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Carlo Vanzini: "La forza di Kimi Antonelli è nella semplicità. Ha unito più generazioni"

MATCH POINT

A Sky Sport 24, a poche ore dall'inizio del weekend in cui Kimi Antonelli si giocherà il primo match point per il titolo Mondiale, Carlo Vanzini racconta il pilota bolognese: la sua semplicità disarmante che ha unito più generazioni di appassionati di F1. La forza che trae dal contatto con il pubblico ma anche l'importanza di una famiglia che segue il volo del suo ragazzo. E perché andrebbe preso come esempio anche da altri sportivi

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A poche ore dal weekend che potrebbe consegnare a Kimi Antonelli il suo primo titolo Mondiale, Carlo Vanzini traccia su Sky Sport 24 il ritratto intimo e professionale del giovane talento bolognese. Attraverso un racconto appassionato, emerge la figura di un pilota capace di abbattere le barriere generazionali: la sua disarmante semplicità e la genuinità nel rapporto con i tifosi lo hanno reso un punto di riferimento che unisce il pubblico della Formula 1, simbolo trasversale di oggi di questo sport. Vanzini analizza le radici di questo fenomeno, evidenziando il ruolo fondamentale della famiglia - presenza discreta ma costante nel guidarne la crescita umana e sportiva - e la forza viscerale che il giovane talento trae dall'abbraccio degli appassionati. Infine, una riflessione sulla comunicazione e soprattutto sul valore pedagogico e culturale della sua parabola: un modello di matura umiltà, etica del lavoro e naturalezza che va oltre i confini del motorsport per proporsi come esempio virtuoso per l'intero panorama sportivo attuale.

Vanzini: "Antonelli e la forza della semplicità, così ha unito più generazioni"

"L'immagine più forte per raccontare la stagione di Kimi Antonelli è quella di Monza, quando lui addirittura si butta sul pubblico dopo la vittoria. E se andiamo a vedere quelle immagini, sono tutti con magliette o cappellini della Ferrari. Lui è stato grande anche in questo, innanzitutto perché guida per la prima rivale e nemica della Ferrari, ossia la Mercedes; lo è stata negli anni '50 ed è tornata a esserlo adesso in questi anni, oltre ovviamente a tutti gli altri che vicendevolmente si divertono a stare davanti alla Ferrari, mentre la Ferrari non riesce più a stare davanti agli altri. Però devo dire che la domanda principale quando incontro qualcuno resta sempre: "Ma vinciamo domenica?". E io a questo punto chiedo: "Depende chi", perché ovviamente per la Ferrari vincere quest'anno è un po' più complesso. Sono tutti ferraristi, però gran parte — o quasi tutti — comunque in seconda battuta ti chiedono di Kimi Antonelli. Invece i ragazzi un po' più giovani ti chiedono direttamente di Kimi Antonelli. È vero anche che non avevamo più avuto un pilota... se non forse Fisichella all'inizio, quando era compagno di squadra di Alonso nel 2005. Ecco, non abbiamo mai avuto... io non ho mai avuto il piacere di raccontare un italiano in lotta per il Mondiale. Poi c'era stato Trulli, ma noi andiamo a raccontare qualcosa che la televisione italiana non ha mai visto, perché Ascari vinse l'ultimo mondiale nel '53 e poi la televisione, la Rai, inizia le sue programmazioni nel 1954".

Una famiglia presente e unita che segue il suo volo

La grandezza di Kimi sta anche nel ruolo della famiglia. Penso ad esempio alla mamma che gli fa ancora la valigia. Io, ad esempio, ho mia mamma che quando viene a casa mi porta ancora la spesa pensando che il mio frigo sia sempre vuoto… Ecco vedo serenità in questi giovani campioni che riescono a vivere senza pressione. Ho avuto modo di fare anche una lunga intervista con Sinner e tutti questi campioni hanno un comune denominatore, ossia una famiglia straordinariamente presente, straordinariamente unita, ma al tempo stesso straordinariamente capace di consegnare il figlio a chi sportivamente lo deve far crescere. Quindi non si intromette: papà Marco di Antonelli un po' perché è del mestiere, però non si intromette in quella che è l'attività sportiva del figlio. Ma il ragazzo vive nella famiglia. E sappiamo benissimo quante discussioni ci possano essere durante la crescita, l'adolescenza, le difficoltà. La famiglia invece è una zona di comfort, non è una preoccupazione; è una zona dove rifugiarsi nei momenti di difficoltà. Kimi viaggia a vent'anni, è leader della Formula 1: al di là che la mamma gli faccia la valigia, lui gira il mondo con il papà, sta in camera con il papà. E prendono il motorhome, come accaduto a Monaco, quando la sera prima hanno fatto una grigliata e il passatempo era prendere le zanzare con il chiappamosche, come lo chiamava lo stesso Kimi. Ecco, questa sfera attorno a lui è una grandissima forza. Come anche il fatto di aver preso il diploma per la mamma. Le immagini della sua maturità scolastica, sono un simbolo in tal senso.

Kimi, come è cambiata la vita: catapultato in cima al mondo

"Lui è disincantato, un ragazzo quasi catapultato in una realtà che per certi versi è anche più grande di lui. Lo vediamo spesso, se non in imbarazzo, quasi timido anche nelle uscite pubbliche, perché si è trovato improvvisamente lì. Voi immaginate la sua parabola: cinque anni fa era ancora sui kart, due anni fa era in Formula 2 e non lo seguiva nessuno. L'anno scorso qualcuno diceva 'Sì, però... no, non è fortissimo'. E quest'anno si trova leader del Mondiale e a fare anche decine di attività extra pista che l'anno scorso ha fatto solo in piccola parte (perché magari se qualcuno voleva conoscere un pilota della Mercedes voleva conoscere Russell). E quindi anche questa credo sia una parte della sua grandezza".

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