I Golden State Warriors hanno iniziato con una sconfitta il giro di sei trasferte consecutive che stanotte (diretta su Sky Sport Max a mezzanotte in mezza e in streaming su NOW) li vedrà impegnati a Miami. Una partita sicuramente speciale per Jimmy Butler, ex dal dente avvelenatissimo. Che agli Heat contesta perfino la famosa "culture": "Se hai giocatori forti in squadra, puoi chiamarla come vuoi"
Per cinque anni abbondanti Jimmy Butler è forse stato, più di tutti i suoi compagni di squadra, il simbolo di quella che tutti hanno imparato a conoscere come “Heat Culture”. Lavoro duro e abnegazione; sacrifici; voglia di sputare sangue in campo e in allenamento; il bene della squadra davanti agli interessi dei singoli. Poi, si sa, qualcosa si è rotto tra l’attuale giocatore di Golden State e la franchigia della Florida e ora, a poche ore dalla sua prima gara da ex contro gli Heat, Butler pare sbandierare un parere un po’ diverso rispetto alla retorica a lungo cavalcata a South Beach: “Non lo dico in maniera cattiva ma penso che forse il termine Heat Culture venga usato un po’ troppo. Sono un’ottima organizzazione – riconosce Butler parlando di Miami – ma gran parte di quella che si chiama ‘cultura’ non è altro che installare una mentalità vincente nei tuoi giocatori. Se la sviluppano, e se in squadra puoi contare su giocatori davvero forti, allora diventa fin troppo facile parlare di ‘Heat Culture’. Ma se hai dei buoni giocatori, puoi appicicarci la definizione che vuoi”, conclude Butler, prima di aggiungere un ultimo: “Non lo dico per sminuirla”, forse non troppo credibile.
“Vogliono che io sia il cattivo? OK, va bene: a me non cambia nulla”
Butler poi non ha voluto tornare troppo sulle ragioni del suo burrascoso addio a Miami, ma ha lasciato intuire di avere una propria “verità” che al momento preferisce non far trapelare: “Sulla stampa uscivano storie di tutti i tipi: ‘Butler ha fatto questo’, ‘Butler ha fatto quello’, ma nessuno ha mai saputo perché mi sono comportato in quella maniera, perché ho fatto quello che ho fatto. Pensate che l’abbia fatto tanto per fare? No. C’è sempre una ragione dietro ogni azione”, ha detto l’ala di Golden State, prima di aggiungere un’ultima frase rivolta (non troppo velatamente) sempre agli Heat: “Il quadro che hanno voluto dipingere non è completo, e lo sanno. Sanno quello che hanno fatto. Ma non mi va neppure di entrare nei dettagli. Devi dipingere qualcuno come il cattivo? Bene, accetto di fare io il cattivo, non mi fa nessuna differenza. Ma ora sono qui [a Golden State]: e ho voglia di giocare”. Stanotte, a mezzanotte e mezza, su Sky Sport Max, lo spettacolo della sfida tra Miami e Golden State è tutto da seguire: e domani la partita la si trova nell'arco di tutta la giornata su Sky Sport NBA con il commento di Alessandro Mamoli e Tommaso Marino
