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10 giugno 2011

Nuoto, quei 4 "Italian dolphins" alla conquista della Manica

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Il team degli "Italian dolphins": da sinistra, Walter D'Angelo, Clemente Manzo, Daniele Salamone e Alessandro Orlandi

Quattro amici milanesi tentano la mitica traversata del Canale, affronteranno le forti correnti e l’acqua a 16 gradi con addosso solo il costume, come prevede il regolamento. Se riusciranno, saranno la prima staffetta tutta italiana a compiere l'impresa

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di Cristina Bassi

Il nome c’è già, “Italian dolphins”, il logo è in fieri, lo sta disegnando un amico grafico. La sfida è di quelle da raccontare un giorno ai nipotini: essere la prima staffetta totalmente italiana a fare la traversata della Manica a nuoto. A tentare l’impresa saranno quattro amici di Milano, un poliziotto, un bancario, un disegnatore e un istruttore di nuoto.

“Ci conosciamo da un paio d’anni – spiega Clemente Manzo, agente 32enne originario di Napoli – da allora parliamo di questa avventura un po’ folle. Finalmente ci siamo iscritti ufficialmente e abbiamo superato le visite mediche”. “Da settembre ci stiamo preparando – aggiunge Alessandro Orlandi, 36 anni, impiegato in una banca della prima periferie milanese – e ad aprile ci siamo allenati nel mare Ligure, per trovare la stessa temperatura dell’acqua che ci aspetta nella Manica: circa 16 gradi”. Daniele Salamone, 28 anni, è l’incaricato di sbrigare le pratiche formali, si è documentato nei dettagli sulla traversata. “Le insidie che dovremo affrontare nelle acque scure del Canale? Oltre al freddo, le maree e le forti correnti. Per non parlare delle meduse e delle grosse navi che passano di continuo e gettano in acqua di tutto. Il tratto di mare tra Francia e Inghilterra è tra i più trafficati al mondo”, sottolinea.

Walter D’Angelo, 48 anni, è il veterano del gruppo e il più esperto. È anche l’ideatore della sfida ed è ai suoi corsi che gli altri tre si sono incontrati. “Per chi ama le acque libere e fa traversate – dice – la Manica è l’obiettivo più alto e difficile”. Il lago di Varese attraversato dalla Svizzera al capoluogo lombardo in dieci ore e la doppia traversata dello stretto di Messina in un’ora e 56 minuti sono alcuni dei traguardi raggiunti da D’Angelo. Nel ’97 l’incontro rivelatore con Paolo Pinto, avvocato, il primo italiano a conquistare il Canale nel 1979. “Ero pronto a tentare – ricorda l’atleta –, ho fatto la settimana prevista di ambientamento e la preparazione. Ma è saltato tutto a causa delle condizioni ambientali. Da allora coltivo questa piccola ossessione”. Così sono nati il nuovo gruppo e l’idea di provarci in staffetta. La prima della storia tutta di italiani, nell’anno del 150esimo anniversario dell’Unità.

I “Delfini italiani” nuotano per passione fin da piccoli, nel mare di Posillipo oppure nella piscina comunale sotto casa. Ognuno di loro ha partecipato o partecipa a gare nella sezione “Master” della Federazione italiana nuoto. Partiranno per l’Inghilterra, autofinanziandosi, gli ultimi giorni di agosto. Il periodo favorevole per le traversate infatti è alla fine dell’estate. Tra il 5 e il 10 settembre ogni giorno sarà buono per tuffarsi e nuotare per 35-40 chilometri, in base alla traiettoria determinata dalle correnti. “L’ultima parola sul momento buono per partire spetta al barcaiolo che ci affiancherà. Tutto dipende dalle condizioni climatiche”, spiegano i nuotatori. Il percorso previsto è da Dover, precisamente da Shakespeare Beach, a Calais. La partenza dalla Francia è invece vietata, perché considerata pericolosa. Una barca con a bordo i compagni e un giudice che certifica la regolarità della sfida accompagna gli atleti in acqua. I quattro si daranno il cambio ogni ora, ciclicamente e seguendo sempre lo stesso ordine, come da regolamento. “Prevediamo di impiegare circa 12 ore (il record è di sette ore, ma pochi nuotatori scendono sotto le dieci, ndr) – precisano –. Il primo a partire lo farà al buio, poco prima dell’alba”. Non senza essere andati tutti in pellegrinaggio alla statua di Matthew Webb, il marinaio inglese che per primo, nel 1875, portò a termine l’impresa. Ci impiegò poco meno di 22 ore.

La storia e il mito della traversata della Manica sono affidate alla Channel swimming association. È l’ente che segue i nuotatori e attesta il successo, scrivendo i nomi di chi approda a Calais in un albo d’oro. La lista comprende finora circa 800 persone, tra uomini e donne. Le regole da seguire sono molto rigide. Non è permesso indossare mute, ma solo slip, cuffia e occhialini, né portare lettori Mp3. Si possono solo utilizzare grassi e olii che proteggono dall’acqua fredda. Il nuotatore non può in nessun caso toccare la barca e il cambio con il compagno di staffetta deve avvenire in movimento. Lungo la giornata di tragitto gli atleti sulla barca mangeranno frutta e berranno tè, non è prevista la presenza di un medico a bordo. Perché il traguardo sia ufficialmente tagliato, l’ultimo staffettista deve uscire completamente e in piedi dall’acqua. “Tutti noi vorremmo essere l’ultimo, vedremo. Di certo sventoleremo il Tricolore”, assicurano i Delfini. Possibilità di riuscita? “Non c’è dubbio. Ce la possiamo e ce la dobbiamo fare”.