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NBA, Houston fa 13, LeBron fa 60 (triple doppie), Ginobili segna ancora il canestro della vittoria

NBA

I Rockets centrano la 13^ vittoria in fila con 31 punti di Harden e un secondo tempo mostruoso di Chris Paul. LeBron James supera Larry Bird ed è sesto da solo per triple doppie mentre Erik Spoelstra sorpassa Pat Riley per numero di vittorie in panchina agli Heat. Tutti degli Spurs gli ultimi 13 punti della gara, con il canestro della vittoria di Manu Ginobili

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San Antonio Spurs-Dallas Mavericks 98-96

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I punti non si contano, si pesano. E ancora una volta i 12 di Manu Ginobili si abbattono come macigni sugli avversari, soprattutto gli ultimi due, arrivati con il punteggio in parità a 3.1 secondi dal ferro, con la penetrazione mancina che suggella la rimonta degli Spurs e la loro vittoria sui Mavericks. Con 4:11 da giocare nell’ultimo periodo, San Antonio deve recuperare uno svantaggio di 11 punti: detto, fatto. La squadra di Popovich chiude la gara con un 13-0 di parziale che evita ai nero argento la terza sconfitta in fila. Si complicano subito le cose gli Spurs, che senza Tony Parker e Kawhi Leonard (riposo precauzionale in back-to-back) e anche Danny Green (dolore all’inguine) partono lenti e collezionano un primo quarto concluso con il 30% al tiro: Dallas è in vantaggio 31-18 e rimane davanti sostanzialmente per tutta la gara, prima di collassare completamente nel finale. Per San Antonio ci sono i 22 punti con 14 rimbalzi di LaMarcus Aldridge, i 14 di Dejounte Murray promosso titolare al posto di Parker e i 13 di Davis Bertans dalla panchina, mentre Dallas ha 40 punti in due provenienti da Wurzburg, Germania: 21 li mette Max Kleber, quasi infallibile dal campo (9/10 al tiro) e 19 li aggiunge l’eterno Nowitzki, ma coach Carlisle (sempre senza il suo rookie Dennis Smith Jr.) ha anche 17 punti, 11 rimbalzi e 6 assist da Yogi Ferrell. Poi però, neppure dieci giorni dopo il canestro decisivo nella vittoria sui Boston Celtics, è ancora “Manu-mania” con l’argentino a mettere il sigillo su un’altra prestazione a suo modo leggendaria.

Houston Rockets-Milwaukee Bucks 115-111

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“Non avevo mai allenato Chris Paul in un back-to-back – l’osservazione di Mike D’Antoni a fine gara – per cui all’intervallo ho pensato: è stanco morto”. Le cifre sembravano dimostrarlo: 0/5 al tiro e 5 palle perse per il playmaker dei Rockets nella prima metà gara, con soli 2 punti. Morto? Tutt’altro: nel secondo tempo l’ex Clippers si trasforma e mette insieme una ripresa da 7/8 al tiro con 3 triple a segno e 6/6 dalla lunetta per 23 punti (compresi due canestri consecutivi nel finale decisivi), portando il suo totale a 25. Altri 31 li aggiunge il suo partner-in-crime James Harden (in dubbio fino alla palla a due per via di un colpo subìto al ginocchio contro gli Spurs) e Houston fa 13, tenendo così viva la seconda striscia di vittorie più lunga nella storia della franchigia dietro solo a quella di 22 gare della stagione 2007-08. “Stasera non eravamo noi eppure abbiamo trovato il modo di vincere”, dice un soddisfatto Mike D’Antoni nel post-partita, pensiero condiviso anche da Paul: “Una vittoria davvero importante dal punto di vista mentale”. Perché i Rockets (senza Clint Capela) perdono 15 palloni, tirano sotto media dall’arco (11/35, solo il 31.4%) eppure hanno la meglio sui Milwaukee Bucks che collezionano la terza sconfitta in fila, nonostante i 23 punti di Khris Middleton, i 20 dalla panchina di Malcolm Brogdon e la solita eccezionale gara a 360 gradi di Giannis Antetokounmpo, che chiude con 28 punti, 9 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi. 

