Il provino di Kaepernick e la follia di Garrett

Sport USA
Massimo Marianella

Massimo Marianella

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Settimana violenta in NFL! Più della solita fisicità in campo. E’ stata una settimana di discussioni e di amarezza ancora prima che la week 11 iniziasse davvero. Hanno tenuto banco la squalifica di Garrett e il “provino” di Kaepernick più di quanto non sia parlato della rivincita del Super Bowl 52 tra Patriots ed Eagles o della sfida tra 2 dei quarterback giovani più forti e “coinvolgenti” della Lega: Lamar Jackson e Deshaun Watson. Un peccato

Kaepernick, provino o comizio politico?

Si è parlato di politica e di aule di tribunale per due vicende che stanno tenendo banco da giorni nei notiziari e nei talkshow nazionali, in un certo senso aumentando la popolarità della Lega, ma nella direzione sbagliata. La faccenda Kaepernick è quasi grottesca. L’ex QB dei San Francisco 49ers è fuori dalla NFL da quasi 3 anni e per colpe non sue. E’ il giocatore che ha iniziato la protesta di non alzarsi (ma metter un ginocchio a terra) durante l’inno nazionale. Lo hanno seguito in tanti, ma come simbolo di quella protesta ha pagato solo lui. Una delle etichette peggiori da queste parti: bollato come Anti-americano. Vittima del bigottismo e del politically correct. Inutile la sua spiegazione. Corretta e legittima. “Mai protestato contro l’America o la bandiera. Questo Paese è famoso per la libertà, l’indipendenza e la giustizia per tutti e adesso non è per tutti. Quando la bandiera, dopo dei cambiamenti, rappresenterà quello che deve mi alzerò”.

La protesta di Kaepernick e compagni durante l'inno americano prima di una partita dei 49ers nel 2016
La protesta di Kaepernick e compagni durante l'inno americano prima di una partita dei 49ers nel 2016 - ©Getty

Una posizione forte. In difesa dei neri e delle reazioni a volte eccessive della polizia su di loro. Lo sport negli Stati Uniti è nella maggior parte gestita da proprietari bianchi che rispondono a investitori, sponsor e una tifoseria “legati alla bandiera e alle tradizioni”. I 49ers hanno rilasciato Kaepernick e nessun’altra squadra lo ha contattato neanche per un posto da back up o una chance a un training camp. Non è Joe Montana, Dan Marino o Tom Brady, ma stiamo comunque parlando di un QB che ancora oggi è il 6° nella percentuale TD-intercetti davanti a Derek Carr, Drew Brees e Matt Ryan. Un giocatore che in carriera ha sommato 72 TD pass a fronte di 30 intercetti, 12,271 passing yards, 13 rushing TD con 2300 yards corse portando i 49ers a giocare un Super Bowl e 2 NFC Championship. Forse ce ne sarebbe a sufficienza per una chance in campo, ma nessuna franchigia ha voluto rischiare la reazione della parte più nazionalista dei propri tifosi.

Le immagini del provino

Dopo 3 anni la NFL ha però concesso e organizzato sabato un workout a Kaepernick come audizione per le squadre. Una sorpresa e in un certo senso una mano tesa. Il giocatore ha scelto Atlanta e la NFL ha organizzato l’utilizzo delle facilities dei Falcons, la struttura medica e quella tecnica (bevande, abbigliamento e riprese video). La Lega ha poi invitato tutte le franchigie per l’audizione e 24 tra loro hanno risposto positivamente. Quando Kaepernick ha saputo però che non ci sarebbe stata la stampa, all’improvviso ha fatto marcia in dietro pensando ad un’imboscata e ha spostato la location in un campo universitario ad una quarantina di minuti da quello dei Falcons. A quel punto la stampa è stata ammessa (anche se poi curiosamente Kaepernick ha praticamente recitato un comunicato, ma non risposto alle domande), ma sono rimaste in 8 le squadre presenti per vederlo lanciare ed intervistarlo. Una gestione del tutto molto deludente. Se Kaepernick ha pensato dal primo momento che quella della Lega fosse un’imboscata non avrebbe dovuto accettare l’intera organizzazione. Se il suo intento era puramente sportivo, di voler dimostrare che quarterback è ancora in grado di essere allora avrebbe solo dovuto mettersi in gioco e basta. In ogni caso la gestione sua e del suo entourage deludente. Il suo statement finale regalato ai media solo un guanto di sfida, quasi una minaccia e la sua esibizione agonistica nella media.

