NBA, i Lakers tornano ai playoff dopo 6 stagioni: ecco com'erano l'ultima volta
La vittoria contro i Milwaukee Bucks ha dato matematicamente ai Los Angeles Lakers un posto ai playoff. Era dal lontano 2012-13 che i gialloviola non centravano la qualificazione alla post-season, l’assenza più lunga nella storia della franchigia: dei giocatori dell’ultima squadra, l’unico ancora attivo in NBA è Dwight Howard. Riscopriamoli tutti
Tre allenatori diversi, 45 vittorie in regular season, un’eliminazione al primo turno dei playoff e la morte dello storico proprietario Jerry Buss. Ai tempi quella dei Lakers sembrava una stagione perdente, invece l’annata 2012-13 si è rivelata l’ultima nella quale i gialloviola hanno centrato la qualificazione ai playoff. Da lì in poi sei stagioni in fila senza playoff, un’assenza che a Los Angeles non avevano mai visto prima. E dei giocatori di quella squadra, solamente uno è ancora in attività in NBA
DWIGHT HOWARD | Parliamo ovviamente di Howard, tornato ai Lakers in estate e — curiosamente — di nuovo protagonista dei playoff in gialloviola. Nel 2012-13 era il punto focale della squadra, pur essendo alle prese con pesanti problemi alla schiena: ai playoff contro San Antonio ha chiuso come miglior marcatore di squadra con 17 punti e 10 rimbalzi a partita, prima di firmare con gli Houston Rockets in estate
KOBE BRYANT | La stagione 2012-13 è diventata tristemente nota anche per l’ultimo infortunio grave della carriera di Kobe Bryant, la rottura del tendine d’Achille contro i Golden State Warriors. I suoi tiri liberi segnati su un piede solo sono rimasti nella storia, ma da lì in poi il Black Mamba ha disputato solo altre 107 partite in NBA — e nessuna ai playoff
STEVE NASH | In quella squadra c’era anche il 38enne Steve Nash, agli ultimi scampoli di una carriera che l’anno dopo gli avrebbe permesso di disputare solo altre 15 partite in NBA. Nelle due partite giocate in quei playoff segno 12.5 punti di media. Ora è consulente per i Golden State Warriors e appare ogni tanto in televisione
STEVE BLAKE | Con l’andare della stagione si conquistò sempre più spazio l’affidabile Steve Blake, unico tiratore affidabile in un roster a cui mancava tiro perimetrale. Anche per lui 14 punti di media ai playoff nelle due gare disputate, giocando più di chiunque altro (37.5 minuti a partita). Dopo quella stagione ha giocato ancora ai Lakers, agli Warriors, ai Blazers e ai Pistons: ora è assistente allenatore a Phoenix
METTA WORLD PEACE | Di partite ne giocò tre “il fu Ron Artest”, ormai anche lui agli sgoccioli della carriera. Dopo quella esperienza in estate firmò per un anno a New York, nel 2014-15 fece una leggendaria apparizione a Cantù per poi tornare a fare da chioccia ai Lakers dal 2015 al 2017. Ora vuole cominciare a fare l’allenatore
PAU GASOL | Oltre a Howard, l’unico altro giocatore ancora formalmente in NBA è lo spagnolo, che ha risolto il suo contratto con i Portland Trail Blazers ma è rimasto come allenatore e non ha annunciato il ritiro, anzi vorrebbe continuare a giocare anche il prossimo anno. Anche per lui 14 punti e 11.5 rimbalzi di media nelle quattro partite di quel “cappotto” subito per mano degli Spurs
ANDREW GOUDELOCK | Più partite disputate ai playoff che in regular season: se non è un record quello di Goudelock poco ci manca, disputandone tre contro gli Spurs e una sola nel finale di stagione. Dopo quella esperienza la sua carriera è proseguita in Europa: tolta una breve parentesi di otto partite a Houston, ha giocato in Russia, in Turchia, in Cina, in Israele e in Italia, dove attualmente gioca per Venezia, con cui ha vinto la Coppa Italia
