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08 febbraio 2017

NBA, Portland: Evan Turner ko, frattura alla mano

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Brutta tegola per i Blazers, che nella loro rincorsa ai playoff dovranno fare a meno per un po' di Evan Turner. Per lui frattura al terzo metacarpo della mano destra, ma il giocatore promette: "Torno prima di quanto si possa immaginare"

Portland non può festeggiare fino in fondo la vittoria allo scadere contro Dallas perché a fare da contraltare al canestro decisivo di C.J. McCollum arriva la notizia della frattura al terzo metacarpo della mano destra subita da Evan Turner durante il terzo quarto. “Tutto quello che ricordo è che stavo inseguendo Devin Harris su un blocco — racconta il diretto interessato — ma dal video credo sia successo scontrandomi contro Harrison Barnes, non so bene come. Non ho sentito chissà che dolore all’inizio, ma è venuta a mancarmi la sensibilità. Quando sul possesso successivo Dame [Lillard] mi ha passato la palla non potevo stringerla né tenerla in mano: ho capito che qualcosa non andava”. Turner ha anche confidato di aver sentito dai medici di squadra nel dopo partita che l’infortunio “non dovrebbe richiedere un intervento chirurgico”, ma si aspettano gli esami approfonditi di domani a Portland per saperne di più. “Avrei almeno voluto dire di essermi fatto male volando per una schiacciata o qualcos'altro di più figo”, ha scherzato il n°1 dei Blazers.

Miglioramenti — L’infortunio a Turner arriva nel peggior momento possibile perché l’ex seconda scelta assoluta da Ohio State — dopo la firma del contratto da 70 milioni di dollari per 4 anni in estate e un inizio di stagione davvero complicato — sembrava aver trovato la sua dimensione all’interno degli schemi di coach Terry Stotts. Decisiva proprio la sua mossa di inserirlo in quintetto al fianco di Damian Lillard e C.J. McCollum nelle ultime nove gare: non è tanto la crescita dai 9.6 punti delle sue prime 40 partite agli 11.1 delle ultime nove, quanto la totale inversione nel suo net rating, passato da essere fortemente negativo venendo dalla panchina (-5.8) a molto positivo partendo dall’inizio (+6.9). “Quando lo abbiamo firmato quest’estate sapevamo cosa poteva dare a questa squadra — le parole del leader dei Blazers Lillard — ed è un qualcosa che non si ottiene facilmente da un altro giocatore. Sta a noi cercare di far sentire il meno possibile la sua assenza”.

Lacune — Da sempre giocatore di grandissimo talento, dotato di centimetri (due metri di altezza) e della capacità di rendersi utile in tantissime fasi del gioco, Turner ha però sempre evidenziato limiti altrettanto conclamati: uno scarso tiro da fuori (sotto il 29% da tre), un impegno difensivo non sempre all’altezza e soprattutto la necessità di avere tanto il pallone tra le mani — o quanto meno di essere costantemente coinvolto — per rendere al meglio (anche se accanto a Lillard e McCollum sembrava aver migliorato il suo rendimento lontano dalla palla). Pregi e difetti a parte, è indubbio che Portland — all’inseguimento dell’accesso ai playoff dopo un pessimo avvio stagionale (al momento noni a Ovest, due sconfitte solo di distanza da Denver) — ha bisogno (anche) di Turner per coltivare ambizioni di postseason: “Mi è stato detto che molto del mio recupero dipenderà dalla mia soglia del dolore”, le ultime parole di Turner. “Beh, al college mi sono fratturato la schiena il 5 dicembre e il 6 gennaio ero già in campo”. Suona come una promessa, fatta per mantenere alto il morale di compagni e tifosi: Evan Turner will be back, prima di quanto ci si possa immaginare. 

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