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03 giugno 2019

Richard Carapaz nuovo eroe nazionale: il campesino che ha conquistato l'Ecuador

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Solamente Andrés Gómez, vincitore del Roland Garros nel 1990 e il marciatore Jefferson Pérez, unico oro olimpico della storia del paese sudamericano avevano acceso la passione sportiva degli ecuadoriani come il vincitore del 102° Giro. Un sogno rosa che è diventato realtà coinvolgendo la famiglia, i connazionali in Italia e un intero popolo in patria con feste, canti e balli

CARAPAZ VINCE IL GIRO D'ITALIA

L'IMPORTANZA DEI GREGARI NEL CICLISMO

Richard Carapaz ha vinto il Giro d'Italia, ma soprattutto è entrato nel cuore dell'Ecuador che si è letteralmente innamorato di questo scalatore generoso e capace di mettersi alle spalle campioni come Nibali, Roglic e il compagno di squadra Landa. Originario di Tulcán, la città più settentrionale del suo paese al confine con la Colombia, ha un passato da “Campesino”, come nel Sudamerica di lingua spagnola vengono chiamati i braccianti. La comunità rurale dove è cresciuto, El Carmelo, si trova a quasi 3000 metri d'altitudine nel cuore delle Ande, dove viveva con una famiglia unita e votata al lavoro nei campi: papà Antonio, mamma Ana Luisa e tre figli, Richard e due sorelle più grandi di lui. E' stato lui stesso a raccontare come iniziò a dare una mano alla famiglia nella vendita del latte, fonte di sostentamento della famiglia Carapaz: "E’ successo quando ero adolescente. Mia madre si è ammalata di cancro e per qualche tempo mi sono preso cura delle mucche. Le accudivo, davo loro da mangiare, le mungevo”. Poi per fortuna la mamma Ana Luisa è guarita e ha festeggiato insieme a papà Antonio il successo del figlio all'Arena di Verona, viaggiando per la prima volta in Europa nella loro vita. E non erano i soli ecuadoriani (oltre ovviamente anche alla moglie Tania Rosero e ai figli Sofia di 2 anni e Santiago di 5) presenti per vedere il loro beniamino alzare al cielo il trofeo del Giro d'Italia 2019. La tifoseria dell'Ecuador era presente in massa- in Italia vivono 83.120 connazionali di Carapaz secondo il censimento del 2016- sulle tribune dell'Arena veronese con un tifo da stadio e una sventolio di bandiere "Tricolor" con il condor che vola alto come simbolo di dominio, grandezza e valore degli ecuadoriani. Dominio, grandezza e valore che hanno reso Carapaz invincibile in queste 3 settimane, che resteranno nella storia del paese sudamericano. Richard sale così idealmente sul podio degli idoli sportivi del popolo ecuadoriano, dopo il tennista Andrés Gómez Santos che conquistò il Roland Garros del 1990 e il marciatore Jefferson Pérez prima e unica medaglia olimpica del paese indipendente dal 1830, ma sportivamente vincente solamente negli ultimi 30 anni.

Festa nelle strade e sostegno presidenziale

Dalla capitale Quito fino a Tulcán la nazione si è fermata per seguire le gesta del ciclista della Movistar. Nella sua città natale sono stati allestiti maxi-schermi e ogni locale pubblico si è attrezzato per poter vedere in diretta le tappe del Giro d'Italia. Negli ultimi giorni anche le serrande dei negozi sono rimaste abbassate per quelle che sono state mattine (in Ecuador le lancette sono 7 ore indietro rispetto alle nostre) di passione e attesa per trascinare a migliaia di chilometri di distanza il loro nuovo eroe nazionale allo storico successo. L'apoteosi di Verona è stata accompagnata dalla voce euforica del commentatore della televisione ecuadoriana, che ha scandito gli ultimi chilometri della cronometro come fosse una finale di un mondiale di calcio. Poi è scoppiata la festa con musica, canti, balli, birre e banchetti. Magari assaporando "El conejillo de Indias", il piatto preferito di Carapaz, che la sorella Marcela ha promesso di preparare quando Richard tornerà a casa. Una "Carapazia" che non ha lasciato indifferenti neanche le più alte cariche istituzionali. Come Lenin Moreno. Presidente dell’Ecuador dal maggio 2017 con un nome che richiama l’ideologo della rivoluzione russa, e che guida una partito di sinistra chiamato “Alianza Pais”. In questi giorni come tutti i suoi connazionali ha seguito con passione la cavalcata trionfale di Carapaz fino a Verona e al termine dell'ultima tappa lo ha celebrato con un tweet con gli hashtag divenuti popolari nelle ultime 3 settimane: 'EcuadorEsCarapaz' e 'LocomotoraDelCarchi' (il soprannome di Richard in patria). Un presidente che ha agevolato anche i visti di espatrio dei parenti di Carapaz, per poterlo seguire in Italia, e che al ritorno in Ecuador gli conferirà un'alta onorificenza.

Il trionfo di Gómez nel Roland Garros del 1990

Andrés Gómez Santos, detto la "Piovra delle Galapagos", ha fatto esplodere di gioia l'Ecuador il 10 giugno 1990 quando a 30 anni conquistò il Roland Garros. Quel giorno ebbe la meglio di una leggenda del tennis come Andre Agassi, sconfitto in quattro set. Giocatore da terra rossa, molto forte da fondo campo e con un ottimo rovescio a una mano Gómez iniziò a farsi conoscere proprio in Italia (ulteriore affinità con Richard Carapaz) con le vittorie negli Internazionali d'Italia di Roma nel 1982 e 1984.

Jefferson Pérez, unico oro olimpico dell'Ecuador

Il 26 luglio del 1996 ad Atlanta era il giorno della 20 km di marcia. Alla partenza della gara c'era anche il 22enne Jefferson Pérez, non propriamente uno dei favoriti alla vigilia. Invece quel giorno Pérez regalò ai suoi connazionali la prima e ancora oggi unica medaglia d'oro olimpica della storia dello sport ecuadoriano. Molto religioso, prima della partenza per gli Stati Uniti, si fermò a pregare nella cattedrale francescana di Quito, promettendo di tornare nella capitale se fosse arrivato il clamoroso successo olimpico. Quel successo arrivò, diede lustro allo sport dell'Ecuador e indusse Pérez a percorrere 453 chilometri per un pellegrinaggio da Quito a Cuenca, la città che gli aveva dato i natali il 1° luglio del 1974. Poi negli anni Duemila vinse anche nel campionato mondiale del 2003 in Francia e conquistò l'argento a Pechino 2008 prima del definitivo ritiro.

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