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NBA, i risultati della notte: Anthony Davis da MVP, nona vittoria Pelicans. Lillard trascina i Blazers

NBA

Super prestazioni da 41 punti e 13 rimbalzi per Anthony Davis che regala a New Orleans il nono successo in fila. Risponde Portland che batte New York grazie ai 37 punti di Lillard e resta terza a Ovest. Golden State fatica all’inizio, ma poi vince contro Brooklyn. Tutto facile per Toronto contro Atlanta. Sconfitta pesantissima di Denver a Dallas, Washington supera all’overtime Miami

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L.A. Clippers-New Orleans Pelicans 116-121

IL TABELLINO

Neanche gli infortuni sembrano più essere in grado di fermare l’ascesa di Anthony Davis, decisivo ancora una volta con i suoi 41 punti e 13 rimbalzi nel successo in volata dei Pelicans contro i Clippers. Eh già, perché sul finire di primo tempo è stato costretto momentaneamente a lasciare il parquet dopo aver subito un colpo alle costole a rimbalzo nel corpo a corpo con DeAndre Jordan. Corso negli spogliatoi, il numero 23 di New Orleans si è sottoposto a degli esami da parte dello staff medico che hanno scongiurato rotture o problemi di grossa entità, permettendogli così di ritornare in campo a inizio ripresa. Una frazione da 19 punti con tanto di tripla sulla sirena: difficile fare meglio per dimostrare di essersi ripreso anche al suo compagno DeMarcus Cousins, al suo fianco a bordocampo e che ironicamente gli aveva detto: “Se stai molto male, prestami il tuo tendine di Achille e torno io sul parquet al posto tuo”. Non è servito, a differenza del parziale da 12-3 con cui i Pelicans hanno chiuso la gara in proprio favore, frutto anche del lavoro di un Jrue Holiday da 19 punti e 17 assist. Dall’altra parte Tobias Harris e Lou Williams ne segnano 27 a testa, ma il miglior realizzatore della stagione dei Clippers prima realizza la tripla del -1, ma poi sbaglia in sequenza due liberi e perde un sanguinoso pallone negli ultimi 30 secondi di gara. Le giocate decisive in favore dei Pelicans, che allungano così a nove il numero di successi consecutivi e si confermano al quarto posto davanti a San Antonio e Minnesota. Per i losangelini un’occasione persa non da poco, vista la contemporanea sconfitta dei Nuggets. Vincere oggi avrebbe significato ritornare all’ottavo posto e fermare una diretta concorrente; i Clippers però non ci sono riusciti.

Portland Trail Blazers-New York Knicks 111-87

IL TABELLINO

Damian Lillard segna 37 punti con sei assist e otto triple, una per ogni vittoria messa in fila dai suoi Blazers in questo strepitoso momento di forma per il numero 0 e per tutta la squadra. McCollum ne aggiunge 19 in quella che diventa così la striscia di successi più lunga degli ultimi quattro anni per Portland; il viatico migliore per confermarsi al terzo posto della combattuta Western Conference. Merito soprattutto del tiro dalla lunga, in una serata in cui alla squadra dell’Oregon va tutto per il verso giusto: alla sirena sono 20 le triple a referto (massimo in stagione) con soli 33 tentativi (60% al tiro). Dall’altra parte invece ai Knicks non basta la doppia doppia da 18 punti e 11 rimbalzi di Enes Kanter (la 32^ in stagione, già massimo in carriera per il turco). New York continua così a sprofondare, non sperando certo di trovare il colpo di coda in una sfida così complessa come quella contro i Blazers. Il Moda Center infatti è un catino festante, che per tutto il secondo tempo intona il coro “MVP, MVP!” ogni volta che Lillard trova il fondo della retina a cronometro fermo. Una suggestione più che condivisibile visto quanto fatto dal numero 0 in questa regular season, all’undicesima gara oltre quota 35 punti in stagione (eguagliato il suo massimo in carriera, con ben 17 partite ancora da giocare). Le parole di chi voleva Paul George e non lui all’All-Star Game non gli sono proprio andate giù. E le prestazioni sul parquet sembrano dimostrarlo. 

Golden State Warriors-Brooklyn Nets 114-101

IL TABELLINO

Golden State va a strappi, un po’ sbadiglia, sbanda, ma alla fine vince la sesta gara in fila. La quinta stagione consecutiva con almeno 50 vittorie a referto in regular season: “Mi ricorda com’era prima, è stata dura arrivare a questo punto. Fidatevi”, racconta Steph Curry, neanche a dirlo protagonista del successo Warriors con i suoi 34 punti. Undici arrivano nel primo quarto, quando Golden State sembra voler cambiare sin da subito marcia in una partita sulla carta senza storia. Da 10-14 a 35-14: 25-0 di parziale nel primo quarto (il migliore da quando coach Kerr si è seduto in panchina tre anni e mezzo fa), Oracle Arena in festa e gara già finita. A riaprirla però ci pensano gli stessi padroni di casa, che dopo un primo tempo da 70% al tiro ne giocano un secondo da soli 13 punti realizzati (il peggior dato in tutta la stagione). Il risultato è che all’intervallo i Nets sono avanti di cinque e Steph è costretto a sgasare di nuovo sul finire di terza frazione, prima di potersi concedere finalmente il meritato riposo. Alla sirena tutto il quintetto Warriors è in doppia cifra (Durant non si vede mai, eppure chiude con 19 punti), con un maiuscolo JaVale McGee partito in quintetto e autore di 12 punti in 15 minuti (6/7 al tiro). La brutta notizia invece riguarda l’infermeria: la caviglia di Jordan Bell, girata malamente nel quarto periodo, la ha costretto a uscire malconcio dal campo. I primi esami hanno dato esito negativo, ma una ricaduta per il rookie in vista dei playoff sarebbe una defezione non da poco per la panchina dei campioni NBA.

