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Houston va veloce con Westbrook: “Seven seconds or less? Facciamo sei”

NBA

Nella prima partita dei Rockets l'inversione di tendenza è stata evidente: 109 possessi giocati e ben 27 punti arrivati in transizione. Merito del cambio di passo dato dal n°0, confermato anche da coach D’Antoni: “Stiamo lavorando in quella direzione”

Aver inserito nel proprio roster Russell Westbrook al posto di Chris Paul è una rivoluzione che a Houston dovranno digerire col tempo. Di certo però le caratteristiche del quintetto con l’ex n°0 di OKC cambiano un bel po’, a partire dal ritmo imposto alla gara - ben diverso da quello dettato da CP3, più compassato e ragionato nell’attaccare a metà campo. Westbrook infatti è portato molto di più a correre, come dimostrato già nella gara d’esordio contro Milwaukee: 109 possessi offensivi giocati dai Rockets, dieci in più rispetto alla media tenuta nella passata regular season. Un cambio di passo non solo dettato dalle doti di Westbrook, abile a catturare rimbalzi e a partire direttamente in transizione in pochi istanti, ma anche figlio del piano partita che coach D’Antoni ha confermato di voler perseguire anche in futuro. L’ex allenatore dei Suns non ha mai fatto mistero di essere un cultore del gioco ad alto ritmo, tanto da averne fatto proprio a Phoenix il suo mantra (oltre al titolo di un celebre libro). “Seven seconds or less”, una delle migliori espressioni di pallacanestro del nuovo millennio - ispirazione per molte squadre venute dopo. Adesso, se possibile, a Houston D’Antoni vuole alzare l’asticella: “Six seconds or less, baby. Al massimo sei secondi, stiamo lavorando per raggiungere questo livello d’esecuzione”, conferma soddisfatto a chi gli ricorda che contro i Bucks sono arrivati ben 27 punti in transizione - non erano mai stati così tanti in una singola gara nella passata stagione. Un obiettivo raggiungibile secondo D’Antoni, soprattutto oggi che le partite NBA vengono giocate a ritmi ben più alti rispetto al decennio scorso, avendo a disposizione un roster atletico e disposto ad accettare la sfida. Il ritmo come arma per far andare fuori giri gli avversari e nascondere (almeno in parte) le carenze difensive: Houston ci prova e sarà molto divertente nei prossimi mesi capire se ce la farà.

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