Fino a questo punto Kaepernick era certamente la vittima di una situazione distorta dalla percezione pubblica, dal weekend francamente difficile non pensare che non volesse sfruttare l’occasione per rientrare nella Lega, ma solo reiterare un punto. L’NFL in questo caso ha fatto almeno formalmente tutto quello che doveva, Kaepernick è apparso più come un uomo politico che un giocatore in cerca di un contratto e di una squadra. Fuori dal campo intanto c’erano due schieramenti di fan con vari cartelli pro e anti. A distanza, tra questi, pure LeBron James, da sempre apertamente schierato con lui, che ha pubblicato un tweet molto chiaro. Alla fine di una giornata molto tesa, la NFL ne esce come lega benissimo mentre per una franchigia prendere Kaepernick ora, questo Kaepernick, sembra sempre più un rischio che un vantaggio agonistico.

La follia di Garrett

Incredibilmente più della vicenda Kaepernick, una di quelle che per risvolti razziali e politici appassiona molto l’opinione pubblica statunitense, si è però parlato del Thursday night. Cleveland. Partita tra Browns e Steelers finita nel punteggio e praticamente anche sul cronometro. Ultimo snap. Il QB di Pittsburgh Mason Rudolph subisce l’ennesimo sack e reagisce provando ad impugnare il casco del defensive end avversario Myles Garrett che lo aveva steso. Risultato, non solo non c’è riuscito, ma Garrett gli ha strappato dalla testa il suo di casco e glielo ho sbattuto con forza sulla testa generando non una scontata rissa in campo, ma anche una reazione a fine gara e nei giorni seguenti senza precedenti.

Il video della casco contro Rudolph

Opinionisti, molti dei compagni di squadra di Rudolph, altri giocatori della Lega hanno invocato addirittura l’intervento della polizia e una causa per aggressione. L’NFL è intervenuta rapidamente, già al venerdì mattina, multando 10 giocatori coinvolti (tra cui Rudolph) e sospendendone 3 e tra questi ovviamente il numero 95 dei Browns a tempo indeterminato e certamente per tutta la stagione. Garrett in un certo senso è stato anche fortunato perché quel colpo sferrato in un momento di cieca rabbia agonistica avrebbe davvero potuto causare conseguenze anche irreparabili per Rudolph (tra l’altro appena uscito da una concussion), ma invocare l’aggressione penale davvero troppo. Ha fatto appello, in settimana incontrerà il Commissioner Roger Goodell e la speranza dei Browns è che il loro talentuosissimo difensore, prima scelta assoluta del draft 2017, possa rientrare la prossima stagione. Non garantito, ma le sue dichiarazioni di pentimento e il suo talento potrebbero aiutare. Tra l’altro davvero non è la stagione di Garrett che un’aggressione vigliacca a metà ottobre l’aveva subita ad un semaforo a Cleveland, quando con la scusa di chiedergli un autografo, un tifoso (certamente di una squadra avversaria) gli aveva fatto tirare giù il finestrino e con Garrett legato dalle cinture di sicurezza gli ha sferrato un punto prima di scappare. Non la sua annata decisamente, ma Garrett ha troppo fisico e talento difensivo per non dimenticare tutto questo e tornare protagonista. Far dimenticare sarà un processo più complesso.

WEEK 11 - RISULTATI E CLASSIFICHE

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