F1, l'immenso Alberto Ascari: la sua straordinaria, epica ma anche tragica storia
MITO VEROIntroduzione
Alberto Ascari, soprannominato affettuosamente "Ciccio" per la sua corporatura robusta, è stato uno dei più grandi miti dell'automobilismo mondiale e l'ultimo italiano a vincere un Campionato Mondiale di Formula 1. Nato a Milano nel 1918, ereditò la passione per la velocità dal padre Antonio Ascari, celebre pilota degli anni '20. La carriera fu un susseguirsi di trionfi straordinari, segnati dal profondo legame con Enzo Ferrari e da un dominio tecnico impressionante che lo portò a conquistare due titoli iridati consecutivi nel 1952 e nel 1953. La sua vita si concluse tragicamente a soli 36 anni sul circuito di Monza nel 1955, lasciando un segno indelebile nella storia dello sport. Ecco la ricostruzione dei momenti chiave della sua carriera attraverso sei tappe fondamentali
Quello che devi sapere
L'eredità del padre Antonio e gli esordi nei motori
Qui vi raccontiamo un'epoca in cui nascere con il cognome Ascari significava avere il destino già scritto. E così è stato per Alberto. Suo padre Antonio era la stella della squadra Alfa Romeo negli anni '20, ma morì in un tragico incidente al GP di Francia del 1925, quando Alberto aveva solo sette anni. Nonostante il lutto, il giovane Alberto non abbandonò i motori: iniziò a correre prima sulle due ruote con la Bianchi e successivamente passò alle quattro ruote, debuttando alla Mille Miglia del 1940 a bordo della Auto Avio Costruzioni 815, la prima vettura realizzata da Enzo Ferrari dopo l'addio all'Alfa Romeo.
Il legame con Enzo Ferrari e il debutto in Formula 1
Nel 1949 Alberto firmò per la neonata Scuderia Ferrari, dando inizio a uno dei sodalizi più vincenti dell'epoca d'oro delle corse. Nel 1950 nacque il Campionato Mondiale di Formula 1 e Ascari debuttò al Gran Premio di Monaco a bordo della Ferrari 125 F1, conquistando un ottimo secondo posto alle spalle di Juan Manuel Fangio. La sua guida era celebre per la precisione chirurgica: pulita, lineare, con una traiettoria impeccabile che riduceva al minimo lo sforzo meccanico della vettura.
I due titoli mondiali: il dominio del 1952 e 1953
Il biennio 1952-1953 consacrò Ascari nell'Olimpo dell'automobilismo. Al volante della leggendaria Ferrari 500 F2, Alberto fu letteralmente imbattibile: vinse sei Gran Premi di fila nel 1952 aggiudicandosi il suo primo titolo iridato, e si riconfermò Campione del Mondo nel 1953. Tra le sue imprese storiche figura la striscia di 7 vittorie consecutive valide per il mondiale (9 se non si considera la 500 Miglia di Indianapolis), un record rimasto imbattuto per decenni nella storia della Formula 1.
Il passaggio alla Lancia e la sfida della D50
Nel 1954, alla ricerca di nuove motivazioni, Ascari decise di lasciare la Ferrari per sposare il coraggioso progetto della Gianni Lancia e dell'ingegner Vittorio Jano. Nacque così la Lancia D50, una monoposto rivoluzionaria con i serbatoi posizionati lateralmente tra le ruote. Lo sviluppo della vettura richiese più tempo del previsto, costringendo Ascari a saltare gran parte della stagione 1954 prima del debutto nell'ultima gara a Barcellona, dove conquistò subito la pole position prima di ritirarsi per problemi meccanici.
Il "tuffo" nel porto di Monaco (1955)
Il Gran Premio di Monaco del 22 maggio 1955 fu teatro di uno degli episodi più rocamboleschi della storia automobilistica. Mentre era al comando inseguendo le Mercedes, Ascari perse il controllo della sua Lancia D50 all'uscita della chicane del porto, sfondò le barriere e precipitò direttamente in mare. Alberto emerse incredibilmente dalle acque a nuoto, riportando solo la frattura del setto nasale e qualche contusione, salvato dal pronto intervento dei soccorritori.
Il tragico destino a Monza e il mito immortale
Soltanto quattro giorni dopo l'incidente di Monaco, il 26 maggio 1955, Ascari si recò all'autodromo di Monza per assistere ad alcune prove dell'amico Eugenio Castellotti. Nonostante non dovesse girare, decise di salire in pista per qualche giro al volante della Ferrari 750 Monza. Indossando in prestito il casco dell'amico — lui che era scaramantico e usava sempre il suo celebre casco azzurro —, alla curva del Vialone l'auto sbandò improvvisamente e si capovolse. Ascari morì all'età di 36 anni, lo stesso giorno del mese (il 26) e alla stessa identica età in cui era scomparso suo padre Antonio. In suo onore, la curva del Vialone fu ribattezzata per sempre "Variante Ascari".