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Playoff NBA, Donovan Mitchell leggendario: 57 punti, terza prestazioni all-time. VIDEO

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©Getty

Il n°45 degli Utah Jazz chiude in crescendo una gara iniziata con soli due punti a referto nel primo quarto e terminata a quota 57 punti segnati: soltanto Michael Jordan (63) ed Elgin Baylor (61) hanno fatto meglio di lui durante la post-season, superato in maglia Jazz anche il record del 22 aprile del 2000 fissato da Karl Malone (che si fermò a quota 50 punti). Questi alcuni dei canestri della sua serata contro Denver, chiusa però con una sconfitta all’overtime

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Il modo migliore per descrivere la partita di Donovan Mitchell contro i Denver Nuggets nella sfida d’esordio dei playoff NBA nella bolla? La faccia di Jamal Murray, affannato dopo 53 minuti di gioco, che la gara l’ha vinta da protagonista, ma resta a bocca aperta quando sente che il suo avversario ha segnato 57 punti. Sì, la prestazione di Mitchell è da leggenda, difficile trovare un termine meno rumoroso per descriverla: terzo all-time per punti segnati in una partita playoff. Nessuno eccetto Michael Jordan (63 punti) e Elgin Baylor (61) ha fatto meglio di lui. Una prestazione clamorosa, nonostante un primo quarto sottotono chiuso con soli due punti a referto e un mediocre 1/5 al tiro. È soltanto grazie a lui però che i Jazz restano prima aggrappati alla partita e poi passano nella ripresa in vantaggio: i suoi canestri, le sue scorribande dal palleggio, le sue triple fanno la differenza, in una gara a tutto tondo in cui mette a referto 9 rimbalzi e 7 assist. In molti però penseranno alla violazione di otto secondi del finale dei regolamentari: la palla persa più banale della gara che costa tre punti ai Jazz, che porta Denver di nuovo a contatto e permette ai Nuggets di forzare l’overtime poi vinto. Già, perché come spesso accade nella realtà - ben diversa dalle favole - non sempre c’è il lieto fine: Mitchell ce la mette tutta anche nei cinque minuti supplementari, ma alla fine vince Denver con Murray&Jokic. Il n°45 dei Jazz dunque resta senza successo, ma con la consapevolezza di aver lasciato tutti - avversari inclusi - a bocca aperta.

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