16 novembre 2017

NBA, i risultati della notte: Towns decisivo contro gli Spurs, terza in fila per Cavs e OKC

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Un decisivo Karl-Anthony Towns da 26 punti e 16 rimbalzi guida Minnesota al successo contro San Antonio. Altri 125 punti in back-to-back per i Raptors, che vincono anche a New Orleans. Strisce positive per Cavaliers e Thunder, entrambe al terzo successo consecutivo

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Charlotte Hornets-Cleveland Cavaliers 107-115

IL TABELLINO

Vincere contro gli Charlotte Hornets da quando Michael Jordan è diventato proprietario in North Carolina sembra essere quasi una questione d’onore per LeBron James, che raramente nei 23 successi precedenti conquistati contro la squadra del Jordan dirigente (a fronte di una sola sconfitta) aveva sofferto così tanto. Cleveland infatti per l’undicesima volta in questa stagione è andata a riposo in svantaggio; di gran lunga la peggiore in tutta la NBA sotto questo aspetto (e non solo), al termine del sesto primo tempo stagionale in cui ha incassato almeno 65 punti. Il solito disastro insomma, così come normalmente superlativa è stata la capacità del numero 23 di portare fuori dalle secche i suoi compagni, partendo dalla difesa e chiudendo con 31 punti, 8 assist e 6 rimbalzi. Ventidue invece sono quelli di Kevin Love, a cui si aggiungono i 13 dell’affidabile Jeff Green in uscita dalla panchina; a pesare più di tutto però sono i 17 punti concessi agli Hornets nel terzo quarto: “La nostra difesa è stata fenomenale”, urla forse un po’ troppo ottimista James, che però sa quanto sia importante essere riusciti a mettere in fila tre successi per la prima volta in regular season. Cinque invece sono le sconfitte inanellate da Charlotte, che sorride per aver ritrovato in quintetto un Nicolas Batum da 16 punti all’esordio stagionale, secondi soltanto ai 20 di Walker e ai 22 di uno sfidatissimo Kidd-Gilchrist da 10/14 al tiro.

Minnesota Timberwolves-San Antonio Spurs 98-86

IL TABELLINO

Il modo migliore per festeggiare i suoi 22 anni Karl-Anthony Towns lo ha trovato sul parquet, facendosi sostanzialmente da solo un gran bel regalo nella sfida contro San Antonio: 26 punti, 16 rimbalzi e soprattutto una vittoria che interrompe una striscia di 12 sconfitte consecutive incassate negli ultimi anni contro gli Spurs. Un tabù finalmente sfatato: “Il cibo sarà più buono stasera e le risate saranno più forti e rumorose”, commenta Towns pensando alla festa di compleanno che lo attendeva dopo il match, in una serata in cui Minnesota ha dimostrato di poter fare a meno (una tantum) dell’apporto realizzativo di Jimmy Butler e Andrew Wiggins, che in combinata non vanno oltre il 6/24 dal campo, senza brillare né alla voce rimbalzi, né assist. A funzionare però per una volta è stata la difesa, che ha avuto vita facile contro una San Antonio spuntata. Con un Aldridge inceppato e alle prese con problemi di falli che ne hanno limitato l’utilizzo, gli Spurs infatti hanno risentito più del solito dell’assenza di Kawhi Leonard, ancora fuori a tempo indeterminato. La panchina dei texani inoltre non ha dato la scossa sperata, perdendo la sfida contro i convincenti Crawford e Bjelica e costringendo così gli Spurs a scivolare al quarto posto della Western Conference. Prima di loro Golden State, Houston e una sorpresa (ma non troppo, vista la rivoluzione estiva): sì, proprio loro, i Minnesota Timberwolves.

