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NBA, i risultati della notte: suicidio Spurs, i Clippers rimontano e sperano

NBA

I Clippers rimontano da -19 contro San Antonio e grazie a una tripla di Austin Rivers mantengono viva la speranza playoff. Vince anche Denver grazie a 30 punti di Nikola Jokic, mentre Utah supera Los Angeles grazie ai 31 di Ricky Rubio. Passo falso di Portland contro Dallas, Phoenix interrompe la striscia di sconfitte. Vincono anche Miami, Orlando e Chicago

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L.A. Clippers-San Antonio Spurs 113-110

I Clippers restano aggrappati al treno playoff proprio quando sembrava stesse per sfuggirgli di mano. Sotto di 19 punti nel secondo quarto, senza Danilo Gallinari (ancora fuori dopo l’ennesima botta in allenamento alla mano fratturata), i losangelini erano a un passo dal dire definitivamente addio alla post-season, viste le contemporanee vittorie di Jazz e Nuggets. Nell’ultimo quarto però arriva il sussulto d’orgoglio dei padroni di casa, guidati da 15 dei 20 punti totali di Lou Williams e dai 31 totali con 11/19 al tiro di Tobias Harris. A San Antonio non bastano i 35 punti con 13/21 al tiro e nove rimbalzi di LaMarcus Aldridge, incapaci di contenere i padroni di casa nel quarto periodo. I Clippers infatti chiudono l’ultima frazione mettendo a referto ben 41 punti, con alcuni canestri decisivi nel testa a testa finale. Prima Williams realizza quello del 103-103 a meno di due minuti dalla sirena, replicando poi con quello del +1 a 58 secondi dal termine. Patty Mills – autore di 17 punti – realizza la tripla del contro-sorpasso il possesso successivo. Il vero big shot della serata è quello di Austin Rivers, che assieme al filotto di quattro tiri liberi messi a segno da Harris e Williams riportano definitivamente avanti i Clippers. L’epilogo di un quarto quarto avvincente e molto divertente. I texani restano così quarti a Ovest, agganciati dagli Utah Jazz che hanno avuto la meglio negli scontri diretti. Gli Spurs per la prima volta dopo 18 anni non raggiungono quota 50 vittorie al termine di una regular season da 82 gare (era già successo, ma negli anni del lockout). 

Denver Nuggets-Indiana Pacers 107-104

Arrivati a questo punto della stagione, i Denver Nuggets possono fare solamente due cose: continuare a vincere e sperare che una delle squadre davanti a loro faccia un passo falso. Per il primo obiettivo il successo contro Indiana torna particolarmente comodo, complici i 30 punti di Nikola Jokic e i 26 con 10 rimbalzi di Will Barton, oltre che l’unica tripla della serata di Jamal Murray per interrompere la rimonta dei Pacers. Per la seconda invece bisognerà attendere cosa faranno i New Orleans Pelicans, ora solamente a mezza partita di distanza, oppure vincere i due scontri diretti contro i Minnesota Timberwolves, con ogni probabilità le due partite più importanti degli ultimi 10 giorni di regular season. “Non possiamo preoccuparci di quello che fanno gli altri: dobbiamo vincere, giocare l’uno per l’altro e fare tutte le cose giuste” ha detto Wilson Chandler, in campo con una maschera protettiva (“scomodissima, non riuscivo a metterla a posto”) ma comunque utile con tre triple nel terzo quarto per il parziale decisivo. Gli ospiti, all’ultima fermata di un tour a Ovest di quattro gare, vedono invece interrompersi una striscia di 5 vittorie consecutive nonostante i 26 punti di Victor Oladipo: poco male, anche perché la sconfitta di Washington li lascia comodamente al quinto posto nella Eastern Conference con quattro gare di vantaggio sul terzetto formato da Heat, Wizards e Bucks.

