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NBA, nel caos di casa Knicks arrivano gli Spurs

NBA
Vivrà anche del duello Carmelo Anthony-Kawhi Leonard la sfida tra Knicks e Spurs (foto Getty)

In prima serata su Sky Sport 2 (ore 21.30), i disastrati Knicks ricevono la squadra con il secondo miglior record esterno di tutta la NBA: San Antonio è alla ricerca della sua terza vittoria del Rodeo Trip, New York vuole salvare la faccia davanti al suo pubblico dopo 4 sconfitte interne consecutive

Possibile fare peggio di così? La domanda è quella che si stanno ponendo tutti i tifosi dei New York Knicks (22-33), chiamati ad accogliere sul parquet del Madison Square Garden niente meno che i San Antonio Spurs (41-12), ovvero la squadra che — eccezion fatta per i soliti Warriors — vanta il miglior record esterno della NBA (22-6, ovvero gli Spurs hanno collezionato solo in trasferta il totale delle vittorie stagionali di New York). Per i bluarancio si tratta della quinta e ultima gara consecutiva interna, ma a giudicare dalle precedenti quattro (altrettante sconfitte, contro Cavs, Lakers, Clippers e Nuggets) il fattore campo non è certo gran cosa. L’ultima debacle, in particolare, contro i Denver Nuggets (131 punti subiti, il peggior dato concesso al Garden negli ultimi 12 anni!), ha fatto scatenare coach Hornacek: “Spero che i giocatori fossero imbarazzati dal modo in cui non riuscivano a marcare nessuno”. Lo erano, almeno a sentire Carmelo Anthony — “dovremmo esserlo tutti, per il modo in cui stiamo giocando” — ma il quinto miglior marcatore di sempre tra i giocatori attivi (davanti a lui solo Dirk Nowitzki, LeBron James, Paul Pierce e Vince Carter) è apparso ancora più sconfortato nelle parole rilasciate in settimana: “Se da fuori la situazione della squadra e della franchigia sembra disastrosa, dall’interno è ancora peggio, perché siamo noi che viviamo sulla nostra pelle quello che succede qui giorno dopo giorno”. Ecco allora che la visita di una delle migliori squadre della Western Conference non arriva certo in un buon momento per i Knicks, ancora senza Joakim Noah a centro area, rimpiazzato da Kyle O’Quinn (5-3 il record quest’anno con lui in quintetto).

Gli Spurs di Leonard — Completamente diverso il quadro in casa Spurs. Nel mezzo del loro consueto Rodeo Trip, inaugurato con una sconfitta a Memphis seguita però da due vittorie, la squadra di coach Popovich [mai un grande amicone di Phil Jackson — e viceversa, ndr] è reduce da cinque successi nelle ultime sei gare disputate, comodamente assestata dietro solo ai Golden State Warriors nei ranking NBA. Cavalca un Kawhi Leonard reduce da due escursioni a quota 32 punti (e non a caso assente nella gara contro i Grizzlies) e sempre più serio candidato al titolo di MVP stagionale. Lo dicono le 17 partite chiuse da inizio stagione con almeno 30 punti (evenienza capitata solo 4 volte nelle precedenti 324 gare disputate in carriera) e una striscia di prestazioni in doppia cifra che arrivata a quota 82 insidia quella di Tim Duncan (91, fatta registrare nel 2003). Il prodotto di San Diego State non è più solo un grandissimo difensore, quindi — ma pur sempre titolare dello specifico premio NBA negli ultimi due anni — anche se proprio nella metà campo dietro Leonard avrà le mani piene nel duello contro Carmelo Anthony, che promette spettacolo. Squadra al solito solida e quadrata, gli Spurs sono (insieme solo a Toronto) l’unica realtà della lega nella top-10 stagionale tanto per punti segnati (decimi a quota 107.7, ma quinti per offensive rating) che per punti concessi (secondi a quota 98.7, addirittura primi per defensive rating), sfoggiando anche la miglior percentuale da tre punti dell’intera NBA (40.8%) e la migliore di sempre nella storia della franchigia nelle prime 53 gare.

 

Uno scontro (anche) europeo — Per il pubblico europeo che si gode il primo duello Knicks-Spurs stagionale (il secondo andrà in scena in Texas il prossimo 25 marzo) in prime time (diretta Sky Sport 2 a partire dalle 21.30), la sfida del Madison Square Garden è anche quella tra due grandi nomi — un giovanissimo emergente e un veterano pluri-campione NBA — provenienti dal Vecchio Continente: Kristaps Porzingis contro Tony Parker. Secondo miglior marcatore di squadra a 18.5 a sera e primo stoppatore (quasi 2), la seconda stagione NBA del lèttone rischia di perdersi nel marasma che circondo i Knicks. Porzingis è infatti migliorato per punti segnati e percentuale al tiro, sia dal campo che da tre punti, nonostante sia rimasto praticamente invariato il suo coinvolgimento all’interno dell’attacco bluarancio (24.5 il suo usage rate da rookie, 24.2 quest’anno). Fanno registrare invece un leggero passo indietro alcuni dati statistici avanzati come la percentuale di assist, quella di rimbalzi e il suo net rating (-3.3 quest’anno). Dalla Lettonia alla Francia, una leggenda come Tony Parker non la si scopre certo oggi, visto che la point guard degli Spurs è uno dei due giocatori in attività (l’altro è LeBron James) a poter sfoggiare più di 18.000 punti e 6.500 assist (la lista totale arriva a sei, e conta campioni del calibro di Oscar Robertson, Gary Payton, John Stockton e Isiah Thomas). Ovvio che il rendimento del francese non sia più quello di una volta, e le ultime cinque gare degli Spurs sono una fotografia perfetta al riguardo: 1 punto in 26 minuti con 0/5 al tiro contro i Sixers, poi 18 contro Denver, solo 8 a Memphis, ancora 18 a Philadelphia e 2 con 1/6 al tiro nell’ultima trasferta di Detroit. In generale, il net rating di San Antonio migliora leggermente quando lui è in panchina piuttosto che in campo (+9 contro +7.3) ma soprattutto tocca il +12.6 quando a guidare i nero-argento in regia c’è Patty Mills, la sua alternativa nel ruolo. Father time, come dicono negli Stati Uniti, è ancora imbattuto, ma finché c'è una chance di potersi gustare Tony Parker in campo conviene sempre approfittarne.