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Mercato NBA, Damian Lillard in crisi coi Blazers: sarà addio a Portland?

MERCATO NBA
©Getty

Un altro articolo di Yahoo Sports ha aperto una crisi nel rapporto tra Damian Lillard e i Portland Trail Blazers, individuando nella criticata scelta di assumere Chauncey Billups (e nella reazione negativa subita da Lillard sui social) e nell’incapacità di costruire una contender i due motivi che potrebbero portare Lillard a chiedere di essere ceduto

L’autore dell’articolo è sempre lui, Chris Haynes di Yahoo Sportsuno dei reporter più vicini a Damian Lillard in tutta la NBA. Lo stesso che meno di due mesi fa, prima ancora della fine della regular season e della cocente eliminazione dei Portland Trail Blazers per mano dei Denver Nuggets, aveva scritto un pezzo dal titolo "Damian Lillard sta combattendo da solo a Portland?" — accusando direttamente la dirigenza dei Blazers di non aver fatto abbastanza per costruire una contender attorno al numero zero. Un articolo che era sembrato provenire direttamente dalla bocca di Lillard o quantomeno di uno molto vicino a lui, tanto che persino Dame — pur ammettendo di aver un rapporto da anni con Haynes — aveva dovuto affrettarsi a sottolineare che si trattassero solo dei pensieri del reporter. Ora però il volume è salito ulteriormente di livello, parlando espressamente di un futuro di Damian Lillard lontano da Portland: “L’enorme reazione negativa al processo dei Portland Trail Blazers che ha portato all’assunzione di un nuovo allenatore e le sue preoccupazioni sulla possibilità o meno che una contender possa essere costruita sono diventati fattori che potrebbero spingere il giocatore franchigia fuori dalla porta”, si legge nell’incendiario attacco del pezzo di Haynes, che ha aperto ufficialmente una crisi tra Lillard e la sua squadra, potenzialmente portando a un addio che solo poco tempo fa sembrava impossibile.

Il primo motivo: la criticatissima scelta di Chauncey Billups

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Cerchiamo di fare ordine sulle motivazioni che potrebbero portare Lillard in un’altra squadra dopo 9 anni con i Blazers. La franchigia ha annunciato giusto ieri sera di aver firmato Chauncey Billups come nuovo allenatore con un contratto di cinque anni (quattro garantiti e una quinta stagione con opzione a favore della squadra), nome che circolava ormai da diverso tempo dopo che Jason Kiddespressamente e pubblicamente richiesto da Lillard, nativo di Oakland come lui — si era tirato indietro, pare anche proprio per le parole pubbliche di Dame nei suoi confronti (e probabilmente perché sapeva che a Dallas si sarebbe liberata la panchina di Rick Carlisle, che è poi andato a occupare). L’altro nome fatto da Lillard era quello di Billups, come detto anche a The Athletic, e secondo quanto riportato da diversi media tra cui ESPN i due erano in contatto già da settimane per discutere del futuro della squadra.

 

Tutto a posto? Non proprio. La scelta di Billups è stata infatti accolta da una reazione estremamente negativa da parte della tifoseria dei Blazers, non solo perché il processo per arrivare a lui è stato quantomeno nebuloso (sin dall’inizio è sembrato l’unico candidato preso in considerazione, complice il rapporto molto stretto tra lui e il GM della squadra Neil Olshey) ma anche per le accuse di stupro tornate di attualità recentemente. I fatti di cui è accusato Billups — che, è bene sottolineare, non è mai stato portato a processo né condannato, ma ha patteggiato una causa civile con l’accusatrice nel 2000 — risalgono al 1997, quando era un rookie 21enne per i Boston Celtics. Lui e l’altra matricola della squadra Ron Mercer erano stati accusati di stupro da una donna per una serie di rapporti non consensuali nella casa di Antoine Walker, al tempo stella di Boston e suo partner occasionale, che entrambi hanno negato essere non consensuali.

 

Il riemergere di questa storia ha portato molte persone in Oregon a schierarsi contro la decisione dei Blazers di assumere Billups (e lo stesso sarebbe successo con Jason Kidd, lui invece giudicato colpevole in tribunale di violenza domestica e guida in stato d’ebbrezza) e numerose persone su Twitter hanno accusato direttamente Lillard di aver scelto lui per la panchina. La stella dei Blazers ha risposto in maniera veemente alle accuse, twittando che “mi è stato chiesto quali nomi preferissi tra quelli che mi sono stati messi davanti e ho dato la mia opinione. Non ero a conoscenza della loro storia, non leggevo i giornali quando avevo 7 o 8 anni. Non sostengo nessuna di quelle cose… ma se volete pure accusarmi di tutto, fate pure”.

Il secondo motivo: l'incapacità di costruire una contender

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Haynes nel suo articolo ha sottolineato come la ricerca di un nuovo allenatore sia stata condotta in prima persona da Neil Olshey (che, secondo quanto riportato, avrebbe parlato anche con Mike D’Antoni e Becky Hammon) e che Lillard non ha suggerito nessuno degli allenatori che sono stati tenuti a colloquio, né ha avuto alcuna decisione finale a riguardo. Insomma, Lillard non vuole assumersi le colpe per un’assunzione controversa di cui non si sente responsabile, ma c’è un’altra motivazione per cui potrebbe chiedere di essere ceduto: attorno a sé non ha una squadra da titolo. Uscire al primo turno di playoff contro una squadra che non poteva schierare il backcourt titolare (Jamal Murray e Will Barton) ha fatto capire a Lillard che i Blazers sono troppo lontani dal poter competere per il titolo, mentre lui — scollinati i 30 anni — sente l’urgenza di non sprecare gli anni migliori della sua carriera.

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Il manico del coltello, però, è ancora saldamente dalla parte dei Blazers. Lillard infatti ha ancora quattro anni di contratto (ultimo anno in player option) a 196 milioni di dollari complessivi, perciò Portland non ha l’urgenza di cederlo subito temendo un suo addio in free agency. Rimane però il fatto che a nessuno piacerebbe affrontare una stagione con la superstar scontenta in squadra, e se davvero i Blazers dovessero mettere Lillard sul mercato ne riceverebbero abbastanza asset per dare il via a una ricostruzione su larga scala, dopo otto anni in cui comunque si sono sempre qualificati ai playoff (pur con cinque eliminazioni al primo turno). Certo, l’offerta deve essere irrinunciabile: Lillard è uno dei primi dieci giocatori della lega al picco della sua carriera e un perenne candidato MVP, nonché probabilmente il giocatore più importante nella storia della franchigia. Cederlo è tutt’altro che facile, e soprattutto non è scontato che finisca così. Ma se fino a poco tempo fa sembrava impossibile (lo stesso Lillard aveva dichiarato a più riprese la sua lealtà nei confronti di Portland e la sua volontà di rimanere per tutta la carriera), ora le crepe sembrano sempre più evidenti nel loro rapporto.

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