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GP Giappone, Hamilton cura i dettagli: "Importante capire la reazione della macchina sul bagnato"

Formula 1
Lewis Hamilton, Mercedes (GP Giappone 2017) - Foto: GettyImages

Il pilota della Mercedes è stato uno dei cinque piloti a provare nel pomeriggio in condizioni da bagnato, chiudendo con il secondo miglior tempo nelle FP1."In Malesia ero due secondi e mezzo dietro sul bagnato, quindi era fondamentale per me capire come reagiva la macchina".  Diretta tv su Sky Sport F1 HD (canale 207), sul web il nostro live-blog. Partecipa al sondaggio: credete nel titolo Mondiale a Vettel?

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Secondo in mattinata nelle FP1 con il tempo di 1:29:377 a due decimi da Vettel, che è stato il più veloce in pista. E' il dato più affidabile del venerdì di Suzuka e che permette di comparare, almeno, le due prestazioni. Nel pomeriggio, infatti, le libere due sono state fortemente condizionate dalla pioggia e solo in cinque hanno girato. Due giri appena per Lewis nella seconda sessione e miglior tempo per l’inglese della Mercedes che ha fermato il cronometro sull’1:48.719, davanti alla Force India di Esteban Ocon. Un modo per testare la sua monoposto su pista bagnata, anche se le qualifiche (stando alle previsioni meteo) dovrebbero svolgersi sull'asciutto. Niki Lauda, (presidente Mercedes), alla fine della sessione ha fatto la sua realistica o scaramantica previsione: “Per il finale di stagione la Ferrari è la macchina migliore”. Per Hamilton è questione di opinioni e controbatte: “Però io non sto facendo così male..”

“Sensazioni diverse, qui ho vinto l’ultima gara sul bagnato”

“E’ stata una giornata abbastanza lineare. La mattina è andata bene, la macchina ha dato delle sensazioni molto diverse rispetto all’ultima volta che l’ho guidata. Poi anche sul bagnato sono uscito un paio di giri per verificare come andava la macchina ed è andata bene. Ho vinto l’ultima gara qui su pista bagnata, per cui non era così importante per trovare le traiettorie. In Malesia ero due, due secondi e mezzo dietro sul bagnato, quindi era fondamentale per me capire come reagiva la macchina e quel giro è stato utile”.