F1 in Austria: lo scambio di posizioni tra Schumacher e Barrichello nel 2002
STORIA DELLA F1Introduzione
La Formula 1 torna a correre in Austria, dove nel 2002 la gara a Spielberg passò alla storia per il controverso ordine di scuderia che costrinse Rubens Barrichello, dominatore assoluto del weekend, a cedere la vittoria a Michael Schumacher sul traguardo. Riviviamo quella complessa domenica, segnata anche dal bruttissimo incidente tra Nick Heidefeld e Takuma Sato. Il Gp d'Austria è LIVE su Sky e in streaming su NOW
Quello che devi sapere
FERRARI DOMINANTE, ANCHE IN AUSTRIA
- Il Mondiale 2002, fino a quel momento, parlava solo Ferrari. Michael Schumacher vinse 4 dei primi cinque Gran Premi della stagione (l'unica eccezione fu la vittoria del fratello Ralf in Malesia), Alla vigilia del weekend austriaco, il Kaiser aveva già 21 punti di vantaggio su Juan Pablo Montoya.
- Il fine settimana austriaco iniziò ancora sotto il segno della superiorità netta della Ferrari F2002. Nelle qualifiche del sabato, Rubens Barrichello fu semplicemente perfetto. Il brasiliano, che al contrario di Schumi non aveva conquistato punti in quattro gare su cinque, conquistò la pole position polverizzando il record del tracciato dell'anno precedente di ben un secondo e mezzo, fermando il cronometro a 1'08"082. Michael Schumacher non riuscì ad andare oltre il terzo tempo, staccato di ben sei decimi da Barrichello. A dividere i due piloti in rosso in griglia ci pensò la Williams di Ralf Schumacher, che si piazzò secondo, mentre il suo compagno Juan Pablo Montoya, dopo una sessione disastrosa in cui dovette saltare sul muletto (la vettura di riserva), si qualificò solo quarto a oltre un secondo dalla pole.
VIA COMPLICATO, MA LE FERRARI SCAPPANO
- Allo spegnimento dei semafori la domenica, Barrichello scattò benissimo e mantenne la testa. Dietro di lui, Michael Schumacher fece una partenza fulminea superando il fratello Ralf e portandosi subito in seconda posizione. Nelle retrovie si scatenò il caos: la Sauber del giovanissimo Felipe Massa finì sull'erba e scivolò in decima posizione, mentre Enrique Bernoldi (Arrows) speronò il suo stesso compagno di squadra Heinz-Harald Frentzen alla prima curva. Poco dopo, un contatto tra Jacques Villeneuve e lo stesso Frentzen spedì quest'ultimo nella sabbia. Il ritmo imposto dalle due Ferrari nei primi giri fu insostenibile per il resto del gruppo: dopo soli 8 giri, Barrichello e Schumacher avevano già accumulato 13 secondi di vantaggio sulle Williams. Un dominio totale, ma i colpi di scena non sarebbero tardati ad arrivare.
pubblicità
IL TERRIBILE INCIDENTE TRA HEIDEFELD E SATO
- Al 23° giro, la BAR di Olivier Panis accusò un improvviso e violento cedimento del motore lungo il rettilineo principale d'arrivo. La vettura francese rimase pericolosamente piantata in mezzo alla pista, costringendo i commissari a fare entrare la Safety Car per rimuoverla e ripulire l'asfalto dall'olio. La corsa si compattò, ma il peggio doveva ancora venire.
- La Safety Car rientrò ai box alla fine del 27° giro e la gara ripartì. Nemmeno il tempo di completare una tornata che, al 28° giro, si consumò uno dei crash più spaventosi della Formula 1 moderna. Mentre il gruppo saliva ad altissima velocità verso la violenta frenata di Curva 2 (la Remus Kurve, un tornante in cima a una salita), la Minardi di Alex Yoong, che si trovava davanti, iniziò a fumare vistosamente. Nick Heidfeld, che arrivava da dietro al volante della sua Sauber a circa 280 km/h, fu colto di sorpresa: provò a frenare bruscamente, ma i suoi freni posteriori (ancora freddi dopo il regime di Safety Car) si bloccarono di colpo, oppure, secondo altre ricostruzioni, cedette la sospensione posteriore. La Sauber di Heidfeld perse completamente il controllo, girandosi di 180 gradi. La vettura impazzita tagliò l'erba all'interno della curva senza decelerare e ritornò in pista volando letteralmente all'indietro oltre il dosso, proprio mentre le altre auto stavano svoltando nel tornante. Juan Pablo Montoya, che si trovava all'interno, schivò la Sauber per millesimi. Dietro di lui c'era il giovane giapponese Takuma Sato sulla Jordan. Heidfeld, volando a ritroso, centrò in pieno la fiancata destra della Jordan di Sato a una velocità folle, in un impatto laterale misurato successivamente in ben 47G. La violenza dell'urto fu tale che la struttura posteriore e il cambio in titanio della Sauber perforarono la scocca in fibra di carbonio della Jordan, penetrando all'interno dell'abitacolo. I rottami volarono ovunque e la pista venne nuovamente congelata dalla Safety Car.