Washington Wizards-Miami Heat 117-113 OT

IL TABELLINO

Dopo essersi sostanzialmente assicurati il posto ai playoff, ora i Miami Heat devono pensare a come scalare la classifica per procurarsi un accoppiamento favorevole — ma non sarà per niente semplice, come dimostra la sconfitta contro gli Washington Wizards. Il volto di copertina del successo della squadra di Scott Brooks è quello di Bradley Beal, che ha giocato una partita praticamente perfetta (30 punti, 12/16 dal campo, 6/7 da tre punti, 6 rimbalzi, 7 assist e +15 di plus-minus) trascinando i suoi al successo nonostante fosse la 17^ partita consecutiva senza John Wall. “Questo Bradley Beal è il Bradley Beal che tutti ci aspettavamo che potesse diventare” ha dichiarato Wade incoronando il suo diretto rivale. “Il periodo senza John Wall lo ha aiutato a crescere sia come leader che come giocatore: avendo il pallone così tanto tra le mani può vedere il gioco in maniera diversa”. Tra le fila degli Heat pallone tra le mani lo ha avuto soprattutto Wade, che si è preso tutti i possessi decisivi nel finale chiudendo con 22 punti, 6 assist e 8/18 al tiro, forzando il supplementare con un gioco da tre punti a 4.1 secondi dalla fine dell’ultimo quarto e lucrando tre tiri liberi a 12.9 secondi dalla fine dell’overtime per tornare a -1, ma i successivi tentativi suoi e di Kelly Olynyk non sono andati a buon segno, permettendo a Washington di raccogliere il successo e di capitalizzare sulla miglior prestazione al tiro della stagione (14/24). “Molto semplicemente, avevamo bisogno di questa vittoria” il commento di Beal, che ha interrotto una striscia di tre sconfitte in fila. “Abbiamo fatto tutto quello che serviva per portare a casa la vittoria”.

Toronto Raptors-Atlanta Hawks 106-90

IL TABELLINO

Per tre lunghi quarti, nelle teste di qualcuno deve essere spuntata l’idea che potesse succedere l’imponderabile: con gli Atlanta Hawks avanti di un punto all’inizio dell’ultimo quarto, non solo una delle peggiori squadre della lega rischiava di battere i leader della Eastern Conference, ma anche una delle squadre col peggior record in trasferta se la stava giocando sul campo più inespugnabile della NBA. Fortunatamente per i Toronto Raptors le cose sono tornate a posto in un ultimo quarto da 30-13, propiziato da un DeMar DeRozan da 25 punti e i 15 di Jonas Valanciunas per tenere a bada gli Hawks, che nell’ultima frazione hanno tirato 6/18 commettendo ben 8 palle perse. “Per tre quarti abbiamo giocato la pallacanestro più competitiva dell’anno su entrambi i lati del campo. Poi ci siamo schiantati contro un muro nell’ultimo quarto” il commento di coach Mike Budenholzer sui suoi, arrivati alla sesta sconfitta nelle ultime otto nonostante i 15 punti di John Collins e Kent Bazemore. Sono invece cinque i successi in fila di Toronto, anche se a coach Dwane Casey non è piaciuta particolarmente la sua squadra nei primi tre quarti: “Se non giochi, l’impegno batterà sempre il talento. Non bisognerebbe metterci tre quarti per capirlo”.

Dallas Mavericks-Denver Nuggets 118-107

IL TABELLINO

Nella serratissima corsa ai playoff nella Western Conference, la sconfitta di stanotte dei Denver Nuggets potrebbe rivelarsi costosissima. La squadra di Mike Malone è stata piattissima sul campo dei Mavericks, concedendo di tutto all’attacco dei padroni di casa che ha tirato con un clamoroso 15/27 dall’arco, cinque delle quali portano la firma di un immortale Dirk Nowitzki per 17 punti. “Senza mancare di rispetto a Dirk Nowitzki, ma c’è una cosa che può ancora fare ad alto livello ed è tirare. Noi gli abbiamo concesso cinque triple” il commento amaro di coach Mike Malone. “Siamo stati estremamente indisciplinati, e sconfitte come questa è ciò che succede quando sei indisciplinato in trasferta”. I Nuggets non hanno trovato modi di fermare neanche Yogi Ferrell, che ha segnato le prime 6 triple tentate chiudendo poi con 24 punti, leader dei suoi insieme a Dennis Smith Jr. (18 e 11 assist) con altri tre giocatori in doppia cifra, oltre a un Nerlens Noel da 8 punti e 14 rimbalzi. “Il mio messaggio è stato molto semplice: serate come questa sono inaccettabili” ha continuato un infuriato Malone, che ha avuto 21 punti da Wilson Chandler e altri sei giocatori in doppia cifra ma con brutte percentuali. “Un conto è andare in campo e sbagliare tiri, un altro è giochicchiare. In questo momento non possiamo permettercelo”. Un messaggio soprattutto per la sua stella Nikola Jokic, che dopo 25 minuti da 4 punti e 9 rimbalzi con 2/9 al tiro è stato tenuto in panchina per tutto l’ultimo quarto.