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NBA sempre più ricca con il nuovo accordo TV: in arrivo contratti da 300 milioni

LA NOVITÀ
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Sottoscrivere un contratto con le TV nazionali da circa 75 miliardi di dollari vorrebbe dire per la NBA portare nel 2025 il salary cap da 120 a 170 milioni da poter spendere in contratti: il risultato? La caccia al massimo salariale tra qualche stagione potrebbe portare nelle tasche dei più forti anche accordi da 300 milioni di dollari

Lo ha raccontato nel dettaglio Morten Jensen su Forbes e la notizia così ha iniziato a circolare con insistenza: la NBA si prepara a un nuovo grosso balzo in avanti a livello di salary cap e di disponibilità economica per i giocatori. La lega infatti, in trattativa con le TV nazionali statunitensi per sottoscrivere un nuovo accordo, sta per triplicare l’incasso ottenuto da quei contratti, superando i 75 miliardi di dollari in nove anni - il ché, vorrebbe dire, incassarne 8.3 a stagione. Un aumento enorme di circa 5.7 miliardi all'anno, con impatto immediato sulla quota salari che spetta ai giocatori. Per quello NBA e NBPA sono a già a lavoro per discutere della “gestione” di questa enorme iniezione di denaro che potrebbe cambiare le dinamiche di mercato e poi anche quelle tecniche e sportive nel prossimo decennio: come? Tenendo conto che nella stagione 2025 - quando il nuovo accordo entrerà in vigore - l’aumento dei “soldi da spendere” a disposizione delle franchigie potrebbe essere di 50 milioni di dollari in un colpo solo. Potrebbe, perché le ipotesi tra le quali scegliere restano due e saranno oggetto di discussione della negoziazioni che partirà la prossima estate.

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Per capire quello che potrebbe succedere bisogna fare un passo indietro. Nel 2014 la NBA ha firmato un accordo commerciale con le TV statunitensi da circa 24 miliardi di dollari della durata di nove anni, iniziato nel 2016 e ancora operativo. Il balzo in alto dei ricavi in quella stagione permise durante la off-season di far lievitare il salary cap di ben 24 milioni di dollari in un colpo solo, dal 2015 al 2016. Un processo dovuto alla scelta fatta dalla NBPA - il sindacato che rappresenta i giocatori - di non rendere graduale (con crescita ridotta) l’aumento delle opportunità di spesa delle franchigie, ma dalla volontà di inserire tutto e subito, mettendo quelle somme a disposizione dei giocatori. Ecco: qualora NBA e NBPA dovessero giungere a una simile risoluzione anche questa volta, ci sarebbe letteralmente la corsa alla free agency 2025. Si potrebbe passare infatti da 120 a 170 milioni di dollari di spesa in contratti per ogni squadra, un aumento di quasi il 50% che a quel punto modificherebbe i piani di molti. Prendiamo ad esempio LaMelo Ball e Anthony Edwards, rookie della passata stagione che nel 2024 potrebbero andare a caccia del loro primo contratto al massimo salariale: nel loro caso l’arma da usare sarà la qualifyng offer - che in quegli accordi non viene mai esercitata - per rimandare di un anno l’appuntamento con il rinnovo e ritrovarsi free agent e nel pieno delle trattative nel 2025.

In futuro in arrivo contratti da 300 milioni di dollari

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Non è trascorso molto tempo da quando la NBA ha celebrato il suo primo accordo da 200 milioni di dollari complessivo: Steph Curry nel 2017 ne ha incassati 201 dagli Warriors (ed è pronto a sottoscriverne un altro di quella portata a breve). Con il balzo in avanti previsto per il 2025, accordi da 200 milioni saranno “normalizzati” e assegnati a giocatori non di prima fascia perché gli All-Star punteranno a metterne in tasca almeno 300. Il calcolo è molto semplice: con una base da 171 milioni nel 2025 e un massimo salariale che permette di ricevere il 35% del totale, la base di cui si parte è 60 milioni di dollari con un aumento annuale dell’8%. Il risultato dice 347 milioni per cinque anni, con la sola ultima stagione da circa 79 milioni - per interderci: nove in meno del salary cap previsto per un’intera squadra nel 2015. Cifre vertiginose che cambieranno la NBA nel prossimo decennio.

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