- Heidfeld uscì subito dalla sua vettura, zoppicando ma sostanzialmente illeso, mentre Sato rimase immobile nell'abitacolo distrutto. I soccorsi medici, guidati dal professor Sid Watkins, lavorarono freneticamente in pista per oltre dieci minuti. Le gambe del pilota giapponese erano intrappolate dalle lamiere e la violenza dell'urto aveva letteralmente spezzato in due il piantone dello sterzo, che lo aveva colpito alle ginocchia. Ci vollero le cesoie dei soccorritori per tagliare i resti della Jordan ed estrarre Sato. Miracolosamente, nonostante l'abitacolo fosse stato squarciato, il pilota riportò solo profonde contusioni alle gambe e nessuna frattura grave. Fu trasportato in elicottero all'ospedale di Graz, ma il "dottore della F1" Sid Watkins tranquillizzò subito il circus.
SI CONSUMA IL FATTACCIO
- La gara ripartì molti giri dopo, ma lo spettacolo era ormai compromesso. Barrichello continuò a guidare magistralmente la corsa, mantenendo Schumacher a un secondo di distanza e gestendo perfettamente la pressione del quattro volte campione del mondo. Dietro di loro le Williams viaggiavano a distanze siderali, con Montoya terzo e Ralf Schumacher quarto. Con l'avvicinarsi della bandiera a scacchi, il muretto box della Ferrari si trovò a valutare la situazione del campionato piloti. Sebbene Schumacher fosse già leader della classifica iridata, la filosofia della squadra prevedeva la massimizzazione del punteggio del primo pilota in ottica mondiale, riducendo al minimo i rischi matematici legati a possibili imprevisti futuri nella stagione.
- Ross Brawn aprì la radio con Barrichello circa otto giri prima della fine, chiedendogli di lasciar passare Michael. Rubens, che quel weekend era stato perfetto (Pole, giro veloce e dominio assoluto della corsa), fece finta di nulla e continuò a spingere. I toni si fecero via via più tesi. Si racconta che l'ordine perentorio arrivò direttamente da Jean Todt con una frase che rimase scolpita nella storia della Gestione Sportiva: «Rubens, let Michael pass for the championship» (Rubens, lascia passare Michael per il campionato). Ciò che il pubblico vide negli ultimi cento metri della gara fu solo l'atto finale di un braccio di ferro psicologico durato diversi giri tra il muretto box, guidato da Jean Todt e dal direttore tecnico Ross Brawn, e un riluttante Rubens Barrichello, che cedette solo sul rettilineo finale dell'ultimo giro, quasi a voler massimizzare la visibilità del suo sacrificio per protestare contro una decisione che riteneva profondamente ingiusta.
pubblicità
IL PODIO PIU' CONTROVERSO DI SEMPRE
- Se lo scambio in pista aveva generato i fischi assordanti dei 90.000 spettatori austriaci, la gestione del protocollo sul podio alimentò ulteriormente le polemiche. Schumacher, visibilmente imbarazzato e teso, si rifiutò di salire sul gradino più alto, spingendovi a forza Barrichello. Poi gli consegnò il trofeo del vincitore e lo fece sedere al centro nella conferenza stampa della FIA. Questo comportamento, sebbene dettato dal senso di colpa e dal rispetto per il compagno, mandò su tutte le furie Max Mosley (allora presidente della FIA) e Bernie Ecclestone. La Ferrari aveva violato l'articolo 170 del regolamento sportivo della FIA sul protocollo delle premiazioni. La multa da 1 milione di dollari inflitta al Cavallino non fu per il sorpasso (allora formalmente legale), ma per lo show messo in mostra da Schumi e Barrichello..
- La FIA bandì gli ordini di scuderia dal 2003 con l'introduzione dell'Articolo 39A. Questo divieto, tuttavia, diede vita a un'era in cui gli ingegneri di pista dovevano inventare sofisticati messaggi in codice per aggirare la regola. Conscia dell'impossibilità di regolamentare i dialoghi radio, la Federazione decise di abolire il divieto a partire dal 2011, preferendo la trasparenza dei giochi di squadra espliciti alla menzogna dei codici segreti.
L'UNICA MACCHIA IN UNA STAGIONE PERFETTA
- Nonostante le critiche e le polemiche per quanto accaduto in Austria, la stagione della Ferrari proseguì nello stesso modo in cui era iniziata: dominando in lungo e in largo. Schumacher e Barrichello si alternarono sul gradino più alto del podio in tutte le gare dall'Austria in poi, lasciando solo le briciole agli avversari. La certezza matematica del titolo Mondiale per il Kaiser arrivò addirittura in Francia, sul circuito di Magny-Cours, il 21 luglio: mai nessuno aveva vinto un titolo con tanto anticipo. Quello fu il quinto Mondiale per Michael Schumacher, che agganciò Fangio al primo posto tra i piloti con più campionati vinti. Schumacher non concluse neanche una gara fuori dal podio, facendo registrare un terzo posto come peggior piazzamento. La Ferrari, ovviamente, stravinse il Mondiale Costruttori, chiudendo a quota 221 punti: la Williams, seconda, non superò neanche quota 100. Numeri che danno l'idea di cosa sia stata la Ferrari nel 2002.
pubblicità