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NBA, Adam Silver: "La forza degli Warriors non è un problema per la lega"

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Il commissioner NBA ha parlato a Las Vegas della direzione da prendere nei prossimi anni, convinto che il dominio di Golden State debba spingere a garantire parità di opportunità e non di risultati, aprendo anche ai 18enni evitando il passaggio obbligatorio al college

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“Anche DeMarcus Cousins? Un altro All-Star in una squadra già così forte?”. È quello che continuano a ripetere tutti gli appassionati (preoccupati per la competitività della prossima stagione) ormai da una settimana. Considerazione arrivata anche sul tavolo dei proprietari NBA che con frequenza fissa si incontrano per pensare a come migliorare la lega, a quali modifiche apportare per rendere più spettacolare, competitivo e soprattutto remunerativa la NBA. Secondo quanto raccontato da Adam Silver, c’è stata una “robusta” conversazione proprio riguardo “la questione Golden State”, per pensare a quali strade percorrere per modificare il paesaggio e creare un sistema di gestione migliore. Frasi che lasciano intendere che possa esserci qualche intoppo; sensazioni che il commissioner vuole subito allontanare una volta intervenuto ai microfoni a margine della Summer League: “Non sono di certo venuto qui per dire che abbiamo un problema, anzi. Amo il punto in cui questa lega è riuscita ad arrivare, il percorso fatto e la situazione in cui ci ritroviamo. Ma al tempo stesso resto convinto che possiamo creare un sistema ancora più funzionale: abbiamo imparato di volta in volta a implementare il nostro prodotto, sperimentando nuove cose, facendo previsione su come il salary cap si muove e come evolverà in futuro. Abbiamo contatto degli economisti per fare queste stime, ma non è una scienza esatta quella della previsione della crescita del benessere delle società, delle franchigie e dei mercati nei quali le squadre si muovono. La certezza è che non è un male a prescindere il fatto che gli Warriors siano così dominanti: ho ripetuto più volte il concetto, non stiamo cercando di creare una parità di forze sul parquet, ma soltanto di concentrarci sul garantire le stesse opportunità alle squadre di riuscire a vincere. Ci sono continui cambiamenti e questo ci può portare a modificare il sistema per non generare squilibri. Nessuno si è lamentato della situazione quindi, ma sono arrivate tante proposte per muovere le cose nella giusta direzione”. Non solo Golden State, ma anche considerazioni riguardo la modifica dei playoff ("tifosi e squadre la chiedono, ma non è facile da realizzare"), la presenza delle donne nello staff della lega e un'apertura forte rispetto all'opportunità di puntare sui 18enni, bypassando l'anno di college reso obbligatorio negli ultimi anni. Una modifica da discutere con l'associazione giocatori, ma sulla quale Silver è stato molto possibilista. In fondo la NBA si è affermata come un'organizzazione all'avanguardia proprio perché ha saputo innovarsi di continuo; proprio come proverà a fare anche questa volta.