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NBA, Ben Simmons chiude con 1 punto segnato: “Ci ho pensato troppo”. E Dragic attacca

NBA

Il rookie australiano gioca la peggior partita della sua stagione, mettendo a referto un solo punto senza trovare mai il fondo della retina dal campo (0/4 al tiro). Merito della difesa dei Celtics, ma anche colpa dell'inesperienza di Simmons: "Devo liberare la mente"

L’inesperienza alla fine ti costringe sempre a pagare il conto. Calcare per la prima volta in carriera un palcoscenico importante (e rumoroso) come il TD Garden, avendo contro una difesa preparata e studiata per mettere in mostra le tue carenze, è una prova che può costringere anche un talento come Ben Simmons a giocare la sua peggior partita dell’anno. Un solo punto a referto, 0/4 dal campo e cinque palle perse. Tutto senza tenere conto della decina di azioni in cui la difesa lo ha costretto a pensare, a fermarsi e a rallentare l’attacco dei Sixers. “Il problema è che ho iniziato a pensarci troppo, ragionando di continuo sulle giocate – sottolinea il diretto interessato -. Questa è la cosa peggiore, quella che ti blocca e ti impedisce di andare avanti. Devo liberare la mente per poter essere libero anche sul parquet. So bene che i Celtics avevano un piano partita contro di me, ma non mi sarei dovuto far influenzare, cambiando il mio approccio alla sfida”. Per la prima volta dal suo esordio, Simmons non è riuscito a trovare il fondo della retina neanche con una conclusione, con la difesa di Boston che è riuscita nelle sette penetrazioni al ferro della point guard australiana a subire soltanto un punto. L’ultima volta che un rookie dell’anno ha giocato nel suo primo anno una partita senza trovare mai il canestro è stato Jerry Lucas nel 1964, che chiuse 0/7 dal campo in quell’occasione. “Non è merito della difesa del singolo”, sottolinea Marcus Smart, il giocatore incaricato da Stevens di prendersi cura di Simmons. “Abbiamo utilizzato diversi accoppiamenti su di lui, lo abbiamo costretto a fare quello che volevamo”. Nulla da eccepire anche da parte dello stesso Simmons: “Il modo in cui gli Heat hanno approcciato la loro marcatura su di me era molto diverso, l’atteggiamento dei Celtics mi ha letteralmente messo alle corde. Questo non mi preoccupa però: so che ci saranno delle serate storte nella mia carriera, succede. So bene che non era il momento ideale, che serviva ben altro come contributo da parte mia. Ma adesso l’obiettivo sarà cambiare l’inerzia nelle partite in casa”.

McConnell funziona meglio, ma nel finale resta Simmons sul parquet

Goran Dragic (eliminato proprio da Philadelphia al primo turno) da casa sottolinea via Twitter che secondo lui il miglior rookie dell'anno è qualcun'altro (ogni riferimento a Donovan Mitchell non è puramente casuale), mentre il paradosso sul parquet è che per far funzionare l’attacco dei Sixers coach Brett Brown è dovuto ricorrere a TJ McConnell. Il n°12 di Philadelphia ha chiuso con otto punti, cinque assist e due recuperi in 17 minuti di gioco. Con lui sul parquet, i Sixers hanno messo a referto un convincente +16 di plus/minus, trovando più ritmo e fluidità. Di fronte a un McConnell del genere, l’allenatore dei Sixers si è trovato di fronte a una scelta difficile, rimettendo dentro Simmons per i cinque minuti finali e incassando però il parziale da 17-10 che ha portato Philadelphia dal +2 al -5 alla sirena: “È stata una decisione molto ragionata e complessa, devo ammetterlo – racconta Brown a fine partita -, tutta questa avventura ai playoff voglio che sia prima di tutto formativa ed educativa per i nostri giovani talenti e più in generale per tutta l’organizzazione. Per quello quando dovevo scegliere cosa fare, ho preferito riproporre in campo Simmons. È lui il giocatore che può cambiare le sorti della squadra. Ha giocato una stagione pazzesca, merita il premio di rookie dell’anno nonostante una partita sottotono. Credo che queste difficoltà non facciano altro che renderlo un giocatore migliore, per questo continuerò a puntare sempre su di lui nei momenti decisivi”. Nella storia NBA le squadra sotto 0-2 dopo le due gare in trasferta ai playoff hanno vinto poi soltanto nel 6% dei casi (15-236 il record). Una missione semi-impossibile, in cui servirà il contributo di un super gruppo, e magari di un super Simmons.

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