Cleveland Cavaliers-Utah Jazz 109-100

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Un’altra prestazione di LeBron James da LeBron James. Il n°23 di Cleveland segna 29 punti con 11 rimbalzi e 10 assist per la quinta tripla doppia stagionale, la 60^ in carriera (una in più di Larry Bird, per il sesto posto solitario nella classifica all-time) e lo fa mettendo a segno i canestri decisivi nel finale. Dieci dei suoi 29 punti arrivano infatti nel quarto quarto e quando Utah si rifà sotto a -5 con quattro minuti da giocare, sono sei punti in fila di “King” James a chiudere definitivamente i conti. “Mi sento bene – commenta nel dopo-partita – nonostante sia la mia 15^ stagione direi che finora è una delle migliori della mia carriera. Voglio cambiare la percezione che dopo i 30 anni o la 12^ stagione un giocatore abbia ormai superato il picco più alto della sua carriera: se penso ai minuti che ho giocato, al numero di finali consecutive, allo sforzo che ho richiesto al mio corpo in questi anni, credo che nessuno abbia mai fatto tanto nella storia della lega”. C’è ovviamente il n°23 dietro l’impressionante striscia di 17 vittorie nelle ultime 18 gare dei Cavs (imbattuti alla Quicken Loans Arena da 11 gare), con gli Utah Jazz ultima vittima sacrificale nonostante i 26 punti con 10/15 al tiro di Donovan Mitchell, al primo duello diretto contro il suo idolo da ragazzino: “Per tutta la mia vita mi sono ispirato a LeBron: poterci giocare contro oggi è un sogno”. Senza Rudy Gobert (fuori almeno due settimane) e Derrick Favors, Utah tira il 50% da tre punti e manda tre giocatori dalla panchina in doppia cifra (Sefolosha, O’Neale e Hood) ma altrettanto fa Cleveland (con Korver, Green e Cedi Osman, al suo massimo in carriera, 10 punti, che gli sono valsi gli elogi di LeBron James), che chiude con il 53.2% dal campo e 30 assist su 42 canestri messi a segno. 

Memphis Grizzlies-Boston Celtics 93-108

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Dopo tre sconfitte nelle ultime cinque partite, in quello che forse è il momento più difficile della stagione dei Celtics, una gara semplice contro una franchigia in piena crisi può essere un toccasana. Questo avranno pensato Kyrie Irving (20 punti, il migliore dei suoi) e compagni una volta arrivati al Fedex Forum, in un match fatto di continui saliscendi. Il 29-8 di parziale con cui si è aperta la sfida in favore dei Celtics infatti sembrava aver messo da subito messo le cose in chiaro, ma entrati nel quarto periodo il tabellone non lasciava scampo: 73-71 in favore dei Grizzlies. Boston allora ha dovuto trovare le forze per vincerla di nuovo, grazie al secondo strappo del match. Quello del ko: un 16-0 nato approfittando dell’incapacità di Memphis di segnare per oltre sei minuti e mezzo. E così Al Horford, Terry Rozier e Jayson Tatum (tutti in doppia cifra a fine gara) realizzano i canestri della staffa, condannando i padroni di casa alla 17esima sconfitta nelle ultime 19 partite. “Non ci siamo scomposti e abbiamo capito che dovevamo rimboccarci le maniche di nuovo – racconta Horford -; non abbiamo concesso nulla in difesa e abbiamo ripreso ad attaccare muovendo il pallone. Questo ci ha spalancato le porte del successo”. Inutili quindi i 30 punti e 10 rimbalzi di Marc Gasol (-8 di plus/minus) e i 25 di Tyreke Evans che si è conquistato il posto in quintetto: “Certo, entrambi ci hanno fatto male. Ma nei momenti di difficoltà bisogna essere bravi ad affrontare la tempesta e aspettare che passi”. Il momento nero dei Grizzlies invece non sembra avere una fine: “Non sono nel panico, anzi- racconta Gasol -. Ogni mattina faccio scorta di positività e pratico yoga per evitare che tutto ciò mi travolga”. Giusto farlo, ma non sembra bastare.