DARIUS MORRIS | Un altro paio di anni tra Philadelphia, Clippers, Memphis e Brooklyn, poi un bel po’ di G-League e Cina, infine Russia e Francia solo in questa stagione. Al tempo aveva solo 22 anni e disputò addirittura 17 partite in quintetto (due anche nella serie con San Antonio), ma non si è mai riuscito ad affermare in NBA
EARL CLARK | 36 partite da titolare anche per la talentuosa e fumosa ala 25enne, che dopo quella esperienza ha vivacchiato tra Cleveland, New York e Brooklyn per due anni prima di girovagare in giro per il mondo. L’ultimo indirizzo conosciuto sono i San Pablo Burgos nella Lega ACB spagnola
CHRIS DUHON | Veterano con otto stagioni di NBA alle spalle, dopo quella esperienza non ha più giocato in NBA pur avendo solo 30 anni. Dopo aver provato a rientrare nel giro, nell’aprile del 2014 è stato assunto dal fratello di Mike D’Antoni, Dan, come assistente all’università di Marshall — dove l’esperienza si è conclusa male dopo due arresti per guida in stato di ebbrezza
JODIE MEEKS | Ai tempi tiratore di belle speranze, l’anno successivo si è tolto la soddisfazione di una stagione da 15.7 punti a partita con il 40% da tre punti, passando all’incasso firmando un triennale da 19 milioni di dollari con Detroit. Lo scorso anno ha giocato 8 partite con Toronto, dopo essere passato anche da Washington e Milwaukee: facendo parte della squadra campione, si è anche portato a casa un anello
ANTAWN JAMISON | Veterano di mille battaglie e anche All-Star nel corso della sua carriera, dopo quella stagione è rimasto a L.A. per un altro anno giocando però solo 22 partite, lavorando poi per la tv che trasmette le partite dei Lakers e successivamente come scout. Attualmente lavora come director of pro personnel per gli Washington Wizards
JORDAN HILL | Lui a Los Angeles ci è rimasto per altre due stagioni, tra cui quella 2014-15 addirittura a 12 punti e 6 rimbalzi di media in 70 partite. Suo malgrado, è diventato uno dei simboli del decadimento gialloviola: un giocatore che neanche si alzava dalla panchina per l’ultima squadra da playoff dei Lakers ne era diventato membro fondamentale. Dal 2017, dopo il taglio di Minnesota, non si hanno più notizie
ROBERT SACRE | Ancor più rappresentativo era diventato il lungo canadese Robert Sacre, che al tempo era al suo primo anno di NBA. Sacre sarebbe rimasto altri tre anni a Los Angeles giocando 157 partite di cui 32 in quintetto. In questa stagione in cui la squadra è in cima alla Western Conference, spesso i tifosi dei Lakers dicono “Ce lo meritiamo dopo gli anni a vedere Robert Sacre”, che si è ritirato dopo tre anni in Giappone ai Sun Rockers Shibuya
MIKE D’ANTONI | Lui in NBA c’è ancora, eccome: Mike D’Antoni chiuse quella stagione in panchina per i Lakers dopo esserci arrivato in corsa, desideroso di riscattarsi dopo aver chiuso male l’esperienza a New York. Sarebbe rimasto anche l’anno successivo (27-55 il record finale) salvo poi assentarsi dalle scene per un anno intero, tornando nel 2015-16 come assistente a Philadelphia e poi definitivamente a Houston, dove ancora oggi prova a vincere il titolo NBA che gli è sempre sfuggito
MIKE BROWN | D’Antoni di fatto subentrò a Mike Brown, esonerato dopo appena cinque partite dopo una pre-season con 8 sconfitte su 8 e un feeling mai nato con lo spogliatoio già dall’anno precedente, chiuso con 41-25 nell’anno del lockout. Sarebbe tornato l’anno successivo a Cleveland salvo essere subito esonerato: dal 2016-17 è assistente allenatore di Steve Kerr a Golden State
BERNIE BICKERSTAFF | Chi invece è rimasto a Cleveland è il decano delle panchine Bernie Bickerstaff, che in quella stagione allenò per cinque gare (quattro vittorie) dopo l’esonero di Brown e prima dell’arrivo di D’Antoni, anche se in molti si aspettavano l’assunzione di Phil Jackson. Sì, è passato davvero tanto tempo da quando i Lakers sono andati ai playoff