Michael Thomas, sulla strada verso la gloria

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Massimo Marianella

Massimo Marianella

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La storia del ricevitore dei New Orleans Saints, dei suoi inizi, dell'origine dell'esultanza mostrando i bicipiti. Un campione che sta riscrivendo record su record in NFL

Nella NFL c’è un ruolo che si stacca nettamente dagli altri per responsabilità e onori. Il quarterback. E’ sempre stato così e certamente sarà sempre così. Nella storia ci sono stati gradi ricevitori come Jerry Rice, fantastici running back come Jim Brown o Barry Sanders, difensori straordinari come Bruce Smith, Reggie White, Ronnie Lott o Deion Sanders eppure quando si sfoglia la storia della NFL emergono le foto di Joe Montana, Tom Brady, Dan Marino, Brett Favre, Roger Staubach, Bart Starr, Johnny Unitas. Sempre loro, i quarterback. L’immagine della Lega. Vero, senza la linea di difesa a proteggerli, i running backs ad aprirgli spazi per i lanci e i ricevitori a raccoglierli non sarebbero niente, ma comunque gli uomini copertina restano sempre loro. Non fa eccezione questa stagione quando si parla di MVP. Lo dicono chiaramente le quote dei bookmakers. Al momento superfavorito Lamar Jackson offerto a 7-5 poi Russell Wilson 2-1 Aaron Rodgers 9-1 con a ruota Pat Mahomes e Dak Prescott con la quota di 10-1. Solo QB!!!! E gli altri?

Michael Thomas, l’uomo dei record

Incredibile francamente che in questa lista di favoriti non ci sia il nome di Michael Thomas, fantastico wide receiver dei New Orleans Saints. Numeri da fantascienza, record riscritti nella storia NFL e prestazioni che stanno portando, ancora una volta i Saints dritti alla post season. Niente pubblicità, pochissime apparizioni in televisione extra campo e poche parole regalate ai media, se non via social, non aiutano l’immagine. Ma di sostanza dietro quel numero 13 in maglia nero-oro ce ne è tantissima. Primo giocatore della storia NFL con 90 o più ricezioni in ognuna delle prime 4 stagioni da professionista (contando ovviamente quella attuale), ha impiegato solo 56 partite per arrivare a 400 ricezioni e nessuno è stato più rapido di lui ad arrivarci. A Randy Moss ci sono volute 5 stagioni ed al divino Jerry Rice addirittura 6. Incredibilmente ha superato le 400 ricezioni nella sconfitta (una delle 2 stagionali) contro i Falcons peraltro in un match in cui ha ricevuto 13 dei 14 passaggi che gli sono stati indirizzati per un totale di 152 yards. Un record lo ha già riscritto, ad altri due potrebbero arrivare a fine stagione. Finora ha totalizzato, con una media anche questa fantastica dell’83% di passaggi ricevuti, 104 ricezioni per 1242 yards. Se dovesse mantenere questa media fino alla fine della stagione regolare arriverebbe a 150 ricezioni e 1825 yards e cancellerebbe il record attuale di Marvin Harrison dei Colts con 143 nel 2002 e sfiorerebbe quello di yards di Calvin Johnson dei Lions stabilito nel 2012 con 1964.

Il wide receiver più pagato di sempre

A questi in campo ha aggiunto in estate anche un altro record quello di essere diventato il ricevitore più pagato della storia. Dopo un piccolissimo hold out di soli 6 giorni è tornato al lavoro dopo aver firmato un contratto di 5 anni per $96,25 milioni di dollari, di cui $61 milioni garantiti, che con gli incentivi e bonus possono arrivare alla cifretta tonda, tonda di $100 milioni superando comunque quello precedente di $90 milioni di Odell Beckham Jr. Eppure il suo percorso non è sempre stato così facile, nonostante il talento e il fatto di essere il nipote di una leggenda di questo sport come Keyshawn Johnson. La chiave non è stata nessuna di queste situazioni, ma come spesso accade per gli atleti e gli uomini di carattere, un rifiuto, un mezzo fallimento.