Minnesota Timberwolves-Phoenix Suns 106-108

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Ai Minnesota Timberwolves (che raramente erano partiti così bene nella loro storia) continua a mancare sempre quel dannato centesimo per fare un dollaro. Questa volta a metterci lo zampino è Jeff Teague, che concede un fallo e soprattutto tre tiri liberi a Isaiah Canaan a sei secondi dal termine. Da +1 a -2: giusto il tempo di vedere Jimmy Butler andare a sbattere un paio di volte contro la difesa dei Suns e la frittata è fatta. Il protagonista è quindi l’esordiente in maglia Suns, firmato soltanto mercoledì da Phoenix grazie alla cosiddetta injury hardship; clausola che permette di mettere sotto contratto un giocatore in più oltre i 15 consentiti se almeno quattro di loro sono convalescenti per altre due settimane. La lista degli infortunati in Arizona è bella lunga e l’ex Bulls è riuscito “nonostante il poco allenamento” (come sottolineato da coach Triano) a risultare decisivo: 15 punti, 5 rimbalzi e 7 assist, in un successo conquistato dai Suns grazie al contributo della panchina. Sono ben quattro i giocatori in doppia cifra entrati a gara in corso, mentre dall’altra parte coach Thibodeau spreme come al solito i suoi titolari raccogliendo ben poco oltre i 28 e 11 rimbalzi di Towns e i 35 combinati di Teague e Gibson. I T’wolves perdono così una grande occasione, non approfittando delle 23 palle perse dei Suns (contro le sei di Minnesota) che diventano 23 tiri in più dal campo di squadra. Una squadra di vertice questa partita l’avrebbe vinta: Minnesota ancora non lo è.

Miami Heat-L.A. Clippers 90-85

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C’è più di un motivo per festeggiare, a Miami: contro i Clippers infatti arriva la quarta vittoria nelle ultime cinque gare, con gli Heat guidati da un Josh Richardson che sembra rinato (28 punti con 10/16 dal campo per lui). È la vittoria n°455 sulla panchina degli Heat di Erik Spoelstra, una in più di quelle collezionate dal suo maestro e mentore, Pat Riley, “che io continuo a chiamare il mio coach”, dice umilmente l’allenatore degli Heat nel post-partita. Che aggiunge: “Una vittoria di quelle che piacciono a lui, conquistata con le unghie e con i denti, pur tirando il 37% dal campo”. Vanno tutti in doppia cifra Dion Waiters (13 punti), Goran Dragic (10) e Kelly Olynyk (11) ma con un complessivo 12/32 al tiro e allora per vincere ci vuole la complicità dell’ennesimo quintetto d’emergenza dei Clippers, che oltre alle assenze croniche di Blake Griffin, Danilo Gallinari e Patrick Beverley deve rinunciare anche a Austin Rivers. Il migliore per coach Rivers è Montrezl Harrell, autore di 15 punti con 7/10 dal campo, DeAndre Jordan ne aggiunge 12 con 20 rimbalzi, mentre Lou Williams si ferma a 13. Per L.A. si tratta della sesta sconfitta nelle ultime nove partite disputate. 

Charlotte Hornets-Portland Trail Blazers 91-93

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Dopo cinque ko consecutivi, sembra tornado il bel tempo a Portland, che sul parquet degli Hornets agguanta la terza vittoria (tutte esterne) in fila grazie ai 25 punti di C.J. McCollum e a un Damian Lillard non troppo lontano dalla tripla doppia (18 per lui, con 11 assist e 7 rimbalzi). I Blazers tengono i padroni di casa al 32% al tiro nel primo tempo e costruiscono un vantaggio di 12 punti. Pur subendo 30 punti nel terzo quarto e facendo rientrare in partita Charlotte, danno il via a un parziale di 18-4 che sembra decidere la gara, ma Batum e soci (23 punti per lui, massimo stagionale) non mollano e con 4 minuti da giocare nell’ultimo quarto la gara è ancora in parità. Kemba Walker sbaglia tre tiri decisivi nel finale e condanna i suoi alla decima sconfitta nelle ultime dodici gare: “Non avrei voluto il pallone nelle mani di nessun altro”, le parole di coach Silas comprensive verso la sua point guard (autore di 14 punti ma con un pessimo 7/26 al tiro). Male per gli Hornets anche Dwight Howard, tenuto a 9 punti con 3/10 al tiro da Jusuf Nurkic.