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Nico Mannion, il bilancio di un anno e il futuro in due giorni, tra Italia e NBA

NBA

La diffusione del coronavirus ha fermato il campionato NBA e anche quello NCAA: vuol dire aver già visto l'ultima gara in maglia Arizona di Nico Mannion. Che nel giro di due giorni - il 24 e il 25 giugno prossimi - vedrà decidersi il suo futuro. Ecco perché 

“Non ha ancora deciso, farà la scelta migliore soltanto una volta terminata la stagione”. Parole pronunciate quattro giorni fa da Pace Mannion, il papà di Nico. Solo che ora la stagione è finita e purtroppo di tempo per pensare ce n’è in abbondanza. Quella giocata contro Washington al primo turno del Torneo della Pac-12 è stata l’ultima partita del suo primo anno ad Arizona.
Non ce ne saranno altre.
Cancellati i tornei di conference, cancellato il torneo NCAA.
Tra gli effetti collaterali di una tragedia che ha già provocato la morte di quasi 5.000 persone c’è anche questo, l’aver preso e buttato nel cestino le speranze di centinaia di ragazzi, quelli che ogni anno danno vita alla magia della March Madness.
Desideri e speranze in questo momento si mischiano a preoccupazioni e timori. I sogni appartengono a tutti, soprattutto ai giovani e nel cuore di Nico ce n’è uno che è sicuramente più grande degli altri: un sogno chiamato NBA.
È il titolo dello “Speciale” curato da Alessandro Mamoli in cui si racconta la storia del figlio di Pace e Gaia (padre giocatore di basket, madre pallavolista, proprio come Stephen Curry), un ragazzo cresciuto idolatrando Kobe Bryant che sogna fin da quando era bambino di arrivare lassù, di toccare il cielo con un dito, di giocare nella NBA.
Prima che tutto si fermasse erano tante le date cerchiate in rosso sul suo calendario. Ora probabilmente ce ne sono solo due: 24 e 25 giugno.

Due giorni e un bivio per il futuro

Il 24 giugno l’Italia scenderà in campo a Belgrado contro il Senegal nella prima gara del Preolimpico. E Nico rappresenta una delle poche certezze dell’Italbasket del futuro. Perché è un giocatore emozionante e in azzurro c’è bisogno di uno come lui, c’è bisogno della sua energia, delle sue improvvise accelerazioni, della sua sfrontatezza. La stessa mostrata in occasione del suo debutto, il 1 luglio 2018 a Groningen contro l’Olanda. A 17 anni, 3 mesi e 17 giorni, quarto più giovane esordiente nella storia della nazionale.
Il giorno dopo, il 25 giugno, a migliaia di chilometri da Belgrado, al Barclays Center di Brooklyn, andrà in scena il Draft NBA 2020. A Nico è bastato indossare per un anno la maglia dei Wildcats per farsi un nome e irrobustire le aspettative che già lo circondavano ai tempi del liceo, la Pinnacle High School di Phoenix. Una trentina di partite chiuse a 14 punti e oltre 5 assist di media, numeri che gli hanno permesso di essere inserito alla fine della stagione nel secondo miglior quintetto della Pac-12 e in quello delle migliori matricole.
Un cammino segnato, quello di Nico Mannion. Una direzione precisa, certificata dalle parole del suo allenatore ad Arizona. Sean Miller è sicuro del fatto che alla fine di quel cammino debba esserci per forza la decisione di rendersi eleggibile e di andare a sfidare i più forti giocatori del mondo. Una decisione che appare scontata scorrendo il Mock Draft più importante, quello di ESPN. In questo momento il senese è al numero 14. Chissà, forse il torneo della Pac-12 e la March Madness gli avrebbero permesso di salire ancora più in alto.

Scenari futuri

Ma c’è anche un’altra possibilità.
E se Nico decidesse di rimandare lo sbarco nella NBA all’anno prossimo?
Posticipando tutto di 12 mesi potrebbe prendersi la rivincita nei confronti del coronavirus, per poter vivere almeno una volta nella vita quella famosa magia, per sentire scorrere dentro di sé la March Madness. In questo momento i pensieri sono rivolti ad altro, a una cosa che con la pallacanestro non ha nulla a che fare; sono rivolti a un male che ha preso la pallacanestro, l’ha sconvolta e messa sottosopra, insieme ad altre mille cose ben più importanti.
La nazionale, il Draft, Arizona. Cosa c’è nel futuro di Nico? Non lo sappiamo.
Di tempo per decidere ce n’è. Fin troppo.

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