La carriera di Elena Pero
ciao elenaCresciuta nel mito di Tommasi, vinse una selezione indetta dallo stesso Rino, che poi seguì a Telepiù. Quindi le prime telecronache, con Roberto Lombardi e poi con Paolo Bertolucci. E' stata la voce della rivalità tra Federer e Nadal, dell'ascesa di Djokovic fino ai trionfi di Jannik Sinner e di tutto il tennis italiano
"La voce del tennis" non è una definizione di circostanza. Elena Pero non solo lo ha raccontato prima per Telepiù e poi per Sky Sport, ma ne ha anche interpretato lo spirito, fino ad impersonarlo, con la sua voce. Aveva giocato a tennis solo per poco, ma aveva quella visione dello sport, non solo del tennis, che si era costruita sulla competenza. Sul suo essere naturalmente schiva, ma eticamente inflessibile, disponibile ed esigente, passionale, ma senza retorica. Da giovanissima aveva Ivan Lendl come idolo del tennis giocato e Rino Tommasi come mito nel raccontarlo. E così non si era fatta sfuggire l'occasione quando lui, attraverso le pagine della rivista MatchBall, aveva indetto una selezione per trovare dei giovani collaboratori. Era il 1989: dei trenta prescelti ne portò due – fra cui Elena – nella redazione sportiva di Fininvest (quando non si chiamava ancora Mediaset) nel gruppo dei "ragazzi di Tommasi", quelli che avevano – fra l'altro – il compito di aiutarlo nel meticoloso lavoro di raccolta dati per le sue leggendarie statistiche, quando i computer e tanto meno Internet, ancora non aiutavano. Meticolosa per natura, Elena iniziò a seguire Tommasi nei principali tornei, e a curare i servizi sul tennis per i notiziari e le trasmissioni Fininvest. E poi, nel 1991, quando Telepiù, la prima tv a pagamento, si aprì allo sport, Tommasi ne fu il primo direttore ed Elena lo seguì.
Nel giro di pochi anni sperimentò anche le prime telecronache, convincendo tutti che era naturalmente portata per farlo. Asciutta, ma sempre capace di emozionarsi. Passione e professionalità le permisero di crescere, giorno per giorno, accanto a due maestri come Rino Tommasi e Gianni Clerici fino a diventarne la naturale erede quando loro lasciarono le cuffie – in coppia prima con Roberto Lombardi e poi con Paolo Bertolucci. Da quel momento, in 16 anni, Elena ha commentato tutte le finali dei Masters 1000, le Atp Finals da Londra a Torino, Coppa Davis, US Open e poi Wimbledon, il suo "posto del cuore".
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Elena aveva raccontato la prima sfida assoluta fra Federer e Nadal, in una notte di marzo del 2004, quando a Miami il 17enne Rafa sconfisse il fresco nuovo n.1 del mondo. E invece proprio a Wimbledon raccontò l'ultima, 15 anni e 40 scontri diretti dopo, quando un quasi 38enne Federer ottenne il pass per la sua dodicesima finale. Ha fatto meglio del Re, Elena, perché di finali maschili sull'erba londinese ne ha raccontate 14, dal primo Djokovic all'ultimo Federer, fino ad Alcaraz e Sinner. Ecco appunto, Sinner, l'apice della carriera di Elena Pero è coinciso con il momento più glorioso nella storia del tennis italiano e con un campione, Jannik Sinner, così simile a lei per carattere e dedizione. Il racconto di Jannik che solleva di nuovo la coppa, sul Centrale del suo "posto del cuore" è l'ultimo ricordo che Elena ci ha lasciato. La nostra "voce del tennis".