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NBA: Westbrook dice 44, ma vincono gli Warriors. LeBron si abbatte sui Raptors

NBA

Tante super partite nella notte NBA, a partire da Oklahoma City, dove i Thunder perdono in casa contro Golden State, nonostante il 44 vs. 34 nella sfida personale Westbrook-Durant. James da record nel successo contro Toronto che lancia un segnale alla Eastern Conference. Una Boston rimaneggiata perde a Milwaukee, con i Bucks che avvicinano il sesto posto. Tutto facile per Houston contro Washington, Harden sfiora la tripla doppia

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Oklahoma City Thunder-Golden State Warriors 107-111

Le motivazioni prima della palla a due sembravano far pendere il pronostico tutto da una parte, ma il parquet poi ha raccontato una storia ben diversa. I Thunder perdono una pesantissima gara in ottica playoff (che OKC deve ancora conquistare), battuti dagli Warriors nonostante le assenze di Steph Curry, Andre Iguodala e Shaun Livingston. Ci pensa Durant contro la sua ex squadra, fischiato per tutta la gara dalla Chesapeake Energy Arena e autore di 34 punti (nonostante il rivedibile 9/25 al tiro) e dieci rimbalzi. Meglio di lui fa Westbrook che chiude con 44 punti, 16 rimbalzi e sei assist, decisivo nel ridare linfa ai Thunder nel terzo quarto (17 punti nella frazione dopo l’intervallo) e tenendo in corsa i suoi fino alla sirena. A pesare sulle sorti del match però è il supporting cast, assente più del consentito per OKC, con George e Anthony che non vanno oltre un modesto 9/35 dal campo combinato e un pessimo 3/18 dall’arco. Con queste percentuali non vai da nessuna parte, specie contro i campioni NBA in carica: “Mi assumo tutta la responsabilità di questa sconfitta – commenta George negli spogliatoi -, avrei dovuto fare ben altro lavoro per dare una mano a Westbrook. Lui è un gigante di questo gioco, lo ha portato a un livello superiore. Al punto in cui nessuno ha una risposta in difesa per stargli dietro. È frustrante però quando di fronte a tanto sforzo ci si rende conto di non essere all’altezza, di non potergli dare una mano nel trovare il fondo della retina”. Dall’altra parte invece a pesare come un macigno ci sono i 20 punti di Klay Thompson e soprattutto l’efficiente prova della panchina degli Warriors, che combina per 38 punti con 18/26 al tiro: “È una vittoria incredibile, contro un avversario forte, in trasferta e senza le nostre guardie. Un dannato successo!”, racconta coach Kerr, uscito da uno spogliatoio urlante che ha festeggiato Damian Jones. Sul parquet per 14 minuti (tra cui gli ultimi sei) dopo averne giocati 40 in totale in tutta la regular season, il numero 15 ha avuto un impatto formidabile sul match: “Ha lavorato tanto durante l’anno, la fiducia dei compagni se l’è conquistata in palestra. La sua presenza fisica ci sarebbe tornata comoda prima o poi”.

Cleveland Cavaliers-Toronto Raptors 112-106

In una stagione da record, è impossibile non aggiornare la lunga lista di traguardi raggiunti ogni volta che scende sul parquet. LeBron James è decisivo nel successo contro i Raptors, autore di 27 punti, dieci rimbalzi e sei assist: superato Kobe Bryant per punti segnati nella 15^ stagione NBA in carriera o oltre (2.138, il n°24 giallo-viola era arrivato a 2.133), grazie al 942esimo ventello nella sua carriera. Bryant è fermo a quota 941, sceso dopo questa notte dal podio all-time. Il n°23 dei Cavaliers ha dunque voluto mandare un messaggio forte e chiaro ai canadesi, ancora primi a Est, ma in evidente affanno: dopo le 11 vittorie in fila infatti, Toronto ha raccolto un record di 3-5 nelle ultime due settimane. Una flessione preoccupante in vista dei playoff, così come lo è ritrovarsi di fronte James lungo il cammino verso le Finals. Dopo l’ennesimo lay-up a segno, quello della staffa con tutta la Quicken Loans Arena in festa, LeBron si è voltato verso la panchina di Toronto, battendosi ripetutamente il petto e sottolineando: “Sono ancora un problema”. “Bello grosso”, avrebbe voluto rispondere Dwane Casey, che deve accontentarsi dei 19 punti di DeRozan, i 17 con dieci rimbalzi di Valanciunas e poco altro. Kyle Lowry sbatte nuovamente contro un muro, come spesso accade quando incrocia i vice-campioni NBA: 2/11 al tiro, cinque punti, tre assist a fronte di tre palle perse. Dall’altra parte invece i Cavaliers si godono un quintetto tutto in doppia cifra, con Jeff Green da quattro e non Larry Nance Jr., come annunciato dallo speaker a pochi istanti dalla palla a due. José Calderon – il più positivo tra tutte le point guard provate in stagione, numeri alla mano – chiude con 19 punti, 7/11 al tiro e il miglior plus/minus della partita (+27 in 26 minuti, ben diverso dal -15 raccolto in uscita dalla panchina di Jordan Clarkson). I padroni di casa riabbracciano anche Kyle Korver, assente dallo scorso 19 marzo a causa della prematura scomparsa di uno dei fratelli minori; la stessa data in cui la squadra dell’Ohio ha salutato coach Lue, ormai prossimo al rientro nonostante non sia ancora stata comunicata una data (senza di lui 8-1 il record dei Cavs). Alla fine però, si torna sempre a James. Uscito dagli spogliatoi indossando il cappellino del tour di concerti di Justin Timberlake, il n°23 di Cleveland ha sottolineato come per lui il cantante sia “The GOAT”, il più grandi di tutti i tempi. Al ché, un giornalista lo ha imbeccato dicendo: “E allora Michael Jordan?”, sentendosi rispondere: “C’è un bel po’ di discussione qui intorno per fare la classifica su chi sia il meglio di Jordan negli ultimi tempi”. Sempre per colpa tua LeBron, solo colpa tua.

