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NBA, risultati della notte: Irving ne fa 40 ma Orlando sorprende Boston, Indiana espugna San Antonio

NBA

La stella dei Celtics al rientro firma la sua seconda miglior prestazione stagionale contro Orlando, ma un pessimo terzo quarto da 32-12 costringe Boston alla terza sconfitta casalinga in fila. San Antonio torna a perdere in casa contro Indiana dopo 14 successi consecutivi, Spencer Dinwiddie firma il canestro della vittoria per Brooklyn a Detroit e i Lakers hanno facilmente ragione dei Knicks

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Boston Celtics-Orlando Magic 95-103

IL TABELLINO

Se la pallacanestro si giocasse solo sui precedenti, gli Orlando Magic non avrebbero avuto una chance. Prima della trasferta a Boston la squadra di Frank Vogel era reduce da 17 sconfitte nelle ultime 19 partite, con l’ultimo successo esterno che risaliva al 4 dicembre – dopodiché, 10 gare perse consecutivamente. Il record sul campo dei Celtics, poi, era ancora peggiore: 14 sconfitte in fila, a cui si era aggiunta anche la notizia del rientro di Kyrie Irving dopo una gara di stop per curare un problema alla spalla sinistra. Un disturbo smaltito in fretta, evidentemente, vista la prestazione del numero 11 biancoverde: 40 punti con 7 rimbalzi e 5 assist in 40 minuti, con 14/23 dal campo e 5/7 da tre, la seconda migliore della sua stagione dopo i 47 rifilati ai Dallas Mavericks. Il basket però non si gioca sui precedenti, ma solo su quello che succede nel presente, e i Magic hanno pescato un jolly insperato nel terzo quarto: dopo aver chiuso il primo tempo sotto di uno, gli ospiti hanno confezionato una terza frazione da 32 a 12, dominando in particolare nel pitturato dove hanno segnato la bellezza di 26 punti contro i 2 dei padroni di casa (62-50 nell’intera partita). Quel +20 propiziato dai 22 punti di Elfrid Payton e dai 19 di Evan Fournier ha permesso ai Magic di resistere anche a un ultimo quarto da soli 13 punti, senza mai far rientrare Boston a meno di 7 lunghezze anche quando è arrivata la fiammata di Jayson Tatum (7 dei suoi 9 punti nell’ultima frazione), quarto migliore di squadra dietro Jaylen Brown da 17 punti e Marcus Morris da 12. “È da un po’ ormai che non giochiamo bene in nessuna delle due metà campo” ha commentato coach Brad Stevens sulla terza sconfitta casalinga consecutiva dei suoi. “La sensazione è che non abbiano fatto altro che tirare sottomani per tutta la partita”. 

San Antonio Spurs-Indiana Pacers 86-94

IL TABELLINO

Vincere sul campo dei San Antonio Spurs non è mai facile, ma non lo è particolarmente in questa stagione in cui hanno perso solamente due gare. Gli Indiana Pacers però sono stati i terzi a riuscirci interrompendo una striscia di 14 vittorie consecutive dei nero-argento tra le mura amiche (dove non perdevano dal 14 novembre scorso) e diventando la prima squadra della Eastern Conference negli ultimi tre anni a vincere entrambe le sfide stagionali contro Gregg Popovich e i suoi. “Vincere a San Antonio è sempre una gran cosa: è un posto difficile in cui giocare, specialmente alla fine di una trasferta quando sei stanco e affaticato. La sfida era più che altro mentale per rimanere sempre concentrati, connessi e uniti. I miei ragazzi lo hanno fatto” ha commentato un soddisfatto coach Nate McMillan, che ha quattro giocatori in doppia cifra guidati dai 19 di Victor Oladipo e altri quattro a quota 9: un “team effort” in piena regola. In casa Spurs invece la notizia di giornata è la promozione di Dejounte Murray in quintetto al posto di Tony Parker, scelta definita dallo stesso francese come un “passaggio di consegne”: non è chiaro se questa sia la decisione definitiva di Popovich (che ovviamente è rimasto sul vago, così come sui tempi di recupero di Kawhi Leonard), anche perché i primi risultati non sono stati incoraggianti. LaMarcus Aldridge, in particolare, ha chiuso col suo minimo stagionale da 10 punti con 5/14 al tiro, ben contenuto dalla difesa di Thaddeus Young e i raddoppi dei Pacers: considerate anche le assenze di Manu Ginobili e Rudy Gay, gli Spurs hanno bisogno di ritrovare in fretta le loro armi offensive per dare man forte al numero 12 - anche perché, per la prima volta da oltre un mese, a una sconfitta non è seguita una vittoria.

