F1 a Silverstone: la vittoria con invasione di Barrichello nel 2003
storia della f1Introduzione
Il Gran Premio d'Inghilterra 2003 a Silverstone è ricordato come una delle gare più imprevedibili e caotiche dell'era moderna, stravolta dal panico per la folle invasione di pista di un ex prete sul rettilineo più veloce. Il conseguente caos strategico e le due Safety Car rimescolarono completamente la griglia, incoronando la Toyota leader temporanea della corsa. A trionfare fu infine Rubens Barrichello su Ferrari, autore di una rimonta furiosa e di un sorpasso capolavoro su Kimi Räikkönen che riaprì la lotta per il titolo mondiale. La Formula 1 torna a Silverstone: il weekend inglese è LIVE su Sky e in streaming su NOW
Quello che devi sapere
SCHUMI IN DIFFICOLTA' NELLE QUALIFICHE
- Nel 2003 il venerdì si correva la prima sessione di qualifica a serbatoi vuoti, utile solo a determinare l'ordine d'uscita del sabato (chi faceva il miglior tempo il venerdì, usciva per ultimo il sabato). Già da quella sessione si capì che la Ferrari F2003-GA non avrebbe avuto vita facile. Michael Schumacher commise un errore insolito alla curva Abbey, finendo largo sull'erba e chiudendo con un deludente quinto tempo. A svettare fu la McLaren-Mercedes di Kimi Räikkönen. La scuderia di Woking correva ancora con la vettura dell'anno precedente modificata (la MP4-17D), poiché il progetto della rivoluzionaria MP4-18 si era rivelato un fallimento nei crash test, eppure Kimi volava.
- Il sabato, con la qualifica definitiva a un solo colpo e con la benzina già imbarcata per il primo stint di gara, i muretti box giocarono a scacchi. La pole position di Rubens Barrichello fu un capolavoro di guida. Il brasiliano, che amava profondamente il tracciato di Silverstone, riuscì a compensare la carenza di aderenza delle sue gomme Bridgestone nei curvoni veloci (Copse, Becketts) con linee perfette, battendo Jarno Trulli per soli 150 millesimi. Nel retrobox, però, i tecnici Williams e McLaren sorridevano: Michael Schumacher si era qualificato quinto con una vettura visibilmente pesante e carica di benzina, mentre Juan Pablo Montoya, settimo, aveva imbarcato così tanto carburante da pianificare una sosta molto ritardata. La tattica della Ferrari sembrava fragile.
LA PARTENZA E LA PRIMA SAFETY CAR
- Al via, la Renault di Jarno Trulli, dotata del sistema di launch control più efficiente del lotto e di un motore V10 dal baricentro bassissimo, scattò come una fionda. Barrichello, sorpreso, dovette accodarsi anche a Räikkönen. Nelle retrovie, Michael Schumacher finì imbottigliato nel traffico, subendo persino il sorpasso della BAR di Jacques Villeneuve. La Bridgestone faticava a entrare in temperatura, e per i primi 10 giri le Ferrari sembrarono anatre zoppe contro le scuderie gommate Michelin. Al giro 6, la McLaren di Coulthard perse il poggiatesta nei pressi della prima curva. Quando la direzione gara chiamò la prima Safety Car, si verificò il primo snodo strategico: i piloti con strategie a breve termine (tra cui Barrichello e Trulli) si fiondarono ai box. Sembravano spacciati, costretti a rientrare nel traffico, mentre chi era carico (come la Toyota e la Sauber) scelse di rimanere fuori, ereditando la leadership.
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L'INVASIONE DI PISTA E LA NUOVA SAFETY CAR
- Al giro 12 la gara ripartì, ma durò solo pochi secondi. L'invasione di Cornelius Horan sull' Hangar Straight (il rettilineo più veloce del circuito) fu un momento di puro terrore. Horan non era a bordo pista: era esattamente sulla linea di traiettoria ideale. La prima vettura a incrociarlo fu la Toyota di Cristiano da Matta. Il brasiliano vide una figura verde muoversi all'ultimo secondo e scartò violentemente a sinistra a quasi 300 km/h. Dietro di lui, la Jaguar di Mark Webber dovette fare lo stesso. Se una vettura avesse perso il controllo in quel punto a causa della scia o di una frenata improvvisa, l'impatto avrebbe causato una strage tra piloti e commissari. Il placcaggio del commissario di percorso (un volontario rimasto anonimo ma celebrato come un eroe) evitò il dramma. Horan, che mostrava alcuni cartelli che incitavano a leggere la Bibbia, fu arrestato (sconterà due mesi di carcere) e la Safety Car dovette rientrare immediatamente in pista.
