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Fermarsi ancora non si può

Serie A

Federico Ferri

È già il momento di pensare al futuro, alle prossime giornate di campionato. Nell’elenco delle priorità di chi guida la serie A oggi, la numero uno deve restare quella di tutti, ovvero tutelare la salute pubblica, la numero due è - o dovrebbe essere - garantire lo svolgimento del campionato. Ecco, con altri (e tardivi) rinvii questo sarà pressoché impossibile. 

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C’è solo una cosa peggiore di giocare una partita a porte chiuse: non giocarla proprio. Qui non si parla ovviamente in termini assoluti, nel rispetto dell’interesse del pubblico che va allo stadio e di chi ha già pagato un biglietto, ma in termini relativi alla situazione che il calcio italiano sta affrontando, muovendosi tra mille difficoltà nell’emergenza coronavirus. E’ concreto infatti il rischio che la decisione di rinviare al 13 maggio le cinque partite che si sarebbero dovute giocare questo fine settimana, risulti un provvedimento inutile e addirittura dannoso, dal momento che nessuno può essere certo che tra una settimana non si debba gestire lo stesso problema, cioè l’impossibilità di avere libero accesso agli stadi. Dunque bisogna pensarci da subito.

 

A quel punto cosa si farà, un altro rinvio? Impossibile, non ci sono più date. Già così il calendario è totalmente ingolfato, in particolare per le squadre che stanno disputando le Coppe, basti pensare ad esempio a Juventus (una partita da recuperare) e Inter (addirittura due), che si giocano lo Scudetto con la Lazio, senza impegni infrasettimanali e senza partite da recuperare.

 

Va ribadito peraltro che la scelta del rinvio – solo delle cinque partite, e non di tutte, che sarebbe stato almeno sportivamente più accettabile - è arrivata a poche ore dallo svolgimento della prima gara senza pubblico, Udinese-Fiorentina, con squadre già pronte sul posto. Questo è inaccettabile, e non si dovrà ripetere.

 

La decisione della Lega Calcio non corrisponde a una posizione forte, univoca, determinata dei club, anche nei confronti del Governo e delle Istituzioni, ma appartiene a un organismo che si mostra spesso disunito, con interessi diversi dei vari componenti, spesso contrastanti. Si è arrivati dunque a un provvedimento tardivo, che lascia dei quesiti aperti, ai quali prima di tutto la Lega, le società, dovranno dare risposte in tempi brevissimi. Il più importante è: cosa fare tra una settimana, se ci saranno ancora delle limitazioni imposte per salvaguardare la salute pubblica? L’impressione è che si possa soltanto imitare l’Uefa, che ha fatto comunque giocare Inter-Ludogorets, ancorché a porte chiuse, un male necessario. Ma perché si è potuto fare giovedì in Europa League e in serie A no?

 

Oggi l’unica risposta possibile è dare forza a chi organizza il campionato, stabilire un calendario e rispettarlo, adeguandosi poi a giocare a porte chiuse se le Autorità di pubblica sicurezza dovessero nuovamente imporlo. Tutti dovranno fare la loro parte, se sarà ancora necessario decidere di giocare senza pubblico, alla luce della situazione del Paese, come sta accadendo in ogni azienda e società. Perché fermarsi ancora, di qui in avanti, in questa situazione di calendario, significherà impedire la conclusione del campionato nei tempi previsti. E ormai inderogabili.