Detroit Pistons-Brooklyn Nets 100-101

IL TABELLINO

Nella grande e sorprendente stagione di Spencer Dinwiddie, questa vittoria avrà sicuramente un sapore particolare. Non solo perché arrivata grazie a un suo difficilissimo canestro a meno di un secondo dalla fine per il definitivo sorpasso, ma anche perché realizzato sul campo della squadra che lo ha scelto al Draft 2014 e non ha creduto in lui dopo due anni in cui ha collezionato 46 partite. Il playmaker dei Nets è stato il miglior realizzatore dei suoi con 22 punti, seguito dai 21 di Rondae Hollis-Jefferson (anche 8 rimbalzi e 7 assist nella sua gara) e i 16 di DeMarre Carroll, mentre D’Angelo Russell alla seconda gara dopo il rientro ha chius con 3 punti (1/5 al tiro) e 2 palle perse in meno di 15 minuti. Per Detroit si tratta di una sconfitta cocente contro una squadra a cui due settimane fa aveva rifilato 34 punti di scarto a domicilio, ma da quel successo in poi ha inanellato cinque sconfitte in fila che l’hanno fatta ripiombare sotto il 50% di vittorie (22-23) e fuori dalla zona playoff. “Non giochiamo fino a mercoledì, perciò ho tempo di pensare a come risolvere la situazione” ha dichiarato coach Stan Van Gundy, a cui non è bastato un Tobias Harris da 20 punti e il miglior Stanley Johnson stagionale con 18. “Non giochiamo duro su base continuativa: in passato siamo finiti sotto nel punteggio a inizio gara, ma anche quando cominciamo bene semplicemente non teniamo il ritmo”. 

Los Angeles Lakers-New York Knicks 127-107

IL TABELLINO

Un’altra squadra che rischia di perdere il treno per i playoff sono i New York Knicks, che perdendo sul campo dei Los Angeles Lakers sono scivolati a tre partite di distanza dal terzo posto. Non che fosse impronosticabile: la squadra di coach Hornacek ha costruito le proprie fortune sul record newyorkese (15 delle 21 vittorie sono arrivate al Madison Square Garden, più altre due al Barclays Center di Brooklyn) e ora che si trova a metà di un giro a Ovest di sei gare i limiti del roster stanno affiorando. In particolare lo scarso atletismo e l’incapacità di giocare ad alti ritmi, come testimoniano bene il 22-7 nei punti in contropiede, 16-6 nei punti da seconda opportunità e il 60-42 in quelli in area. “Randle e Clarkson ci hanno uccisi” ha ammesso coach Hornacek dopo la gara. “Abbiamo provato diversi giocatori su di loro, ma hanno fatto quello che hanno voluto. Non siamo riusciti a produrre buoni possessi difensivi”. I due indicati dall’allenatore dei Knicks sono stati effettivamente i due migliori marcatori dei gialloviola, con il primo a quota 27 con 12 rimbalzi e il secondo a 29 con 10 assist dalla panchina, insieme a un Alex Caruso da 9+8 (entrambi massimi in carriera) complice la quarta partita saltata da Lonzo Ball per un ginocchio dolorante. Aggiungendo altri quattro giocatori in doppia cifra (Kuzma 15, Lopez 14, Nance 13 e Ingram 10) ecco spiegati i 127 punti dei gialloviola, arrivati alla quinta vittoria interna consecutiva e vincenti in quattro delle ultime sei – cioè da quando LaVar Ball ha detto quello che ha detto su Luke Walton. Il quale, però, ha individuato il segreto di questa mini-resurrezione in quanto fatto nella propria metà campo: “Difendere. Questo è stato l’unico messaggio all’intervallo. In questa striscia di vittorie, abbiamo giocato davvero bene in difesa”.

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