SI SCATENA IL CAOS IN PITLANE
- Questa seconda Safety Car mandò in tilt i computer dei muretti box. Chi non si era fermato al giro precedente fu costretto a farlo ora. Ventidue vetture si ritrovarono contemporaneamente nella stretta pit-lane di Silverstone. La McLaren commise un pasticcio, ritardando il cambio gomme di David Coulthard, il quale perse la visiera del casco durante la concitazione e fu costretto a una sosta supplementare. Michael Schumacher arrivò al box Ferrari mentre i meccanici stavano ancora resettando le attrezzature dopo la sosta di Barrichello. Il tedesco perse secondi preziosi, scivolando in quattordicesima posizione.
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BARRICHELLO LA SPUNTA A SILVERSTONE
- Al restart, la classifica recitava: Da Matta (Toyota) 1°, Panis (Toyota) 2°, Coulthard (McLaren) 3°. I big erano tutti indietro. È qui che iniziò lo show personale di Rubens Barrichello. Libero da ordini di scuderia (Michael era ormai lontanissimo), il brasiliano guidò "con il coltello tra i denti". Al giro 16 superò Ralph Schumacher con una staccata furiosa alla curva Stowe. Cinque giri dopo, si sbarazzò di Olivier Panis all'interno della curva Club. Ma il momento clou arrivò dopo l'ultimo valzer di soste, quando Kimi Räikkönen si ritrovò in testa con la Ferrari numero 2 negli scarichi. Barrichello era visibilmente più veloce, ma la McLaren di Kimi era larghissima e difficile da superare.
- Al 41° giro, la svolta: Barrichello prese la scia di Kimi sull' Hangar Straight. Räikkönen coprì l'interno verso la curva Stowe. Rubens finse di andare all'esterno, poi incrociò la traiettoria buttandosi all'interno all'ultimo millesimo disponibile. Le due vetture affrontarono la curva quasi appaiate a oltre 200 km/h. Kimi, messo sotto pressione, perse il retrotreno, allargò la traiettoria sul cordolo esterno e finì parzialmente sull'erba. Barrichello passò, mandando in visibilio i meccanici Ferrari che saltarono sul muretto.
- Rubinho si portò così a casa la prima vittoria del 2003 e, curiosamente, non fu la prima volta che il brasiliano vinse dopo un'invasione in pista. In Germania, nel 2000, un ex dipendente della Mercedes entrò in pista sul circuito di Hockenheim per protestare contro il suo licenziamento da parte dell'azienda tedesca. In quell'occasione, Barrichello portò a casa il primo successo in carriera in Formula 1
LA FERRARI NON DOMINA, MA VINCE LO STESSO
- La vittoria di Barrichello fu un toccasana per la Ferrari, che in quel periodo estivo stava soffrendo terribilmente il caldo e la crisi delle gomme Bridgestone. Grazie al secondo posto di Montoya e al terzo di Räikkönen, Michael Schumacher (che limitò i danni chiudendo quarto dopo una rimonta furiosa e un duello rusticano con la Renault di Alonso) riuscì a mantenere la testa del mondiale piloti con 69 punti, ma Kimi si portò a sole 7 lunghezze (62) e Montoya a 14 (55). Quel weekend di Silverstone dimostrò al mondo che il Mondiale 2003 non sarebbe stato una passeggiata per Maranello.
- Sia la disputa per il Mondiale Piloti che quella per il titolo Costruttori si risolsero entrambe all'ultima gara, a Suzuka: nonostante l'ottavo posto in quel Gran Premio, Schumacher si confermò Campione del Mondo per il quarto anno consecutivo con la Ferrari. Quello fu anche il sesto titolo per il Kaiser, che superò Fangio e divenne il pilota più vincente nella storia della Formula 1. La Ferrari coronò quel weekend conquistando il titolo Costruttori grazie alla vittoria di Barrichello, la seconda in quella stagione dopo il successo di Silverston che vi abbiamo raccontato
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