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NBA, Kemba Walker nella storia degli Charlotte Hornets, con la benedizione di Michael Jordan e LeBron James

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La point guard originaria del Bronx ha superato Dell Curry come miglior realizzatore della storia degli Hornets: "Un risultato davvero speciale - dice - perché ho sempre dovuto dimostrare a tutti che su di me si sbagliavano"

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Quando Kemba Walker – fresco di incoronazione come miglior marcatore tutti-i-tempi degli Charlotte Hornets – ammette che non fosse facile “neppure pensare a un traguardo del genere, venendo dal posto in cui vengo io”, la point guard fa riferimento al luogo dove è nato e cresciuto, quel Bronx newyorchese da dove “non sono in tanti a farcela. Io sono felice di avercela fatta”. In realtà Walker ha dovuto superare ben più di un ostacolo, per raggiungere i traguardi che oggi gli altri considerano quasi normali per lui: è stato una nona scelta al Draft 2011 ma ha dovuto lottare per battere la concorrenza di D.J. Augustin in squadra. Gli è stato riconosciuto un contratto quadriennale da 48 milioni di dollari totali (firmato nel 2015), ma in molti avevano giudicato la cifra eccessiva. E via così, di dubbi in dubbi: lui ha risposto sempre in un modo soltanto, sul campo, guadagnandosi due convocazioni all’All-Star Game (nel 2017 e nel 2018) e ora arrivando a superare il record di 9.839 punti appartenuto a Dell Curry – il papà di Steph, presenta all'arena nella vesti di commentatore televisivo degli Hornets – che lo ha reso il miglior marcatore di sempre nella storia della franchigia. “Un risultato super speciale proprio per via di tutti i dubbi che ho dovuto fugare lungo tutta la mia carriera, per tutte le critiche che ho sempre ricevuto, perché ho sempre dovuto dimostrare che la gente su di me si sbagliava”. La sua gente, invece, quella che l’ha adottato a Charlotte, lo ha sempre sostenuto, perché Walker degli Hornets è diventato presto il leader riconosciuto, e per questo motivo “ci tenevo a battere il record di Curry stasera, davanti ai nostri tifosi, invece di farlo magari la prossima gara a Washington”. Un pubblico che è rimasto sugli spalti fino alla fine, e che se è vero che ha dedicato cori di “M-V-P, M-V-P” a un avversario (quel LeBron James mostruoso, da 41 punti e tripla doppia quasi sfiorata), si è commosso insieme al proprio beniamino quando nell’intervista a centro campo Walker non è riuscito a trattenere le lacrime, riflettendo su un viaggio che dalle strade del Bronx l’ha portata davvero lontano. È stata una serata davvero emozionante”, ha ammesso. “Avrei voluto giocare meglio, fare in modo che la partita fosse più competitiva, ma mi rimane la soddisfazione di aver centrato un obiettivo così importante e di averlo fatto davanti alla mia famiglia, ai miei tifosi, che non hanno mai smesso di fare il tifo nonostante la sconfitta. È stato davvero speciale”.

Gli omaggi di Michael Jordan e LeBron James

E speciali sono state anche le testimonianze arrivate a celebrazione del traguardo tagliato dalla point guard degli Hornets. Perché – complice il calendario NBA, e la sfida contro Cleveland – il primo abbraccio a fine gara è arrivato niente meno che da LeBron James mentre nel post-partita il comunicato ufficiale della franchigia redatto per celebrare il momento portava in calce la firma del proprietario, tale Michael Jordan. “Sentite – ha commentato poi “King” James in spogliatoio – diventare il miglior marcatore di una delle trenta franchigie NBA è un risultato incredibile. Ho voluto dirgli proprio questo. A maggior ragione quest’anno che la loro stagione non sta andando benissimo, certi risultati individuali non si possono dare per scontati”. “Sono felicissimo per Kemba – le parole invece di Jordan affidate al comunicato della squadra – perché un risultato del genere è qualcosa di veramente importante ed è la testimonianza del duro lavoro, della dedizione e della passione che ha dentro per questo gioco. Lui è il simbolo di cosa voglia dire essere un Hornet. Il suo impegno, la leadership e il coinvolgimento che dimostra ogni giorno per la nostra squadra e per la città di Charlotte non sono secondi a nessuno. Sono orgoglioso di averlo nella mia squadra”. E la reazione di Walker ai complimenti di LeBron James (“È il miglior giocatore al mondo, che certe parole vengano da uno come lui significato davvero tanto”) si può facilmente applicare anche alle dichiarazioni del suo proprietario. Uno che un campione sa riconoscerlo.