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NBA, il sogno spezzato di Kris Wilkes: doveva essere una scelta al primo giro...

NBA
©Getty

Aveva fatto benissimo al college (oltre 17 punti di media a UCLA); aveva impressionato più di una squadra NBA nei provini pre-Draft. Poi di colpo il mondo gli è crollato addosso: una malattia rara ("Un caso su un milione"), spaventosa e implacabile, che si manifesta proprio la mattina del Draft. E a due anni e mezzo di distanza da quel giorno, di lui oggi nessun parla più

La sua è una storia quasi sconosciuta, rimasta come sommersa fino a oggi (l'ha raccontata recentemente il New York Times), nonostante il nome di Kris Wilkes sia stato vicinissimo a essere uno di quelli mandato a memoria da milioni di tifosi NBA già a partire dell'estate 2019. Precisamente dal 20 giuguno 2019, data del Draft tenutosi come ormai tradizione al Barclays Center di Brooklyn. "Non avevo un dubbio che sarei stato scelto al primo giro", dice oggi Wilkes, che a quel Draft si presenta dopo due annate con la maglia dei Bruins di UCLA, la seconda conclusa a oltre 17 punti e quasi 5 rimbalzi di media. "Non ero mai stato così in forma, non avevo mai giocato a basket così bene, tutto andava alla grande: mi aspettava solo lo sbarco nella lega". Ma poi qualcosa va storto. "E mi ritrovo in ospedale, con difficoltà a respirare, senza quasi riuscire a muovere le gambe, con un solo pensiero in testa: la mia carriera è finita?". Quello che è successo in mezzo è quasi incredibile. Quando Wilkes si sveglia - la mattina del giorno del Draft, in una grande casa affittata su Airbnb per vivere assieme a parenti e amici la grande serata delle scelte e festeggiare con loro il suo ingresso nella lega - non riesce a muovere le sue gambe. Di piu: Wilkes ha perso ogni tipo di sensibillità in qualsiasi parte del suo corpo al di sotto della vita. "Ero spaventato", ammette. Il termine medico, lo scoprirà solo più avanti, è: locuzione encefalomielite acuta disseminata; la sigla: ADEM. Si tratta di una patologia che attacca il sistema nervoso centrale e a volte anche periferico, una malattia che si palesa in maniera improvvisa anche se a volte viene preceduta da stati febbrili e/o dolori alle articolazioni. Quelli che Wilkes aveva accusato dopo il settimo provino per una squadra NBA - i San Antonio Spurs, atteso subito dopo dagli Atlanta Hawks - concluso con un principio di svenimento e un viaggio d'urgenza al pronto soccorso, dove gli era stata misurata una temperatura corporea vicina ai 40 gradi. Allora ADEM era una sigla a lui sconosciuta, da quel giorno è diventata la sua condanna: per i medici il rischio era che non potesse mai più camminare. La sua patologia, infatti, aggravata dalla contemporanea presenza della sindrome di Guillain-Barré, fa di lui un caso raro: "Uno su un milione, forse più", dicono i medici. 

"Un caso su un milione": un incubo a cui non vuole arrendersi

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Di colpo tornare a camminare - ritiutando la sedia a rotelle - diventa un obiettivo molto più urgente che giocare nella NBA, anche se a ottobre 2019 Wilkes tenta un disperato provino con i New York Knicks - che però finiscono per offrire un contratto in G League (per i Westchester Knicks) a Ivan Rabb. "Inutile nasconderlo, ho attraversato anche la depressione", ammette Wilkes. "Avevo lavorato tutta la mia vita per arrivare in NBA ed ero vicinissimo al mio traguardo. Passare da tutto questo al ritrovarmi paralizzato, senza soldi e di nuovo a casa mia, in Indiana, è stato un incubo". Al quale il prodotto di North Central High School - lo stesso liceo appena fuori Indianapolis di Eric Gordon - non ha però ancora rinunciato del tutto: "Perché ascoltare chi mi dice che non ce la farò mai? Erano gli stessi che mi hanno detto che non sarei stato più in grado di camminare". 

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