Dallas Mavericks-Portland Trail Blazers 115-109

C’è solo una cosa che fa più notizia della sconfitta dei Blazers contro i Mavs, ed è un highlight realizzato da Dennis Smith Jr.. La giovane point guard di Dallas ha realizzato la più bella schiacciata della sua stagione andando ad affontare il pallone in contropiede dopo averlo fatto rimbalzare con forza a terra, facendosi in pratica un alley-oop da solo. “Incredibile, avrebbe dovuta farla all’All-Star Game” ha commentato il suo allenatore Rick Carlisle, incredulo che la prima domanda della conferenza stampa post-gara non fosse su quella giocata. In effetti c’è anche altro di cui parlare, perché i Mavs vincendo hanno tolto la soddisfazione ai Blazers di assicurarsi il fattore campo al primo turno di playoff, complici i 18 punti di Smith e i 15 a testa di Harrison Barnes, J.J. Barea e Yogi Ferrell. A Portland non sono bastati i 29 di Damian Lillard, perdendo la quarta partita sulle otto disputate dopo la striscia di 13 successi in fila. “Siamo stati un’ottima squadra per due o tre mesi, ma questa partita fa il paio con la sconfitta a Memphis e il brutto primo tempo coi Grizzlies in casa” ha commentato coach Terry Stotts. “Dobbiamo capire che non sarà facile da qui alla fine”. I Blazers mantengono comunque un vantaggio di tre partite sul quarto posto occupato da Utah, anche se la prossima sarà contro la miglior squadra della lega, gli Houston Rockets.

Utah Jazz-Los Angeles Lakers 117-110

Non succede spesso, ma ogni tanto arrivano delle serate in cui Ricky Rubio si riscopre realizzatore come ai tempi delle giovanili a Badalona e si permette delle escursioni oltre quota 30. Per sfortuna dei Los Angeles Lakers è successo anche stanotte, specialmente in un primo tempo in cui ha realizzato 25 dei suoi 31 punti finali, aggiungendo anche 6 rimbalzi e 8 assist al suo 10/15 al tiro. “Si è preso i tiri giusti: ci sono stati momenti in cui abbiamo parlato con lui di questo argomento, di dove ha bisogno di segnare quando la gara e la situazione lo richiedono. Stasera lo ha fatto” ha commentato il suo allenatore Quin Snyder, che ha avuto anche 26 punti da Donovan Mitchell e 12+16 da Rudy Gobert, con altri tre giocatori in doppia cifra per la terza vittoria consecutiva. Ai Lakers invece non sono serviti i 28 di Kentavious Caldwell-Pope e i 26 di Kyle Kuzma, migliori realizzatori di una squadra con soli 9 giocatori a disposizione capace però di partire con 8/8 al tiro a inizio gara. Il massimo vantaggio di +12 è stato però azzerato dall’esplosione offensiva di Rubio, capace di segnare 15 punti nello spazio dei sei minuti finali del secondo quarto, con i Jazz bravi a controllare la lotta sotto i tabelloni (47-39 a rimbalzo, 50-34 punti in area, 23-12 da seconda opportunità).

Phoenix Suns-Sacramento Kings 97-94

Considerando che le ultime tre gare della stagione sono contro New Orleans, Golden State e Dallas, quella contro Sacramento poteva ragionevolmente essere l’ultima opportunità per i Suns di interrompere la peggior striscia di sconfitte della storia della franchigia. Con un po’ di fortuna, ci sono riusciti: i Kings hanno avuto per ben due volte il tiro del pareggio, prima con Bogdan Bogdanovic e poi con Justin Jackson, ma entrambe le conclusioni hanno preso solo il ferro lasciando spazio al successo dei Suns. “È stato un bello spavento, non so come siano potuti rimanere cosi smarcati, abbiamo avuto fortuna. Ma è stata una vittoria che volevamo davvero, davvero tanto” il commento di Josh Jackson, miglior realizzatore dei suoi con 28 punti di cui 18 solamente nel primo tempo. Insieme a lui anche 17+15 di Alex Len e 13 con 9 assist di Tyler Ulis, anche se una grossa mano l’ha data il pessimo 37% al tiro tenuto dagli avversari, guidati dai 22 di Bogdanovic e dai 18 di Jackson ma sconfitti in cinque delle ultime sei partite. “È stata una bella esperienza per i nostri ragazzi: sono stati messi in una situazione difficile ma si sono comportati bene. Sono contento che ne siamo usciti con una vittoria invece di una sconfitta” ha dichiarato coach Jay Triano, che difficilmente sederà sulla panchina dei Suns il prossimo anno.

