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NBA, Durant gioca, anzi no: è giallo-Covid. E lui twitta furioso: "Liberatemi"

NBA
©Getty

In osservanza al protocollo anti-Covid della lega, la superstar dei Nets viene tenuta inizialmente fuori dal quintetto, poi messa in campo sul finire del primo quarto e poi allontanata definitivamente nel terzo periodo. Un "balletto" che Durant gradisce poco, mentre i suoi compagni sono costretti a soccombere nella gara contro i Raptors. E ora il n°7 dei Nets non prenderà parte neppure alla sfida di Philadelphia contro i Sixers

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La notizia c’è già all’inizio: Kevin Durant non è nel quintetto base dei Nets che Steve Nash può schierare al via della sfida contro i Raptors. A tenerlo fuori è un test anti-Covid “inconcludente” sostenuto da una persona con la quale Durant era stato a contatto durante la giornata. Per il n°7 di Brooklyn si tratta della prima volta in carriera, dopo 866 partite debuttate sempre tra i primi cinque — la 4^ striscia più lunga di sempre dal 1970-71 a oggi (solo Patrick Ewing, Carmelo Anthony e Chris Paul hanno fatto meglio). Ma la serata dell’ex giocatore di OKC e Golden State avrebbe assunto contorni ancora più strani da lì a poco. Con 4’13” da giocare nel primo quarto, infatti, coach Nash lo manda in campo perché — seppure tenuto fuori inizialmente per precauzione in attesa dell’esito del test della persona sospettata positiva con cui Durant aveva avuto contatto — “il protocollo della lega non richiede la quarantena di un giocatore finché il risultato del test conferma una eventuale positività”. Cosa però puntualmente verificatasi di lì a pochi minuti, con Durant che durante un break della gara, mentre era in panchina a riposarsi — dopo 19 minuti in campo, con 8 punti, 6 rimbalzi e 5 assist — viene informato di dover lasciare il campo nel corso del terzo quarto. Per “abbondanza di precauzione”, si legge nel comunicato ufficiale NBA, parole che sono piaciute poche alla superstar dei Nets, immediatamente attivo sui social. Prima un laconico “Liberatemi” e poi un attacco diretto proprio al vocabolario fumoso utilizzato dalla lega per giustificare la sua assenza dalle fasi calde della gara (poi persa 123-117 da  Brooklyn). “Hey NBA, i vostri tifosi non sono stupidi!!! Non potete prenderli in giro con le vostre assurde tattiche di PR”, messaggio fatto seguire ancora dall’hashtag #FREE7.

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Probabilmente infastidito tanto dall’assenza iniziale dal quintetto (e dalla fine della sua striscia a quota 866), quanto dalla sconfitta dei suoi Nets e dall’aver interrotto anche una seconda striscia personale (166 gare sempre in doppia cifra, dopo la gara del 28 febbraio 2017 contro Washington, abbandonata dopo soli 90 secondi per un infortunio al ginocchio), Durant non ha nascosto tutto il suo malcontento, per una situazione che — sembra ormai certo — lo vedrà assente anche nella prossima partita dei Nets, la sfida ai vertici della Eastern Conference contro i Sixers. Il n°7 dei Nets infatti non è partito per Philadelphia insieme ai suoi compagni.

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La gestione della situazione-Durant è piaciuta poco non solo al diretto interessato ma anche al suo compagno di squadra James Harden: "Il mio pensiero è questo: se siamo tutti in spogliatoio assieme, e valgono le regole del contact tracing, allora se lui non gioca non dovremmo giocare neppure noi e non dovrebbe esserci una partita", spiega nel post-partita. Coach Steve Nash, invece, fa autocritica: "Certo, un po' di distrazione l'intera faccenda ce l'ha causata, ma avrei dovuto gestirla meglio io". 

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