Milwaukee Bucks-Detroit Pistons 99-95

IL TABELLINO

Non sempre si può essere il miglior realizzatore di squadra, soprattutto se un parziale e momentaneo passaggio di consegne può garantirti un importantissimo successo contro un’avversaria diretta della Eastern Conference. Giannis Antetokounmpo per la seconda volta in questa stagione non è il miglior realizzatore dei Bucks (e questa è una notizia), ma a suo modo è riuscito a essere decisivo contro i Detroit Pistons, battuti nel finale di gara grazie all’asfissiante lavoro difensivo e alle braccia interminabili e tentacolari dei ragazzi di coach Kidd. Milwaukee infatti sa da tempo di poter disporre di armi che raramente una squadra NBA ha avuto a disposizione; l’unica cosa che bisogna(va) imparare a fare era affilarle, ma come dimostrano anche le 16 stoppate messe a referto di squadra, la consapevolezza di essere lunghi, atletici e duttili come nessuno può davvero essere la chiave di (s)volta. Alla sirena sono sei i giocatori in doppia cifra, con Middleton che chiude a quota 27 punti, 21 di Antetokounmpo e 14 di un Bledsoe impreciso, ma sempre più calato nel contesto che lo circonda da una decina di giorni. Detroit invece dopo cinque successi consecutivi fa cilecca dinanzi al banco di prova più importante di questo primo mese di regular season; niente drammi però, anche grazie a un Avery Bradley da 28 punti al suo massimo stagionale, intrappolato in angolo sul possesso decisivo del match dalla difesa dei Bucks e letteralmente scippato da Giannis del pallone che avrebbe potuto significare vittoria a meno di 30 secondi dal termine. Una pecca, certo, ma difficile fare meglio contro un candidato MVP.

New York Knicks-Utah Jazz 106-101

TABELLINO

Dopo la rimonta subita da Cleveland, New York si vendica con Utah e dopo essere stata a lungo indietro nel punteggio la spunta nel finale, grazie a una tripla decisiva di Tim Hardaway Jr. per tre dei suoi 26 punti, cui aggiunge anche 6 assist e 6 rimbalzi. I Knicks hanno anche 22 punti da Kristaps Porzingis, 19 da Courtney Lee e 13 da Enes Kanter, e chiudono la serata sfiorando il 43% da tre punti (9/21). Sotto 60-50 all’intervallo, e ancora di 8 punti in apertura dell’ultimo periodo, i padroni di casa mettono la testa avanti a 4 minuti dalla fine e si affidano poi al loro acquisto estivo più costoso per risolvere la partita nei momenti decisivi. Per Utah il top scorer arriva dalla panchina, con i 30 punti di Rodney Hood, con 10/20 al tiro e sei triple a segno, mentre altri 19 li aggiunge la solita matricola Donovan Mitchell, ancora una volta capace di avere impatto sulla partita. I Jazz, 6-9 dopo le prime 15 partite, nonostante un’ottima serata dalla distanza (17/35 dall’arco), non hanno ancora vinto in trasferta (0-5), evento occorso per l’ultima volta lo scorso 8 aprile, sul parquet di Golden State.

Oklahoma City Thunder-Chicago Bulls 92-79

IL TABELLINO

Non c’è due senza tre, soprattutto se ti ritrovi ad affrontare i Bulls dopo aver vinto le due partite precedenti. Se a questo si aggiunge il peggior primo quarto a livello realizzativo della storia di Chicago, la gara diventa veramente in discesa. OKC quindi, nella serata in cui riporta in parità il suo record di vittorie-sconfitte, può concedersi il lusso di alzare letteralmente il piede dell’acceleratore già a fine primo tempo sul 58-34 e tirare con il 22% dal campo nella ripresa. “Dopo l’intervallo lungo non abbiamo più trovato ritmo”, racconta coach Donovan, consapevole del fatto che fosse difficile riuscire a restare concentrati contro un avversario che ha sùbito svestito i panni della minaccia e indossato i guantoni dello sparring partner. Per loro fortuna però, non sono arrivati molti cazzotti: 21 punti per Westbrook (17 nel primo tempo), 18 con 11 rimbalzi di Anthony e 13 di un Paul George rimasto sul parquet per ben 37 minuti, nonostante il risultato non sia mai stato in discussione. I Bulls si consolano con i 16 punti di Markkanen, nota positiva in un mare di difficoltà.

