Italrugby, 5 cose da imparare dal k.o contro l'Australia

Rugby
Una meta dell'Australia nella vittoria 50-20 sull'Italia (Foto Getty)
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Contro una delle favorite della prossima Coppa del Mondo, gli azzurri hanno mostrato tutti i loro limiti nell'organizzazione difensiva. Il ct Brunel dovrà lavorare sulle mischie e i placcaggi. Nel prossimo match contro Figi è attesa la riscossa  

di Antonio Raimondi

Cinque cose che abbiamo imparato dalla lezione che l'Australia ci ha dato all'Olimpico di Torino con un cinquanta a venti davvero doloroso.

Nello sport professionistico non si può improvvisare, soprattutto quando ti confronti con una delle prime squadre del mondo. Abbiamo passato la settimana di preparazione con il proposito di rallentare l'attacco australiano nei punti d'incontro. Concetto corretto, quanto banale e difficile da realizzare. "Bisogna vedere come gli italiani proveranno a rallentare l'uscita della palla" ha detto il capitano australiano Ben Mowen, che evidentemente aveva fatto i conti con l'arbitro Glen Jackson, neozelandese con la priorità di lasciare "pulita" l'area del breakdown.

Ogni mischia è una storia diversa. Doveva essere il punto debole dell'Australia e invece siamo stati noi a non essere all'altezza. Il cambio del procedimento d'ingaggio sembra aver de-potenziato il nostro pack. La soluzione è da ricercarsi nel lavoro e nell'organizzazione. L'impressione dalla tribuna è di una mischia che ha passato poco tempo insieme.

Jacques Brunel ha sottolineato che la difesa è andata male. Ogni organizzazione difensiva non può prescindere dalla responsabilità individuale. Ogni giocatore deve giustificare con la prestazione, l'essere su una ribalta tanto importante. Il placcaggio, vincere la collisione, è il banco di prova per meritarsi la maglia, ieri troppo spesso abbiamo subito e non possiamo credere alla storia della differenza fisica.

L'Australia tra due anni sarà una seria candidata alla vittoria nella Coppa del Mondo. Ewan McKenzie ha a disposizione enorme talento e sta provando a costruire una struttura capace di sfruttare le qualità di Quade Cooper, ma allo stesso tempo, ha la copertura di un piano B con Tomua e Leali'ifano e si è tolto dalle scatole James O'Connor, per ora considerato irrecuperabile. C'è di più, è un gruppo che ha armonia fuori dal campo e deve portare la stessa gioia, lo stesso spirito in campo.

Per finire, la nota positiva azzurra delle tre mete segnate con il capolavoro che ci ha dato l'effimero dieci a zero. Ha ricordato la meta di Parisse alla Francia nell'ultimo Sei Nazioni, ed è indicatore dell'abilità di Jacques Brunel nel liberare la testa degli azzurri che finalmente, quando c'è la possibilità, ora sanno anche contrattaccare. Non dobbiamo però dimenticare di mettere le fondamenta al nostro gioco e fin da sabato prossimo con Figi ci attendiamo un netto miglioramento.