Miami Heat-Atlanta Hawks 101-98

Serviva garantirsi una vittoria per acciuffare i playoff, basta e avanza quello agli Heat in una serata più sofferta di quanto non avessero pronosticato. “Questa squadra conosce soltanto un modo per vincere: farlo lottando”, commenta Spoelstra, davanti agli occhi del quale non è passata inosservata la fatica fatta per avere la meglio degli Hawks, superati soltanto a meno di un minuto dal termine grazie al tap-in di Hassan Whiteside, la ciliegina su una torta fatta da 18 punti e 12 rimbalzi. Con giocate del genere, le polemiche e incomprensioni restano facilmente alle spalle. Ai suoi si aggiungono i 22 punti e dieci assist di Goran Dragic, con un +21 di plus/minus che la dice lunga su come ad affossare la panchina dei padroni di casa ci abbia pensato soprattutto la panchina. “Siamo felici di essere tornati ai playoff”, è il coro unanime di un gruppo che ha agguantato il sesto posto a Est virtualmente vuol dire “LeBron James al primo turno”. Non una grande prospettiva, in effetti. Dall’altra parte sono 19 punti e dieci rimbalzi per John Collins, che continua a illuminare la sempre più buia stagione di Atlanta.

New York Knicks-Orlando Magic 73-97

Un po’ come tutta la stagione dei Knicks, la gara contro Orlando è andata via via spegnendosi con il passare del tempo. Dopo un primo quarto da 25 punti, i Knicks ne hanno realizzati 20 nel secondo, poi 16 nel terzo e 12 nell’ultimo, lasciando spazio alla facile vittoria dei Magic che sono scappati via nell’ultimo quarto. Merito di Mario Hezonja, che ha realizzato 11 dei suoi 19 punti nella frazione finale, ma anche dello sconosciuto Jamel Artis, che con 16 punti si è guadagnato i complimenti del suo allenatore Frank Vogel. “Quello che mi intriga è la sua capacità di playmaking” ha detto il coach sul giocatore, tagliato a ottobre dagli stessi Knicks. “Gestisce il pallone e la passa come una point guard, e quando si scalda è in grado di segnare come ha fatto vedere stasera. Il suo gioco palla a terra è stata la cosa più impressionante”. C’è ben poco di impressionante nei 73 punti realizzati da New York, pareggiando il minimo stagionale realizzato a Boston lo scorso 31 gennaio: i 16 punti di Tim Hardaway Jr. e la doppia doppia da 13+12 di Kyle O’Quinn sono destinati a essere ricordati solo dai tabellini di basketball-reference.com.

Chicago Bulls-Charlotte Hornets 120-114

Quando c’è una partita inutile da vincere, per complicare magari la corsa a una scelta alta al prossimo Draft, i Bulls sono sempre in prima linea, come confermato dal successo contro gli Hornets arrivato grazie ai 24 punti realizzati da Lauri Markkanen, a cui si aggiungono i 21 di Sean Kilpatrick in uscita dalla panchina. Basta e avanza per avere la meglio di Charlotte, sprofondata nella sua mediocrità con la quarta sconfitta consecutiva in un finale di stagione che avrebbero immaginato diverso. Dwight Howard chiude con 23 punti e 17 rimbalzi, dominante quanto non c’è più niente da vincere o conquistare. Ventuno invece quelli di Malik Monk, uno dei più grandi punti interrogativi di questa stagione di Charlotte: una delle scelte più promettenti dell’ultimo Draft, il tiratore e realizzatore che mancava alla squadra del North Carolina, scomparso per lunghi mesi dai radar della lega. L’8/15, le cinque triple e i 16 punti nel quarto periodo sono solo un piccolo assaggio di quello che sarebbe potuta essere la sua stagione. Proprio come nel caso degli Hornets.

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