Tour de France 2024: oggi riposo, dalla prossima tappa riparte la caccia a Pogacar

TOUR DE FRANCE
Alberto Pontara

Alberto Pontara

Il Tour de France rispetta la sua prima giornata di riposo. Un momento di tregua per fare un primo bilancio: Pogacar è l'uomo da battere, ma Evenepoel, Vingegaard e Roglic restano lì. E nessuna corsa come la Grande Boucle può riservare sorprese. Un Tour che in questa prima settimana ha regalato tante immagini da ricordare

TOUR DE FRANCE, LA 13^ TAPPA IN DIRETTA

Abbiamo ancora negli occhi la polvere degli "chemins blancs", gli sterrati che hanno reso la 9^ tappa del Tour de France uno spettacolo nello spettacolo. Non ci sono stati scossoni in classifica, ha vinto l'eroe di giornata Turgis, 30 anni e un successo da raccontare ai nipoti. Ma sulle strade dell'Aube, da Troyes a Troyes, tra campagne, polvere, vigneti e sole accecante, i big non hanno deluso le aspettative. Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel non si sono risparmiati, hanno voluto e cercato la bagarre (il danese forse un po' meno), hanno dato strappi che hanno infiammato la corsa e ci hanno fatto saltare sui divani. Era una tappa importante, perché, come ha detto alla vigilia la maglia gialla, era una frazione non decisiva per vincere il Tour ma per perderlo sì. L'importante era stare davanti a inizio di ogni settore di sterrato, non farsi risucchiare, ma il concetto è stato sublimato da fucilate prima di Pogacar, poi della Visma, poi di Evenepoel. Menzione speciale per Vingegaard, costretto a correre, causa foratura, 100 km con la bici del suo gregario Tratnik, cosa non banale. Dopo le fiamme della domenica, il lunedì la Grande Boucle riposa, prende fiato e martedì sarà occasione per velocisti. Una giornata di sosta anche per riorganizzare le idee e fare un primo bilancio

Cosa ci ha detto la prima settimana

Cosa ci lascia dunque la prima settimana di Tour de France? Innanzitutto le immagini, splendide, della "Grand Départ", con tre tappe interamente corse in Italia e una quarta partita da Pinerolo. Firenze, Rimini, Cesenatico, Bologna, Piacenza e Torino: sulle strade d'Italia si è respirata passione, con tantissimi tifosi e curiosi. Un evento memorabile e unico, a 100 anni dalla prima vittoria italiana alla Grande Boucle (1924, Ottavio Bottecchia detto "il muratore del Friuli"). Frazioni che hanno regalato spettacolo e le prime scaramucce dei big, con l'accelerazione di Pogacar sulla salita di San Luca a Bologna. Ma è stata la 4^ tappa, da Pinerolo a Valloire, a stabilire le prime gerarchie. Sull'ultimo tratto del Galibier, e ancora di più in discesa, Pogacar ha dimostrato (se ce ne fosse bisogno) di essere l'uomo da battere. Uno dei suoi capolavori, con una vittoria in puro stile maglia gialla. Vingegaard ha dimostrato di non mollare e spera che la sua condizione, dopo il terribile incidente e il lungo ricovero di aprile, cresca giorno dopo giorno. Stessa speranza ce l'ha Roglic, a cui sembra mancare lo spunto dei primi tre in classifica generale ma che resta lì, quarto a 1'36''. Quello che, insieme allo sloveno, sembra avere la gamba migliore è Remco Evenepoel. Il belga ha risposto agli attacchi di Pogacar in salita, forse deve migliorare in discesa e nel posizionamento durante la corsa, ma a cronometro è imbattibile e lo ha dimostrato nella prova contro il tempo a Gevrey-Chambertin, rifilando 12 secondi in 25 km a Pogacar e posizionandosi secondo in classifica generale a soli 33' secondi dalla maglia gialla. Sulle squadre dei big invece ci sono pochi dubbi: UAE e Visma | Lease a Bike sono decisamente le più attrezzate. Gli uomini di Pogacar sul Galibier hanno realizzato un capolavoro, la squadra del danese sugli sterrati ha risposto dando una prova di forza e compattezza. Martedì 9 luglio si riparte, nelle ultime due settimane ci saranno le salite, i Pirenei e un po' di Alpi e soprattutto la cronometro finale con arrivo a Nizza. La sfida è tutta aperta. Pogacar resta il più forte ma Evenepoel, Vingegaard e Roglic sono lì, e nessuna corsa più del Tour de France non è finita finché non è finita. La certezza è che ci divertiremo ancora, e molto. 

Istantanee dalla Grande Boucle: il record di Cannonball

Sono tante le immagini di questa prima settimana che meriterebbero la copertina. A partire da Mark Cavendish, tornato Cannonball dopo l'incredibile sofferenza delle prime due tappe. Il britannico corona il sogno, battere il record (che condivideva) e superare Eddy Merckx per vittorie di tappa al Tour: ora sono 35 a 34. Cosa ancora più bella, ricevendo l'omaggio di tutto il gruppo, a partire dagli avversari battuti in volata a Saint-Vulbas. Significa aver lasciato un segno umano, prima che sportivo, nel gruppo. Con il siparietto con Pogacar dopo la vittoria e "l'avvertimento" di Cavendish allo sloveno: "Non battere il mio record eh"...

Girmay nella storia, la speranza azzurra Ciccone e la "beffa" Bernard

Altra istantanea è quella di Girmay: primo eritreo a vincere una tappa al Tour de France e non contento ne vince anche una seconda, indossando la maglia verde di leader della classifica a punti. I francesi, oltre alla vittoria di Turgis e alla prima maglia gialla di Bardet, si tengono stretta l'immagine (anche e soprattutto in chiave futuro) del trionfo di Vauquelin a Bologna. E il francese ha corso anche un'ottima cronometro, in classifica generale è molto indietro ma ha solo 23 anni. L'Italia si aggrappa a Ciccone, 14° in classifica a 5'35'' ma non lontano da un posto in top 10. La maglia a pois dell'anno scorso sta facendo il suo, finora una buona corsa, aspettiamo un acuto per poter gioire un po' anche noi. Fotografia finale: Julien Bernard che durante la cronometro riceve l'omaggio dei tifosi, sulle strade di casa. Il francese si ferma per abbracciare e baciare moglie e figlio. Viene multato di 200 franchi, la sua risposta dice già tutto: "Pagherei volentieri altri 200 franchi per vivere giornate così". Onorare la corsa significa anche celebrare i tifosi e concedersi a loro quando è possibile (ribadiamo invece un appello: non si disturbano i corridori con comportamenti senza senso, rispetto della fatica prima di tutto, facciamo i tifosi e non gli esibizionisti). Quelle immagini di gioia, quell'abbraccio collettivo per salutare un corridore e la sua carriera sono l'essenza di questo sport. Questo surplus del ciclismo andrebbe preservato con cura.