Keyshawn Johnson e il nipote Michael Thomas
Keyshawn Johnson e il nipote Michael Thomas

L’origine dell’esultanza

Alla Taft High School al primo anno si è ritrovato spesso in panchina, quasi sempre non considerato. A quella età i ragazzi più facilmente fanno spallucce, danno la colpa al coach e pensano a godersi l’estate. Michael no! Proprio in quel momento ha cominciato a ragionare da professionista, si è chiuso in palestra, ha lavorato duro, ogni giorno sul campo e ha convinto coach Matt Kerstetter a dargli una chance. Grande stagione quella successiva e pure al piano superiore praticamente non ha fatto nessun effetto. Scarsissimo interesse dei College più importanti e la grande delusione che, nonostante l’unica sponsorizzazione in carriera del prestigioso zio, le due Università leggenda del suo Stato della California, USC e UCLA, alla fine hanno deciso di non chiamarlo. Proprio mentre stava pensando a tutt’altra carriera nell’Accademia Militare è arrivata una telefonata finalmente prestigiosa: l’offerta di scholarship da parte di Ohio State. Neanche il tempo di festeggiare che il leggendario coach Urban Mayer gli comunicava che però per lui il primo anno sarebbe stato da Red Shirt. In sostanza allenarsi, ma nelle partite stare a guardare. Uno schiaffo. Forte. L’ennesima motivazione però per uno col suo carattere. Lì è nata l’abitudine di festeggiare in allenamento i TD, quasi per sfida, con i bicipiti in bella mostra.

La tradizionale esultanza di Thomas
La tradizionale esultanza di Thomas

#cantguardmike

Con i muscoli, la rabbia e la costanza si è aperto la strada per essere titolare e da quel momento non si è più fermato. “Mai sottostimare una persona che ha qualcosa da dimostrare” è stato il suo commento all’epoca prima di auto-concedersi su Twitter anche l’hashtag #cantguardmike. Un nomignolo che andava benissimo con i muscoli in primo piano dopo un TD e soprattutto con una leggendaria meta con la maglia dei Buckeyes per firmare una vittoria al playoff contro i rivali di sempre di Alabama. Ha lasciato Ohio State dopo 39 partite 113 ricezioni 1602 yards e 18 TD. Ancora una volta però non è stato (incredibilmente) una prima scelta. Nel Draft del 2016 sono stati 5 i wide receivers scelti al primo giro, lui al secondo, ma con la chiamata giusta per la sua carriera. New Orleans! I Saints vogliono dire Drew Brees e uno stile di gioco quello di Sean Payton che esalta i ricevitori e per lui è stato perfetto. Col numero 9 è scattato subito un feeling agonistico importate e i risultati sono chiarissimi.

Michael Thomas e Drew Brees
Michael Thomas e Drew Brees

Frail

Brees di lui dice che a Metairie, dove c’è il loro campo di allenamento, la sua etica del lavoro sia superiore anche alle sue ricezioni in partita, ma fondamentale per la sua definitiva esplosione come miglior ricevitore assoluto nella NFL è stato proprio trovare un QB come il numero 9. Con lui negli anni precedenti tanti hanno reso al massimo della loro carriera. Robert Meachem che ha avuto una media di 43 ricezioni, 660 yards e quasi 7 TD dal 2009 al 2011, Lance Moore nel 2012 con 65 ricezioni 1041 yards o Jimmy Graham con una rispettabilissima media di 89 ricezioni 1099 yards e 11,5 TD a stagione dal 2011 al 2014. Numeri che poi non hanno mai ripetuto lontani da New Orleans quando hanno smesso la maglia nera col giglio d’oro. Chiaro che Brees sia un aiuto pazzesco, ma non c’è ricevitore che ne esalti al tempo stesso meglio le caratteristiche di Thomas. Rapido, mani sicure, attacca la profondità (con Brees un imperativo), ma non ha paura del traffico e dei contatti nello slot. Sono lontani i tempi in cui lo zio Keyshawn Johnson, probabile futuro Hall of Famer, lo chiamava nel giardino di casa quando era lui a lanciargli il pallone “Frail”. Fragile, gracile come un ossicino di pollo. Essere stato tosto è stata invece la sua forza. Quella che lo ha portato ad essere un numero 1. “I found a way” è la frase (tra le poche che regala) che ripete spesso. Sì! Ha trovato la sua strada. Quella della gloria.

WEEK 12 - RISULTATI E CLASSIFICHE

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