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Il 2020 di Pioli: un anno al limite della perfezione

il bilancio

Diego Ponzè

A pochi giorni dalla fine di questo strano 2020 rivediamo quello che è stato l'anno dell'allenatore del Milan, assoluto protagonista della magnifica cavalcata dei rossoneri. E pensare che da giugno sarebbe dovuto esserci Rangnick in panchina 

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Ripensare a com'era iniziato, quel pomeriggio della Befana con un pari senza reti contro la Sampdoria, porta davvero fuori strada. Perché il resto di questo 2020 per Stefano Pioli non è stato affatto da 0-0. In quest’anno solare - per lui in tutti i sensi - in campionato non ha vinto solo altre 11 volte: per il resto 23 successi e appena 2 sconfitte, l’ultima a marzo, con la bellezza di 79 punti totali. Nessuno ha fatto meglio. Insomma, un rendimento in linea con l’obiettivo fissato il giorno della presentazione: “L’obiettivo? Vincere. Testa alta o bassa (il riferimento era alla frase detta da Giampaolo nel giorno della sua presentazione al Milan quando coniò il motto ‘testa alta e giocare a calcio’, in risposta al ‘testa bassa e pedalare’ di Conte, presentato qualche giorno prima), bisogna vincere”. Detto, fatto. Nel 2020 ha sconfitto tutte le grandi e in questa stagione gli manca solo la prova con la Juve, ma sa già come farsi trovare pronto per le serate di gala. Eh già, Gala: ovvero la cantante di Freed from desire, successo sulle note del quale tutti i giocatori del Milan ora osannano il loro allenatore. Uscì nel ’97, guarda caso l'anno di nascita di Theo Hernandez.

Pioli, l'eroe rossonero del 2020

Non è ancora una Theocrazia, ma certo nel suo Milan, suo di Pioli, sono andati a comandare quelli come lui, come Theo: valorizzato a tal punto che a ripensare ai 20 milioni pagati al Real ora viene da ridere. E non solo a Gazidis e Maldini. Altri e sempre virtuosi esempi (Bennacer, Kessie, Hauge) rendono felice la proprietà: bravo a lanciare i giovani, intelligente nel gestire gli esperti, come Ibra. Che tanto non starà leggendo, preso com’é a tornare il prima possibile Ibra. Ma più che il suo, questo è il Milan di Pioli, perchè corre pure senza Zlatan. E Kjaer, Bennacer e tutti gli altri indisponibili. Capace di tornare in Europa e di passare il girone da primo. E di riaccendere entusiasmi (e torce) quasi dimenticati a Milanello. Un cammino non più buio ma illuminato, come la scelta - fatta a luglio - di rinnovargli il contratto fino al 2022, lasciando perdere l’opzione Rangnick, convinti di poter continuare a volare. Niente Ralph, allora. Il supermaxi eroe di questo 2020 è Stefano. Santo, non solo il 26 dicembre.