New Orleans Pelicans-Toronto Raptors 116-125

IL TABELLINO

I Toronto Raptors hanno tenuto ben a riparo dalle intemperie le mani nelle ultime 24 ore scarse trascorse dalla sfida di ieri vinta contro Houston; giusto il tempo di volare a New Orleans e di scendere sul parquet dello Smoothie King Center per ricominciare da dove avevano lasciato e segnare nuovamente 125 punti. Non era mai successo nella storia dei canadesi di mettere a referto due prestazioni offensive del genere in back-to-back. Merito di due armi con le quali i Rockets volente o nolente stanno iniziando a prendere confidenza: il tiro da tre punti (16 triple con il 47% dall’arco) e la circolazione di palla (ben 27 assist a referto). No, Toronto non è diventata la nuova Golden State, ma grazie ai 25 punti di DeRozan, i 22 di Lowry e i 21 di Valanciunas coach Casey si gode i suoi Big Three. Dall’altra parte invece non basta la travolgente cavalcata di un DeMarcus Cousins da record: con i 25 punti e 9 rimbalzi di serata, l’ex giocatore dei Kings raggiunge quota 400 punti e 200 rimbalzi già a referto dopo 15 gare. Nella storia NBA prima di lui ci sono riusciti soltanto Moses Malone (tre volte) e Shaquille O’Neal: gli altri hanno poi portato a casa il titolo, ma questo non sembra ciò che il futuro prospetta a Cousins il prossimo giugno. 

Miami Heat-Washington Wizards 93-102

IL TABELLINO

Questione di maturità. Alle volte vincere vuol dire dimostrare di essere stati semplicemente più astuti e preparati in alcune situazioni cruciali del match. In altre occasioni invece porta a casa il successo chi dispone del giocatore migliore sul parquet, quello che ti risolve quei possessi in cui il pallone non vuol saperne di circolare in attacco. Ecco, gli Washington Wizards hanno dimostrato di avere entrambi: istinto per la vittoria e John Wall. “Tutto sta nel far sì che i ragazzi facciano un piccolo sforzo in più”, racconta Scott Brooks, soddisfatto dopo aver chiuso la partita con un parziale di 29-13. Da -7 a +9 in un amen, guidati dai 27 di Wall, 26 di Beal e nonostante il 41% dal campo di squadra (poco, molto poco) e l’espulsione di Markieff Morris per doppio tecnico che lo ha tolto dalla partita negli ultimi decisivi minuti. E Miami? Dragic e Waiters portano 40 punti in combinata, a cui aggiunge 21 rimbalzi il solo Whiteside. Positivi, ma non in grado di evitare la quarta sconfitta casalinga in questo primo mese di regular season.

Memphis Grizzlies-Indiana Pacers 113-116

TABELLINO

“Nei primi tre quarti non abbiamo difeso”, accusa i suoi coach Fizdale e infatti Memphis si ritrova sotto di 17 nel quarto quarto, prima di infilare un parziale di 10-0, rimettere in piedi la partita e avvicinarsi anche a -3 con 12.4 secondi da giocare dopo un gioco da tre punti di Marc Gasol, il migliore dei suoi con 35 punti e 13 rimbalzi. A lui si affidano quindi i Grizzlies (orfani di Mike Conley, fuori per un dolore al tallone d’Achille) anche sull’ultimo possesso, una tripla disperata che però manca il bersaglio e consegna la vittoria esterna ai Pacers, guidati da un Darren Collison da 30 punti e 8 assist, cui danno man forte Victor Oladipo (21) e Bojan Bogdanovic (16 con 6/9 al tiro e 4 triple a segno) ma anche una panchina che con Domantas Sabonis, Corey Joseph e Lance Stephenson produce 31 punti, 14 rimbalzi e 13 assist. Dalla panchina, per i padroni di casa, fa ancora una volta bene Tyreke Evans, autore di 18 punti, con 9 assist e 6 rimbalzi ma i Grizzlies tirano solo il 25% da tre con un pessimo 8/32 e pagano come sottolineato dal loro allenatore una difesa capace di concedere il massimo stagionale in un tempo a Indiana (il primo), 67 punti.

Portland Trail Blazers-Orlando Magic 99-94

IL TABELLINO

Lillard e McCollum. McCollum e Lillard. Il leitmotiv che risuona in sottofondo al Moda Center fa spesso così, piacevole da sentir risuonare soprattutto quando arriva il supporto insperato dalla panchina: Shabbaz Napier realizza 19 punti, tirando 5/5 dall’arco e concedendo così quel metro in più di spazio di riflesso al backcourt dei Blazers, che combina come al solito per 50 punti decisivi. Orlando resta a lungo in partita, ritrovando il vantaggio a meno di sette minuti dal termine. Tanti, forse troppi per andare oltre con un Fournier da 22 punti e Simmons che ne aggiunge 16 in uscita dalla panchina. Portland chiude così sul 4-2 la striscia di partite casalinghe, si gode il quinto posto a Ovest e si prepara a giocare sei delle prossime sette in trasferta; lo scenario migliore per misurare le ambizioni della squadra.

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