Milwaukee Bucks-Boston Celtics 106-102

L’unica consolazione nella serata dei Raptors è la contemporanea sconfitta dei Celtics, che restano così a due gare di distanza con sole quattro partite da giocare. Un’occasione ghiotta quella persa da Boston, a causa inevitabilmente delle assenze: oltre ai lungodegenti Irving e Smart infatti, coach Stevens è stato costretto a rinunciare a Terry Rozier (distorsione alla caviglia sinistra) e Shane Larkin (febbre). Spazio dunque in quintetto a Kadeem Allen, richiamato dalla G-League la scorsa settimana proprio per far fronte alla lunga lista di infortunati. Milwaukee ha dunque vita facile a fare gara di testa nell’ultimo quarto d’ora, quando la profondità del roster conta di più e i Celtics avevano già sparato tutte le cartucce con i vari Yabusele, Ojeleye e Nader. L’arrivo in volata è soltanto frutto dell’ostinazione dei bianco-verdi nel combattere in ogni partita, nonostante tutte le difficoltà. Antetokounmpo chiude con 29 punti, 11 rimbalzi e sei assist (uno dei quali sotto le gambe in transizione), trascinante in un successo che avvicina i Bucks ai playoff e al sesto posto. Al momento infatti Milwaukee, Miami e Washington hanno tutte e tre lo stesso record, con le altre due che hanno il vantaggio negli scontri diretti contro la squadra del Wisconsin.  Non una pessima notizia, visto che, qualora si consolidasse il terzo posto a Est dei Cavaliers, potrebbe innescarsi una gara a ribasso in quest’ultima settimana: chi ha voglia di vedersela con LeBron James già dal primo turno?

Houston Rockets-Washington Wizards 120-104

Problemi di piazzamento che non dovranno porsi i Rockets, ormai certi del fatto che qualsiasi squadra incontreranno ai playoff dovrà vincere almeno una sfida al Toyota Center. Il 33° successo casalingo dei texani è frutto dell’ennesima super prestazione di James Harden, che si ferma a un passo dalla tripla doppia: 38 punti, dieci rimbalzi e nove assist. Ennesimo mattoncino alla sua candidatura al titolo di MVP. “Lo merita lui”, aveva ripetuto coach Brooks già prima della sfida, quasi a scongiurare il pericolo che il Barba fosse costretto a darne nuovamente riprova sul parquet. Lo stratagemma però non ha funzionato e gli Wizards hanno incassato così la sesta sconfitta nelle ultime otto gare. Loro sì interessati a rallentare un po’ la corsa e a scivolare al settimo o magari all’ottavo posto a Est (sempre per la solita “questione James”). I capitolini infatti non vanno oltre i 27 punti di un convincente Bradley Beal, che chiude con 10/15 al tiro e tre triple, godendosi buona parte dei dieci assist di un John Wall ancora appannato che segna nove punti e sbaglia sette delle dieci conclusioni tentate. I Rockets invece, come sottolineato da D’Antoni meno di 48 ore fa, schierano nuovamente tutta l’artiglieria pesante, mandando in soffitta turnover e riposi vari. Houston si gode i 21+10 di Clint Capela, i 16 punti in uscita dalla panchina di Gerald Green e il 51.2% al tiro dal campo, condito con 16 triple. Quando giocano così in attacco, impossibile stargli dietro: gli Wizards sprofondano anche sul -24 in quello che è l’ennesimo trionfo dei texani in questa regular season. Dopo l’ennesimo canestro impossibile, Harden passa davanti la prima fila del parterre del Toyota Center dov’è seduto anche Hakeem Olajuwon: “Mi ha detto ‘Fai sembrare tutto così semplice’. Immagino che lo fosse anche per lui quando giocava”.

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