallone fa allineare le cose, muove i compagni. In questa circostanza sta tutto nella pausa, nel tempo che aspetta l’inserimento di Gosens, nella naturalezza con cui manipola il pallone e gli avversari, nella precisione millimetrica con cui il suo filtrante taglia fuori tre avversari per mettere il compagno davanti alla porta. 


La giravolta di Under

Cengiz Under ieri ha distrutto la fascia sinistra della Lazio. I suoi numeri lo raccontano: 9 dribbling riusciti su 13 tentati. Lulic è letteralmente impazzito per cercare di controllare l’elettricità del turco, autore forse della sua miglior partita da quando veste la maglia della Roma. Under partiva molto aperto sulla fascia e pur conducendo quasi solo di sinistro era del tutto imprevedibile: sterzate, tunnel, colpi di tacco, dribbling lungolinea. Non ha fatto una giocata uguale all’altro.

 

Under è un giocatore istintivo, nel bene o nel male, e la sua miglior qualità è quella specie di scarica elettrica che lo attraversa prima di eseguire una giocata. Qui Lulic non riesce minimamente a leggere questa giravolta di tacco improvvisa, rimane fermo, una statua di sale. Nell’inquadratura da dietro si vede scuotere la testa, era almeno la sesta volta che lo saltava, eravamo all’inizio del primo tempo e Under ha subito dopo un’altra idea geniale: una palla radente in diagonale in area di rigore su cui Kluivert non è riuscito ad arrivare per un soffio. L’arbitro aveva fischiato il rigore, poi ci ha ripensato guardando il VAR. Rimane una giocata clamorosa di uno dei talenti più eccentrici del nostro campionato.


Correa spezza il raddoppio

Il Derby non è stata la miglior partita stagionale della Lazio, anzi. Non lo è stata neanche di Correa a dirla tutta, che rientrava anche da un infortunio. Eppure proprio in partite così, l’idea è che sono i giocatori come lui a “poterla svoltare”, gli unici in grado di piegare il campo a proprio favore quando questo campo non si vuole piegare proprio. 

 

Correa riceve un pallone laterale appena oltre la linea di centrocampo con tutta la Lazio spostata indietro e quello che fa è portarlo nell’area avversaria in maniera pericolosa. Per farlo usa la sua capacità di muoversi su tempi diversi, fermarsi ed accellerare, diventare quasi un anguilla per gli avversari. Sguscia tra Mancini e Kluivert, a Cristante lo manda quasi a terra con una sterzata e la Roma deve ringraziare un po’ la sua imprecisione, ma soprattutto la capacità di Smalling di essere quasi sempre al posto giusto al momento giusto.

 

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