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Mercato NBA, infortunio LeBron James: come cambia la stagione dei Lakers

mercato nba
©Getty

A quattro giorni dalla conclusione della sessione di mercato, i Lakers potrebbero cambiare i loro piani per provare a limitare l’impatto dell’assenza di James in squadra. Nel frattempo c’è chi, dati alla mano, prova a calcolare quanto “perderanno” (in classifica e non solo) i campioni NBA nel periodo in cui non potranno disporre del n°23 gialloviola

E adesso che succede? Lo abbiamo pensato tutti non appena è apparso evidente che LeBron James non sarebbe più tornato in campo, fermato da una distorsione alla caviglia che soltanto nei prossimi giorni permetterà di fare valutazioni più puntuali riguardo il suo ritorno in campo. Nel frattempo però i Lakers si trovano davanti a un bivio: cosa fare per colmare in parte la sua assenza? Il mercato delle trade e degli scambi infatti termina il prossimo 25 marzo e questi 4 giorni assumono una connotazione decisamente diverse per i Lakers, che adesso potrebbero andare a caccia di un giocatore con le stesse caratteristiche di James (il talento è oggettivamente complicato). I campioni NBA in carica però al momento sono già in hard cap: che vuol dire? Che la loro capacità di spesa è limitata dal fatto che il salary cap è pieno, che il margine di manovra è minimo e dunque in una possibile trade l’unico margine di manovra a disposizione della dirigenza di Los Angeles sono circa 1.7 milioni di dollari da poter aggiungere ai contratti dei giocatori già presenti a roster. Alfonzo McKinnie è il principale candidato a partire, il giocatore da poter inserire in una trade: i suoi 1.8 milioni di dollari, uniti ai 3.6 previsti dall’accordo firmato da Wesley Matthews, potrebbero permettere di cercare un giocatore da circa 6 milioni di dollari all’anno di contratto.

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Infortunio alla caviglia per LeBron James. VIDEO

Chi rinuncerebbe però a un giocatore di impatto (o almeno che può stare continuativamente in campo) per un pacchetto di giocatori così misero? Il problema dei campioni NBA infatti è che scarseggiano anche le prime scelte al Draft per rendere appetibile un’eventuale offerta. La prima disponibile è quella datata 2027 e a Los Angeles sono molto restii a privarsene (qualora ci sarà bisogno di rifondare in quel momento). Come scelta al secondo giro la più “vicina” è quella del 2023: una prospettiva ben poco allettante per chi dovrebbe rinunciare eventualmente a un giocatore di spessore e di impatto nell’immediato. Ai Lakers manca il materiale umano (e futuribile) per mettere in piedi uno scambio. Realisticamente quindi diventa complicato immaginare che i Lakers nei prossimi quattro giorni riescano a finalizzare una trade per rimpiazzare James: nel caso la sua assenza dovesse prolungarsi, toccherà ricorrere al mercato dei buyout - da tempo ormai il più propizio e battuto nel corso della stagione da parte della squadra gialloviola (e non solo).

Cosa succederà alla classifica e al piazzamento dei Lakers

Nessuno ha la sfera di cristallo, certo, ma le difficoltà offensive dei gialloviola potrebbero acutizzarsi e mettere alle corde una squadra che in questa stagione ha fatto della solidità difensiva la chiave dei suoi successi. Senza Anthony Davis per almeno altri 10 giorni però, i campioni NBA in carica vanno incontro ad almeno due settimane complicate da gestire - con sfide diventate in parte proibitive contro Phoenix, Milwaukee e Philadelphia (tutte in trasferta, tra l’altro) e altre invece molto più abbordabili contro Cleveland, Orlando e New Orleans. Nel frattempo i Suns, i Clippers e anche i Nuggets guardano con interesse all’evoluzione del record della squadra gialloviola, nella speranza di scavalcarli, conquistare qualche posizione a Ovest e mettere in affanno un gruppo che dovrà dimostrare di essere più completo e attrezzato di quanto messo in mostra finora. La conquista di un piazzamento playoff non è in discussione, ma "abituarsi" a perdere potrebbe essere una tendenza deleteria in vista della post-season da affrontare in questa primavera appena iniziata.

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