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NBA, Jaren Jackson Jr. "on fire": 26 punti in un quarto contro Milwaukee. VIDEO

NBA

Nel terzo quarto contro i Milwaukee Bucks Jaren Jackson Jr. ha realizzato 26 punti con 7 triple a segno, un nuovo record per i Memphis Grizzlies. I suoi 43 punti finali rappresentano il suo massimo in carriera nonché un record negli ultimi dieci anni tra i giocatori della sua età, ma la sua esplosione è tutt’altro che episodica

È ormai dallo scorso 8 novembre che i Milwaukee Bucks non perdono una partita, allungando sempre di più una striscia di vittorie che ha raggiunto le 17 gare consecutive. In questo mese abbondante in tanti ci hanno provato, ma in pochi hanno fatto sudare freddo la miglior squadra della Eastern Conference quanto Jaren Jackson Jr., che con i suoi Memphis Grizzlies ha messo assieme una delle prestazioni più assurde di questo inizio di stagione. Il giovane lungo ha chiuso un primo tempo del tutto normale a quota 9 punti, ma è poi completamente impazzito nel terzo quarto segnandone 26 con 7 triple a segno su 11 tentativi, fissando il nuovo record di franchigia per punti segnati in un quarto. E non solo: con i suoi 43 punti finali ha ritoccato il suo massimo in carriera, pareggiando anche quello dei Grizzlies per triple in una partita (9) in meno di 30 minuti in campo, solo l’ottavo giocatore a segnare 40 punti in meno di mezz’ora di parquet. Per trovare un altro giocatore della sua età (20 anni e 89 giorni) in grado di segnare così tanto bisogna risalire a Brandon Jennings ormai una decade fa, quando ne segnò 55 a 20 anni e 52 giorni nella sua settima partita in NBA nel 2009. Solo che Jackson lo ha anche fatto contro una seria candidata al titolo come Milwaukee, facendosi carico dell’attacco privo di Ja Morant e Brandon Clarke e prendendosi triple a tratti persino senza senso, come la sua sesta tripla del terzo quarto in pieno “heat check”, con gli dei del basket che hanno accolto il suo tentativo azzardato da 8 metri facendolo entrare con l’aiuto del tabellone. “Meno male che c’era, altrimenti sarebbe stato un airball” ha detto dopo la gara il protagonista di serata. “Quello è stato davvero figo”.

La crescita di JJJ e le responsabilità maggiori del mese di dicembre

Alla fine il suo sforzo non è servito a battere i Bucks, che hanno rimesso a posto le cose con il rientro di un Giannis Antetokounmpo da 17 punti nella frazione finale (37 alla fine). L’esplosione di Jackson, però, non è casuale: prima ancora della partita con i Bucks il lungo tentava 7 triple di media a partita segnandole con il 40%, un aumento esponenziale sia di volume che di percentuale rispetto allo scorso anno. Basti pensare che Jackson ha già segnato 58 triple in 24 gare, mentre lo scorso anno si è fermato a 51 in 58 partite. E i tentativi sono già adesso superiori a quelli dell’intera stagione passata, provando 146 conclusioni dalla lunga distanza contro le 141 di un anno fa. Un’efficienza che lo rende quasi automaticamente il miglior tiratore del quintetto in mano a Taylor Jenkins, il quale nel mese di dicembre lo ha visto tenere medie da 24 punti a partita con percentuali da 50% dal campo, 39% da tre e 75% ai liberi. “I miei compagni mi stanno trovando molto di più dietro la linea da tre punti” ha detto lui. “Mi trovano e mi cercano, e questo sicuramente aiuta. In estate ho lavorato molto sul mio equilibrio e sulla velocità di esecuzione, che sono fondamentali in NBA: quando hai quelle due cose, puoi prenderti tiri anche da più lontano – e se poi vanno dentro, vanno dentro”. Contro Milwaukee non è bastato per vincere, ma il risultato quest’anno conta poco a Memphis. L’importante è che la crescita di JJJ continui su questa strada, limitando i problemi di falli che spesso gli hanno reso difficile rimanere a lungo in campo. Ma stiamo pur sempre parlando di un giocatore appena 20enne, come sottolineato anche dal veteran Jae Crowder: “A volte devo ricordare a me stesso quanto è giovane. È davvero solo un ragazzo e deve gestire un sacco di cose, con due allenatori diversi tra di loro in due anni. La curva di apprendimento è ancora lunga per lui”. Almeno in attacco, però, i segnali di miglioramento ci sono tutti.

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