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Brittney Griner, respinto il ricorso contro la condanna a nove anni della cestista WNBA

il caso
©Getty

La corte d'appello russa che ha esaminato il caso di Brittney Griner ha confermato la condanna a nove anni decisa in primo grado, rigettando l'appello dei legali della cestista. Secondo quanto scritto da Associated Press si tratta però di un passo in avanti per la sua liberazione tramite uno scambio di prigionieri tra Mosca e Washington

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Il ricorso presentato dagli avvocati di Brittney Griner contro la condanna di nove anni emessa lo scorso mese di agosto per possesso di droga è stato respinto dalla corte russa che ha esaminato il caso della cestista statunitense. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Associated Press, però, si tratta però di un passo in avanti nel processo di liberazione di Griner, con un possibile scambio di prigionieri tra Mosca e Washington che ora appare più vicino ora che il suo percorso giudiziario sta per concludersi. L’otto volte All-Star della WNBA, che è apparsa in video all’udienza di appello e si è scusata per le sue azioni, è detenuta in Russia dallo scorso febbraio, quando è stata fermata all’aeroporto di Mosca in possesso di alcune cartucce per sigarette elettroniche contenenti tracce di olio di cannabis. Dopo mesi di proteste da parte del mondo dello sport USA per una detenzione definita come "illegale" da parte del governo statunitense, Griner era stata condannata lo scorso 4 agosto a nove anni di carcere, vicini ai 10 anni previsti come pena massima per casi come il suo. Griner aveva ammesso di possedere quelle cartucce nel suo bagaglio, ma di averli inseriti inavvertitamente nella fretta di poter prendere il suo volo, senza intento criminale. La difesa ha anche presentato prescrizioni mediche per l’uso di cannabis per trattamenti dei dolori cronici di cui soffre la cestista. Il segretario di stato Antony Blinken ha definito la decisione "un altro fallimento della giustizia, aggravando ulteriormente l’ingiustizia della sua detenzione" e ha promesso che "assicurarci il suo rilascio è la nostra priorità". Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza dell’amministrazione Biden, ha definito il processo come "una farsa".