11/9, Mike Piazza e quel fuoricampo che emozionò gli Usa

11/9

Michele Gallerani

Venerdì 21 settembre 2001, appena dieci giorni dopo il tremendo attacco al World Trade Center, a Flushing Meadows l'italo-americano leggenda del baseball fu autore di un gesto che per l'America rappresentò il simbolo della risalita e del riscatto. Oggi Mike Piazza onorerà le vittime e i soccorritori dell'11 settembre per un tributo speciale

È bastato un giro di mazza a Mike Piazza per diventare l’eroe della rinascita. Uno swing uguale a milioni di altri di swing per i quali, nei 33 precedenti anni di vita, quel giocatore, nato a Norristown in Pensylvania, da genitori originari di Sciacca, aveva continuato a esercitarsi con abnegazione e maniacalità.

Quel giro di mazza, arrivato alle 22.28 di venerdì 21 settembre 2001, sul piatto di casa base dello Shea Stadium, a Flushing Meadows, nel Queens (NYC) è un gesto che non solo è entrato di diritto nella storia del baseball, ma rappresenta la storia d’America.

Solo 10 giorni prima, New York, la Grande Mela, la città più cosmopolita del pianeta, la città che ti fa sentire cittadino del mondo, ma che rappresenta l’essenza degli Stati Uniti, era stata colpita dal tremendo attacco al World Trade Center. Da quel martedì mattina l’America, che per la prima volta era stata colpita nel suo cuore pulsante (un attacco drammatico e inaspettato, quasi peggio di quello subito durante la Seconda Guerra Mondiale a Pearl Harbor), si era fermata, vivendo un senso di impotenza e stupore, dolore e vulnerabilità. Tutto ciò che per una decina giorni era stato importante era il tentativo di lenire il dolore di coloro che avevano perso parenti, amici, famigliari, semplici conoscenti, nel crollo delle Torri Gemelle.

Tra coloro che avevano contribuito e partecipato alla raccolta fondi, avevano passato le loro giornate nel tentativo di portare sollievo alle famiglie delle vittime e avevano cercato di far sì che la popolazione cominciasse a reagire, c’erano i giocatori di baseball di entrambe le squadre di New York, gli Yankees i Mets. Perché anche il baseball, dopo quell’11 settembre, si era fermato, come solo due volte era accaduto nella quasi centenaria storia della Major League fino a quel momento (per motivi diversi accadde nel 1904 e nel 1994, ma quelle sono tutt’altre storie). Nel Paese della spettacolarizzazione di tutto, del classico andiamo “the show must go on”, per una volta non si era esitato un solo secondo a bloccare tutto, anche il national past-time.

Poi arrivò quel 21 settembre e quell’istante poco prima delle 10.30 PM di un venerdì; il primo venerdì del ritorno alla normalità. Il primo giorno, da una decina a quella parte, in cui il parcheggio dello Shea Stadium si riempiva di automobili di tifosi e non di camion provenienti da tutta l’America con gli aiuti per le persone che erano state colpite da quel dramma. Tifosi che, finalmente, erano giunti per provare a ripartire, a riscattarsi, ad uscire da quello stato di impotenza e torpore.

Quell’istante rimarrà sempre scolpito nella storia come IL MOMENTO della rinascita.
Quell’istante ha a che fare con lui, Mike Piazza. Un giovane giocatore di baseball, italo-americano (che qualche anno dopo entrerà anche nella Hall of Fame come il ricevitore con il maggior numero, 396, di fuoricampo battuti occupando quel ruolo difensivo), che per i veri eroi dell’11 settembre, medici, paramedici, primi soccorritori, poliziotti, vigili del fuoco che si buttarono nel fuoco per salvare altre vite, era diventato a sua volta un eroe.

In campo i NY Mets e gli Atlanta Braves, che giocavano una normale partita di fine regular-season, erano arrivati all’ottavo inning, con i Braves in vantaggio 2-1, ma poi arrivò lui, con il suo giro di mazza, tanto fluido e sciolto, quanto potente e i Mets passarono in vantaggio.

Quella palla spedita sulle tribune all’esterno sinistro, per il fuoricampo della vittoria 3-2 diventò il simbolo della risalita, del riscatto. Non importava essere tifoso dei Mets, dei Braves, o dell’altra squadra della città, gli Yankees, in quell’istante tutta l’America era tifosa di Mike Piazza, perché era lui che aveva ridato la speranza. La speranza, come ama ripetere sempre lui, “che dalla morte e dalla devastazione nasce l’amore. Onorare la memoria di coloro che non ci sono più ci dà la forza di insegnare alle generazioni future che ciò che è accaduto allora non si dovrà ripetere mai più. Io non mi sono mai sentito un eroe. I veri eroi furono coloro che, pur sapendo che sarebbero andati a morire, si gettarono dentro le torri nel tentativo di salvare altre vite”.

Oggi, a venti anni di distanza, Mike Piazza sarà lì, per partecipare alle celebrazioni del ventennale di questa tragedia, per onorare quelle persone. E anche se in questo momento è l’allenatore della Nazionale Italiana di Baseball, che domenica esordirà nel Campionato Europeo contro la Grecia, lui non poteva esimersi dal partecipare all’evento organizzato dalla MLB e dai Mets, che ospitano proprio l’altra squadra di New York, gli Yankees, per onorare la memoria di chi non c’è più. Perché lui, nonostante i Mets abbiano ritirato la sua casacca numero 31 e sia un hall-of-famer, si sente uno di loro: non un eroe, ma uno dei tanti che sarà presente per ricordare i veri eroi. Perché prima di andare in campo con gli azzurri c’è quell’istante da celebrare la memoria di quegli eroi da onorare, perché in quel ricordo c’è l’istante della rinascita.

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