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NBA, Jimmy Butler è pronto: "Noi sfavoriti? Non per me. Ma attenzione al nervosismo"

NBA
©Getty

Il leader degli Heat guarda col sorriso alle quote che davano Miami 30-a-1 a inizio anno per vincere il titolo. "Non ci sentiamo inferiori a nessuno. Dobbiamo solo continuare a giocare come fatto fino a oggi: ha sempre funzionato"

A inizio stagione per ogni dollaro scommesso sugli Heat campioni NBA se ne potevano vincere 75, di gran lunga la quota più alta associata a qualsiasi squadra negli ultimi 30 anni se si eccettuano i New Jersey Nets arrivati a sfidare (sempre) i Lakers in finale NBA nel 2002 con una quota iniziale di 60-a-1. Heat sfavoriti a inizio anno, Heat sfavoriti anche alla vigilia della serie contro Los Angeles, ma per il leader di Miami, Jimmy Butler, va bene così: “Siamo un’ottima squadra. Non voglio dire che siamo meglio di nessuno ma allo stesso tempo non ci considero sfavoriti, quello no”, afferma il n°22 arrivato solo quest’anno in Florida. “Nessuno pensava potessimo arrivare fin qui? Benissimo. Sono sicuro che nessuno pensi che possiamo vincere. Va bene uguale. Accettiamo ogni opinione, anzi, le abbracciamo, perché in realtà davvero non ce ne importa nulla di cosa pensi la gente. Scenderemo in campo, giocheremo come abbiamo sempre fatto, dando il massimo, e vedremo come andrà a finire”, la ricetta di Butler per la serie che inizia stanotte contro i Lakers di LeBron James e Anthony Davis: “È il nostro modo di giocare, e ha funzionato tutto l’anno”.

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Quella che inizia stanotte, però, è una serie diversa dalle altre, perché in palio c’è l’anello di campioni NBA — un territorio inesplorato anche per Jimmy Butler: “Ci sarà nervosismo, ma voglio far sì che i miei compagni siano il più tranquilli possibile. Quando tutti sono coinvolti nell’azione le cose per noi funzionano, lo abbiamo visto durante la stagione e proprio per questo non dobbiamo cambiar modo di giocare. Fa parte del mio compito, da leader di questa squadra, ma ovviamente staremo tutti ad ascoltare coach Spoelstra, Udonis Haslem e Andre Iguodala, gente che a questo livello ha già giocato e vinto: mi aspetto siano loro ad indicarmi la via”.

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Che dall’altra parte ci siano quei Lakers che la scorsa estate avrebbero potuto metterlo sotto contratto, a Butler interessa poco: “Mi ci è voluto un solo incontro con Spoelstra e con Pat Riley per capire che Miami era la destinazione perfetta per me. Sapevo il tipo di struttura di cui avevo bisogno, e qui c’era esattamente quello che cercavo. Ne avevo sentito parlare, ma Spoelstra e Riley me l’hanno subito confermato: qui c’è gente per bene — e non voglio dire che non sia così anche ai Lakers, sia chiaro — ma qui davvero ognuno si assume le proprie responsabilità e si aspetta che gli altri facciano lo stesso.

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Nessun tipo di rancore verso i Lakers, nessuno neppure verso Philadelphia, almeno a voler credere alle sue parole: “Lì c’era gente che cercava di controllarmi, ma detto questo non ce l’ho con nessuno, né con i giocatori né con l’organizzazione. È andata come è andata e a me — lo dicono i risultati — è andata molto bene, non voglio aggiungere altro. Sono felice di essere qui, abbiamo aggiunto dei pezzi importanti a metà stagione ed eccoci addirittura in finale. Non mi guardo indietro, voglio vivermi il momento e restare concentrato sul presente”. Anche perché stanotte, alle 3.00 ora italiana, si alza la palla a due della sua prima finale NBA.

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